GARDELLA visto da Gardella – p. 2°

 

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Memoria sulla Conferenza “Architettura di Ignazio Gardella in Alessandria prima e dopo il secondo conflitto mondiale” tenuta dal prof. arch. Jacopo Gardella per l’inaugurazione della Sede dell’Ordine Ingegneri “Casa Ex Impiegati Borsalino”

ing. Gregorio Marafioti presidente dell’Ordine (2005-2009)

LINK introduttivo → GARDELLA visto da Gardella

Anni ’30 – Abbandono della tradizione e avvento di una nuova architettura basata sulla fiducia nella ragione e sulla certezza del progresso universale.
Architettura accademica e architettura razionalista in Alessandria

Parte Prima: Sede dell’ex-Camera di Commercio e Palazzo delle Poste

Jacopo Gardella inizia il suo intervento mettendo a confronto tre opere pubbliche che, pur essendo quasi contemporanee (anni trenta), presentano differenze enormi, facilmente riscontrabile anche agli occhi di un profano:

da una parte, la sede dell’Ex-Camera di Commercio progettata dall’ing. Chevalley, esempio di architettura accademica, tradizionalista, modellato sugli stili architettonici del passato”. Tra le architetture degli anni ’30 “modellate sugli stili del passato” c’è la “Casa del Mutilato”, sede (ultimo piano) dal 1992 al 2007  dell’Ordine Ingegneri. L’edificio è stato progettato dall’ingegnere alessandrino Venanzio Guerci, autore di numerosi progetti di edifici pubblici non tutti realizzati: curiosamente, tra quelli rimasti sulla carta c’è un progetto per il nuovo “Palazzo Poste e Telegrafi” (1932), poi affidato all’ing. Petrucci;

dall’altra parte, il Palazzo delle Poste progettato dall’ing. Petrucci ed il padiglione del Dispensario Antitubercolare progettato dall’ing. Ignazio Gardella, esempi di architettura moderna, considerata allora di avanguardia, e derivata dalla scuola tedesca del Bauhaus di Weimar, cioè dalla scuola del più ortodosso movimento moderno”.

Palazzo MonferratoA 500Or.jpg

La sede dell’ex-Camera di Commercio progettata dall’ing. Chevalley (anno 1932) è un  “Esempio lodevole di architettura accademica e tradizionalista. Il palazzo adotta forme tratte dal passato e rielabora uno stile barocco-palladiano; ma la sua costruzione in cemento armato – realizzata con pilastri in calcestruzzo, solai in cemento e laterizio, e con doppie murature perimetrali di tamponamento – è realizzata con una tecnica interamente moderna”.

La “Casa del Mutilato” progettata dall’ing. Guerci (1937) è conforme al modello di architettura di regime, contraria ai nuovi orientamenti “esterofili” (Le Corbusier e Bauhaus di Gropius), a cui Ignazio Gardella aveva aderito sin da studente.

“Il rimprovero che facevano i giovani architetti razionalisti agli architetti accademici verteva, tra l’altro, sulla incapacità da parte di questi ultimi di realizzare nuove forme usando nuove tecniche. Le forme rese possibili dall’uso del cemento, dall’impiego dei manti impermeabilizzanti, dalla introduzione delle tapparelle, dal ricorso al vetrocemento, erano forme che la tecnica tradizionale della costruzione – basata su muri portanti continui in mattoni, a sostegno di volte in laterizio o di travi in legno – non avrebbe mai potuto realizzare. Perché, si domandavano i giovani architetti razionalisti, continuare a rifare forme antiche e superate dal momento che le più recenti tecniche costruttive, universalmente usate, consentivano di adottare forme nuove, fino ad allora impossibili da immaginare e da realizzare?”

“Quali fossero queste forme nuove lo si vede nel Palazzo delle Poste(e, più dettagliatamente, nel Dispensario antitubercolare trattato nel prossimo articolo).

Palazzo delle Poste A 500

Il Palazzo delle Poste progettato dall’ing. Petrucci (anno 1938), “bell’esempio di architettura appartenente al movimento moderno razionalista, mostra le nuove forme architettoniche rese possibili dalle nuove tecniche costruttive. La struttura in cemento armato consente di far sporgere i solai verso l’esterno, oltre l’allineamento dei pilastri perimetrali, e quindi di avere una finestra orizzontale continua (detta finestra a nastro), non interrotta dall’ingombro dei pilastri e lunga quanto l’intera facciata. Una simile finestra, è ovvio, sarebbe stato impossibile da aprire in una muratura portante di mattoni pieni.

La impermeabilizzazione della copertura, realizzata con teli di asfalto, consente di abbandonare il tradizionale tetto a falde e di adottare una copertura costantemente piana e priva di gronde. Una simile copertura è impossibile da realizzare usando tegole o lastre di pietra, perché la loro posa deve essere in pendenza onde evitare l’infiltrazione dell’acqua piovana. Il tetto piano raccoglie l’acqua e la scarica a terra mediante tubazioni poste all’interno dell’edificio; a differenza del tetto a falde che porta l’acqua lungo il perimetro dell’edificio e la scarica mediante pluviali posti in facciata. Per questa ragione non ci sono gronde nell’architettura razionalista, mentre compaiono sempre nell’architettura precedente.

L’oscuramento delle finestre, realizzato con tapparelle avvolgibili, consente di ottenere finestre di dimensione molto allungata, fino ad avere una finestra lunga quanto l’intera faccia. Un simile sistema di oscuramento sostituisce le tradizionali persiane la cui massima larghezza non può superare la misura del braccio che si sporge per chiuderla. Questo è il motivo per cui nell’architettura moderna le finestre non vengono affiancate ai due lati dalle consuete persiane, ma si presentano come tagli netti, come aperture nude, come buchi rettangolari ricavati nella superficie della facciata.

La produzione del vetrocemento per l’edilizia consente effetti di illuminazione diffusa che non erano pensabili nell’architettura tradizionale”.

Tali effetti si riscontrano anche nel Dispensario Antitubercolare – p. 3° (anno 1938), a cui sarà dedicato il prossimo articolo.
LINK →  GARDELLA visto da Gardella – p. 3°

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