Daily

di francogavio https://democraticieriformisti.wordpress.com/

Alessandria: La lettura dello scoop giornalistico che fece la scorsa settimana il Daily Mirror (uno dei più venduti tabloid inglesi) sulle condizioni di lavoro delle maestranze Amazon a Tilbury nel Regno Unito ad alcuni di noi non lascia per nulla esterrefatti. Forse, qualche giovane rampante presente nell’ultima Leopolda penserà che si tratti di una delle solite fake news costruite artatamente dagli scherani di Putin o da qualche complottista grillo-leghista per insudiciare il generoso apporto del capitale d’oltreoceano in qualità di creatore di posti di lavoro nella vecchia Europa. Sinceramente, vorremmo anche noi che lo fosse. Purtroppo, il prestigio della stampa britannica, le doti “atletiche” di Alan Selby (l’inviato del Mirror), nonché la documentazione fotografica, complessivamente ci induce a pensare che il tutto corrisponda a verità.  Non ci sarebbe altro d’aggiungere se non una inquietante analogia con il passato.

A metà degli anni 30, George Orwell fu “ingaggiato” da un noto quotidiano britannico affinché svolgesse un’indagine sulle condizioni di vita dei minatori inglesi nella regione industriale delle Midlands. Ne sortì un libro “The Road to Wigan Pier” (La strada che porta al molo di Wigan), ove lo scrittore scozzese non si fece scrupolo di denunciare il degrado in cui viveva la classe operaia del tempo e lo sfruttamento a cui era sottoposta. Ma fu altrettanto severo con quella che lui ritenne “l’indifferenza” dei sindacati e la “spocchia” dei burocrati Labouristi. Il partito reagì in modo furente “censurando” l’opera e ostracizzando Orwell. Lo stesso accadde, sebbene in misura minore, non appena fu pubblicato 1984.

Sfogliando tutta la produzione letteraria e saggistica di questo brillante intellettuale britannico – ora diventato un’icona postuma del Labour Party – molti critici sono giunti alla conclusione che Orwell ritenesse che l’inganno, lo sfruttamento e la sorveglianza, siano le armi attraverso cui i potenti (incluso il comunismo sovietico) correntemente brandiscono per contrastare i valori del socialismo democratico. Oggi, si aggrega alla precedente triade un altro spettro: la robotizzazione. Lo scrittore, morì in solitudine e inascoltato, ma se si dà solamente una scorsa all’articolo che segue si può constatare quanto fosse pertinente il pensiero di Eric Arthur Blair, noto a tutti con lo pseudonimo di George Orwell.

  1. Per visionare foto e documentazione audiovisiva cliccare sul sito del Mirror,http://www.mirror.co.uk/news/uk-news/timed-toilet-breaks-impossible-targets-11587888?ICID=FB_mirror_main

Timed toilet breaks, impossible targets and workers falling asleep on feet: Brutal life working in Amazon warehouse

Alan Selby[1] si fece assumere sotto copertura nel complesso distributivo di Tilbury nell’ Essex, dove le ambulanze vengono regolarmente chiamate e dove I lavoratori corrono il rischio di essere licenziati se non riescono a confezionare almeno due oggetti in un minuto

Solo in una gabbia chiusa a chiave, a 10 piedi dal mio collega più vicino, un robot si avvicina furtivo e spinge verso di me una pila di scaffali. Non ho che nove secondi per afferrare e sistemare un articolo da spedire per l’imballaggio: un obiettivo di 300 articoli all’ora, un’ora dopo l’altra senza tregua. Mentre mi piego sul pavimento e stendo il braccio sopra la mia testa completo un flusso infinito di ordini, il mio corpo non sta più con me.

Benvenuti nel piano di raccolta di Amazon. Qui, mentre le telecamere guardano ogni mia mossa, uno schermo di fronte a me costantemente mi ricorda le mie “unità/ora” e precisamente quanto tempo impiego per ciascuna. Questo è il più grande impianto di confezionamento europeo del gigante online, destinato a distribuire 1,2 milioni di articoli all’anno. In qualità di principale rivenditore del Regno Unito, ha fatturato £ 7,3 miliardi l’anno scorso. Ma un’indagine del Sunday Mirror rivela oggi che il successo ha un prezzo: il travaglio quotidiano dei suoi lavoratori.

Leggi tutto…