Racconti: ” IO CI SONO! ” di Leonardo Migliore

” IO CI SONO! “

Dove trovare l’amore in un mondo nel quale, in termini filosofici, tutto appare relativo?
Forse, è più semplice che la gómena di una nave passi per la cruna di un ago da cucire.
I riferimenti sono essenziali per evitare,
in questo tempo edace,
di essere deglutiti come semplice bolo alimentare.
Oggi, una parte di me è morta.
Ho trovato un ulivo, piantato vent’anni fa da mio padre, inanimato e color rame.
Ho desiderato ardentemente che dentro avesse ancora un alito di vita.
Pura illusione di un uomo posto davanti al sagrato di una chiesa senza pareti,
col cielo azzurro topazio,
un pavimento di campanelle selvatiche, di papaveri,
di vedovine marittime, di camomilla tomentosa,
di crisantemi gialli, di margherite, di primule,
di viole, di erba viperina, di erba roberta,
colonne di scapi d’agavi,
candelabri foggiati dalla purezza della natura,
e altari d’oleandri.


Innamorato del mio credo,
tanta bellezza modificava le mie smunte membra d’albero pietrificato
in legno marcio gemente sul corpo del Cristo morto di Mantegna.
La carne che ho tentato d’ingerire a pranzo si è incastrata nei diastèmi,
tra la neve dei denti,
un’idea impediva che potessi nutrirmene.
Ero nello spazio dei ricordi,
aiutavo un uomo, il mio caro papà spentosi l’anno scorso,
a fare scorrere le mani tra frasche e nodi
per raccogliere olive con la tecnica della brucatura.
Poi il riposo all’alzarsi del sole,
tra le vibrisse fluiva il respiro della speranza in una preghiera laica
e l’odore penetrante di un panino imbottito con una cotoletta.
Il danzare delle vespe attorno e i consigli degli anziani,
il viaggiare dall’aurora al tramonto.
Ogni albero aveva una sua storia e le sue caratteristiche.
Adesso, la raccolta meccanizzata con pettini e scuotitori
a inaridire il terreno ferace della poesia.
Povero ulivo ischeletrito,
sarai sempre un seme scagliato nel mio cuore
congiuntamente all’amore di chi ha reso possibile il tuo germogliare.
Per una notte infinita dormirai nel mio petto,
finché un nuovo giorno non ci farà risorgere.
Ti riscalderò
e gemme preziose fioriranno per coprire la mia tristezza.
Tutto vibra,
galleggia
e ritorna.
Ora, sdrucciola facilmente tra la neve il mio pasto,
sono un diluviatore e trangugio l’aroma d’olio antico che mi è rimasto addosso.
M’imbatto in una porta invisibile e ascolto una voce nel vento:
“Io ci sono!”
Il sole sorride dietro l’uscio,
mi svisa proiettando lame di luce e coni d’ombra.
Una colomba bianca approda sulla riva del mio braccio con un ramoscello verde d’ulivo nel becco.
La riconosco,
è la colomba che Noè fece uscire tre volte dall’arca,
simbolo di riconciliazione:
sono uno spesso impasto di colori caldi,
le mie mani sposano le tue,
i miei occhi vedono tramite i sogni pensati nel tuo seno.
“Anch’io ci sono! Sono stato e sarò sempre tuo, a modo mio.”

Leonardo Migliore