LA SOLITUDINE DELLO STARE INSIEME, di vittoriano borrelli

Ci sono proverbi o aforismi che c’insegnano il senso della misura e della moderazione. Per Aristotele, ad esempio, “è bene, nella vita come ad un banchetto, non alzarsi né assetati né ubriachi.” Concetto ripreso qualche secolo dopo da Epitteto, secondo il quale “se si oltrepassano i limiti della moderazione, i più grandi piaceri cessano di esserlo.”

LA SOLITUDINE DELLO STARE INSIEME

Sono massime o consigli del buon padre di famiglia che dovrebbero essere sempre seguiti, soprattutto quando si tratta di scardinare cattive abitudini o comportamenti di mal costume.  Come ad esempio l’uso dei social che ormai sta dilagando a dismisura fino ad impadronirsi, in casi estremi, del nostro stesso stile di vita. Persino Papa Francesco è intervenuto recentemente ammonendo l’utilizzo distorto di questi strumenti che ci rendono “più social e meno sociali”.

La virtualizzazione  delle relazioni, sempre più spinta ai massimi sistemi,  pare essere la risposta ad un disagio e senso di inadeguatezza che si avverte nella realtà e nella fisicità dei rapporti. Le ultime storie di ordinaria follia cui abbiamo assistito negli ultimi tempi ne sono una spiacevole riprova: la Pamela Prati dello spettacolo e la sua manager Eliana Michelazzo ci hanno regalato uno spaccato di immaginario collettivo da far venire i brividi anche al più collaudato autore del genere horror, Stephen King.

La Prati s’è inventata un matrimonio da favola con un tale, Marco Caltagirone, che poi si è scoperto inesistente. La Michelazzo invece, con la complicità dell’altra Pamela, tale Perriciolo, ha creduto di essere sposata da ben dieci anni con Simone Coppi, altro bello e impossibile, salvo rendersi conto all’improvviso di averlo fatto solo virtualmente.

Sono storie grottesche che devono tuttavia farci riflettere perché sono foriere di una pericolosa tendenza di costume che è quella di staccarsi dalla realtà e di proiettare nell’immaginario i desideri e le aspettative deluse. Un problema serio di incomunicabilità nel mondo reale che è l’anticamera della solitudine dello stare insieme.

Costa fatica ed impegno conoscersi, così che quando non si ha voglia di farlo si preferisce percorrere strade più comode e facili che l’era “internettiana” dei nostri tempi offre a tutti a titolo gratuito.

Dalla paura di restare delusi al desiderio di trovare un palliativo per non ricaderci il passo è breve: non ci s’innamora più guardandosi negli occhi e cogliere il battere delle ciglia come segno della vitalità di uno sguardo.

Oggi è più facile affidarsi all’immutabile espressione di una fotografia che ci sorride per sempre, alle parole dosate e controllate che desideriamo sentirci dire e sulle quali coltiviamo i nostri sogni di carta prima che il vento della realtà ce li porti via.

Più comodo rifugiarsi nell’amore virtuale anziché restare avvinghiati nelle ganasce della solitudine dello stare insieme che procura solo dolore e lontananza.

E polvere.

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