Momenti di poesia. “PADRE MIGRATORE”, di Sara Incorvaia

padre

“PADRE MIGRATORE”
(Sara Incorvaia)

In questa Notte di Luna Piena
che sembra quasi Un Sole
Ti Penso
io Prigioniera
Tu Padre Migratore.

Profugo dai miei natali
del Mio Saluto al Mondo
Disertore.
Donasti a me la Vita
Clandestino.
Lasciando la Partita,
voltandoti scordasti.
Migrando per il Mondo
Pellegrino.

Quel Giorno io piccina,
Quell’Unica Occasione
che ebbi d’incontrarti,
con troppa esitazione
venisti Tu a cercarmi.
In piedi, Tu impettito,
o forse intimidito,
il busto non chinasti
verso il piccolo Tuo nido.

Io troppo piccolina
non ti riconoscevo,
andando dietro a mamma
mi nascosi nel vestito.
Tu, scuro e risentito,
la prendesti troppo male:
“E le sue braccia al collo?
Che son venuto a fare?”
Andasti via così,
Senza Mai Più Tornare.

Troppi anni son passati
e adesso io ci ripenso…
Papà, ti chiedo scusa!
Ero troppo spaventata!
Se Tu tornassi a casa
vorrei tanto parlarti…
Ti abbraccerei
lo giuro!
Desidero ascoltarti,
anche il Pensiero Oscuro
che volle allontanarti.

Non ti condannerò
non voglio giudicarti.
Perché volesti farlo
io non so.
La Vita è complicata,
già adesso io lo imparo.
E forse più in futuro
lo saprò…

Vorrei solo sapere
se adesso nel vedermi,
un po’ di me t’importa.
Io, come Te, son mora e alta,
Son Nata e son cresciuta.
Non son morta!

La mamma mi ama tanto
celando a me ogni pianto,
eppur qualcosa Sento
che Scava
e Manca Dentro.

Ti prego, Papà, cercami!
Non esser Migratore!
Com’è sentirsi Figlia?
Insegnami a comprendere
da un Padre
Se C’è
Amore.

(Sara Incorvaia, 04 Dicembre 2018)