“Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi sia rappresentato da un uomo con il fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.” Da ‘Il buio oltre la siepe’

Lee Harper fu una scrittrice che amava la scrittura, la libertà di pensiero, la parola, la vita.

Nacque a Monroeville il 28 aprile 1926 e divenne famosa soprattutto per il suo romanzo Il Buiooltre la siepe. All’età di 23 anni si trasferì a New York dove fece amicizia con il compositore Michael Martin Brown.  Ma  fin dall’infanzia rimase amica di Truman Capote, con il quale scrisse un reportage per il giornale New Yorker sull’omicidio della famiglia Clutter, in una piccola comunità agricola in Kansas.  Grazie a questo pezzo giornalistico, la Lee cominciò a lavorare sulla prima stesura del suo romanzo. Nel luglio 1960 riuscì a pubblicare il suo best seller, Il buio oltre la siepe, subito accolto in maniera positiva dalla critica e dal pubblico. Il romanzo le valse il premio Pulitzer e divenne celebre, anche, grazie alla versione cinematografica diretta da Robert Mulligan nel 1962 e prodotto da AlanJ. Pakula che vinse tre premi Oscar. Nel 2007 venne insignita dal presidente George W. Bush della Medaglia presidenziale della libertà. Ho letto Il buio oltre la siepe, ( lo consiglio a tutti i ragazzi delle medie ), quando frequentavo la prima media e mi piacque subito. La scoperta e la ricognizione di una società contrassegnata dalla povertà e da un’aspra tensione dei rapporti sociali tra i bianchi e i neri, tra i padroni delle terre e i lavoratori, un mondo arcaico e immobile, tagliato fuori dal progresso e dalla storia, rassegnato e dolente.  Quando lo rilessi anni dopo, lo trovai ancora più avvincente: un diario, una descrizione paesistica, quasi un saggio storico e sociologico, graffiante nella sua narrazione  della galleria di scene di vita di provincia. La scrittrice, in ogni pagina,  rende reale la rappresentazione di un mondo basato sull’odio. Attraverso l’immediatezza del linguaggio scritto e la sua compatta durezza, dà la dimensione della tragedia, della miseria umana, e della violenza dei rapporti che dominavano quel mondo.