La recensione di “Letarghya “, di Andrea Di Bartolo, a cura di Lia Tommi

Letarghya è il nuovo poliziesco fantascientifico di Andrea Di Bartolo.
Scrivere Letarghya, per lui, è l’inizio di un percorso che ha come obiettivo ultimo la produzione del lungometraggio tratto dallo stesso romanzo.

Il romanzo deriva dalla sceneggiatura di un cortometraggio finalista ad un importante concorso nazionale “Best Short” indetto dalla importante rivista di settore Best Movie e dalla Inside di Luca Argentero, ed è stato anche in finale negli Stati Uniti alla “Back in the box competition 2016“, organizzato dalla Fernleif Productions.
Partendo proprio da quelle pagine, l’autore ha voluto espandere l’universo così creato ed esplorare più approfonditamente i personaggi e le loro storie personali, cercando di regalare al lettore l’impressione di non leggere soltanto un romanzo ma di vedere un film, che è il fine ultimo per cui Letarghya è stato scritto.

Le vicende narrate nel romanzo sono ambientate nel prossimo futuro, quando la razza umana verrà modificata geneticamente da un nuovo tipo di farmaco l’LW426 e sottoposta a periodi di letargo forzato di 6 mesi. Il tutto per poter sfruttare il meno possibile le ridottissime risorse naturali del pianeta terra. Letarghya è la storia di Jonathan Bane, un poliziotto addetto al recupero degli umani in fuga dal loro stato artificiale di letargici, che si imbatte in un’organizzazione terroristica dalla cui sconfitta dipende il destino dell’umanità.
Una terribile verità sul presente e sul futuro della razza umana si nasconde però dietro le folli gesta architettate dal loro leader, il Dottor Arnold Kilman.

Si tratta di un romanzo mozzafiato, che ti tiene incollato alle pagine, in cui si susseguono descrizioni dettagliate di strumenti di tecnologia avanzatissima ( dal trasporto superveloce al riconoscimento facciale e del DNA), eventi cruenti, e contemporaneamente permeato di sentimenti, esperienze, ricordi, emozioni, profondamente umani.

Difendere il libero arbitrio, proteggere la vita ad ogni costo, appare l’ obiettivo fondamentale.

Intense le immagini dei luoghi di divertimento, pieni di luci e colori, che l’avvento del letargo indotto ha ridotto a una chimera, trasformandoli in regno del silenzio, della ruggine e della rabbia.

Il linguaggio, particolarmente crudo, scuote l’anima , coinvolgendo il lettore nei sentimenti di disperazione, celati dal comportamento scettico e ” cattivo ” , di molti personaggi, apparentemente disumanizzati.

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