Oggi vorrei ricordare una figura notoriamente incisiva nel panorama dell’incisione italiana nel XVI secolo: Agostino Carracci. Nato a Bologna il 16 agosto 1557, morì a Parma il 23 febbraio del 1602.  

La sua esperienza pittorica si basò sulla formazione in ambiente tardo manieristico bolognese, imparando, in giovane età, anche l’arte dell’incisione.  

Fu autore di circa trecento incisioni.  Ebbe come maestro, intorno alla fine degli anni Settanta, Domenico Tibaldi, presso il quale copiò le opere di Cornelis Cort assimilandone lo stile. 

I suoi soggiorni a Parma e a Venezia hanno lasciato nella sua formazione delle forti suggestioni e un’abitudine quasi connaturata al colorismo. Particolarmente importante fu la sua attività a Venezia dove incontrò Paolo Veronese e il Tintoretto. 

Nel 1954, si recò a Roma per decorare Palazzo Farnese e qui venne in contatto con l’incisore olandese Hendrick Goltzius. Con Agostino, nel panorama dell’incisione, ci fu una svolta determinante in quanto per la prima volta il problema della resa grafica del colore assunse un’importanza determinante.

Egli riuscì a condurre l’incisione di riproduzione ad un punto che rasentava la perfezione tecnica, sempre più vicino all’originale. Riuscì inoltre a dare all’incisione definita accademica, un suo respiro interno, grazie a una studiatissima, ma insieme spontanea verità del mezzo. 

Molti critici concordano nell’affermare che alcuni suoi fogli sono descrittivi, o addirittura pletorici, ma nell’insieme della sua opera incisoria, troviamo un’ apertura ad una dinamica positiva e innovativa. 

Nei ritratti ebbe invece un ruolo magistrale e qui possiamo ricordare il famoso Ritratto di Tiziano (1587).

Nel 1586 egli consegnò la Pala con la Madonna con Bambino e Santi una delle sue prime opere pittoriche di cui possiamo essere certi di  sicura datazione. Tra il 1590 e il 1592 prese parte ad un opera collettiva con il fratello e il cugino: Storie della fondazione di Roma. Verso il 1593 iniziò il suo capolavoro Comunione di San Gerolamo, ora conservato presso la Pinacoteca di Bologna.