L’EROTISMO  NEL  “CANZONIERE”  DI  PETRARCA, recensione di Elvio Bombonato

L’EROTISMO  NEL  “CANZONIERE”  DI  PETRARCA, recensione di Elvio Bombonato

220px-Francesco_Petrarch_by_Justo_de_Gante

– Con lei foss’io da che si parte il sole,

e non ci vedesse altri che le stelle,

sol una notte, e mai non fosse l’alba;

(sestina, XXII)

– Deh or foss’io col vago della luna

Addormentato in quai che verdi boschi,

e questa che anzi vespro a me fa sera,

con essa e con Amor in quella piaggia

sola venisse a starsi ivi una notte;

e il dì si stesse e il sol sempre nell’onde.

(sestina,  CCXXXVII)

– Voglia mi sprona, Amor mi guida e scorge,

piacer mi tira, usanza mi trasporta,

speranza mi lusinga e riconforta…

regnano i sensi e la ragion è morta;

de l’un vago desio l’altro risorge.

(sonetto CCXI)

  L’alma, nutrita sempre in doglia e in pene…

Contra il doppio piacer sì inferma fu,

che al gusto sol del disusato bene,

tremando or di paura or di speranza,

d’abbandonarmi fu spesso entra due.

(sonetto CCLVII)

A scuola ci dissero che l’amore, inventato, di Petrarca per Laura fosse platonico e spirituale.  Bugia.  Dai commenti dei più prestigiosi petrarchisti (Enrico Fenzi, Marco Santagata, Rosanna Bettarini; Leopardi elegantemente sorvola) emerge  “esplicita la natura sensuale dell’amore per Laura, espressa con accenti inequivocabili “(Marco Ariani).  Nella prima sestina Petrarca scrive che desidererebbe passare da solo con Laura la notte intera – che non finisse mai -nel bosco;  nella seconda in riva al mare.  Nei due sonetti la vittoria dei sensi che offuscano la ragione.  Inoltre nella prima strofa della celebre canzone “Chiare, fresche e dolci acque”, Laura esce nuda dall’acqua, mentre Petrarca la spia.  Appoggia le natiche sul ramo, poi si stende sull’erba mostrando “l’angelico seno”. Nel madrigale LII riprende il mito di Atteone, che vide Diana bagnarsi nuda, paragonandola a Laura “ch’a me la pastorella alpestra e cruda/ posta a bagnar un leggiadretto velo…/ tal che mi fece, or quando’egli arde il cielo,/ tutto tremar d’un amoroso gelo”.

L’equivoco deriva dalla raffinatezza del linguaggio. Petrarca sceglie un registro alto, aulico, sublime, letterario. Per cui si pensò che non potesse albergare in esso l’amore fisico. Ma come già Dante, il quale nel canto di Paolo e Francesca attua la ritrattazione dello Stilnovo (chiede infatti a Francesca non di raccontare la sua tragedia, nota, bensì come avvenne l’innamoramento), anche Petrarca sa che l’amore solo spirituale non esiste.

foto: https://it.wikipedia.org

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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