LE PAROLACCE, di Silvia De Angelis

parolacce-onestà

Spesso negli elaborati e nelle poesie in vernacolo troviamo delle espressioni scurrili, anzi vere e proprie parolacce, che potrebbero apparire offensive, derivanti dall’avita tradizionalità linguistica della  Roma dei Papi, in cui la popolazione più semplice si esprimeva in un linguaggio italiano assai pesante.

Essi trascuravano di usare  attributi sinonimi e alternative concettuali, manifestando una semplicità espressiva di utilizzo verbale che è tipica del bagaglio culturale della popolazione della strada.

Spontaneità assoluta e totale mancanza di inibizioni affidano all’espressione una particolare ricchezza, marcando la sonorità della parola e, imprimendo alla stessa, un contesto più simbolico.

Pertanto nel dialetto romanesco la parolaccia, generalmente, non si riferisce al suo significato letterale, ma assume un senso di praticità, accettato.

Così è normale che una madre che chiami il figlio : ” a fijo de ‘na mignotta”, senza sentirsi minimamente coinvolta in prima persona, affidi all’insulto un semplice rafforzativo del richiamo.

chierichetto

ER CHIERICHETTO

Quanno ariveno ‘e feste commandate er paroco

de ‘sta diocesi fra ‘na parabbola e ‘na predica

fa venì er latte a ‘e ginocchia a tutti li fedeli

che se nun s’addormeneteno, poco ciamanca

Er chierichetto stufo pure lui de sta a sentì

tutti ‘sti sermoni der prete linguacciuto decide

de faje ‘no scherzetto. ‘N ber giorno de niscosto

fa ‘a pipi ner calice santo ar posto der vino

Er sacerdote, ‘gnaro, se fa sta bevuta e dopo

avè ‘nghiottito quer netare d’obbrobbrio nun

je vengheno più ‘e parole. Zagaja a mezza bocca

e ‘ntontito nun riesce a capì che s’è mannato giù

Nun je rimane che dà congedà ‘a gente che

de corsa s’è ammucchiata de fora dar sagrato

Prendeno ‘ngiro quer prete che tartaja felici de

essese resparambiati ‘sta gran rottura de cojoni

IL CHIERICHETTO (Traduzione)

Quando arrivano le feste comandate il parroco

di questa diocesi fra una parabola e una predica

fa annoiare tutti i fedeli

che se non si addormentano, poco vi manca

Il chierichetto stanco anche lui di ascoltare

tutti i sermoni del prete logorroico decide

di fargli uno scherzo. Un bel giorno di nascosto

fa la pipì nel calice santo al posto del vino

Il sacerdote, ignaro, beve e dopo

aver inghiottito quel nettare cattivo non

riesce più a parlare. Tartaglia  malamente

e intontito non riesce a comprendere cosa ha inghiottito

Non gli rimane che congedare i fedeli che

Veloci si sono ammucchiati fuori del sagrato

Prendono in giro quel prete che tartaglia felici

di essersi risparmiati quella noiosa predica

@Silvia De Angelis

9 pensieri riguardo “LE PAROLACCE, di Silvia De Angelis

  1. Molto divertente ed ironica la poesia, d’altronde, il vernacolo romano si presta a questa ironia bonaria e alla scansonatura delle situazioni per sdrammadizzarle, strappando al lettore una risata. Versi apprezzati, complimenti!

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