“PIETRO MORANDO. UN VIANDANTE TRA GIOTTO E FRANCESCO”: MOSTRA ANTOLOGICA A MONASTERO BORMIDA di Bruno Volpi

La mostra “Pietro Morando. Un viandante tra Giotto e Francesco”, visitabile fino all’11 agosto presso il castello di Monastero Bormida, offre un’occasione speciale per una visita al piccolo borgo al confine tra l’acquese e il basso astigiano.

Allestita presso le sale del piano superiore del castello, l’esposizione raccoglie più di 100 opere del pittore alessandrino, per la maggior parte olii su tela o lavori a tecnica mista, a cui si aggiunge una selezione di disegni.

La mostra, curata da Rino Tacchella e Mauro Galli, presenta un excursus completo della carriera artistica di Morando, a partire dagli esordi divisionisti sulla scia dei maestri alessandrini Morbelli e Pellizza, per passare poi alle opere del periodo della guerra e le successive tele ispirate dalla pittura dell’amico Carlo Carrà e di Felice Casorati, che chiudono la sezione esposta nel primo salone.

 

La seconda sala presenta un Morando che ha già maturato una propria capacità espressiva; uno stile essenziale, ma al contempo, di grande effetto, fatto tutto di spigoli vivi e linee rette, dove predominano i temi sociali: i poveri e gli emarginati, i mendicanti, contadini e pastori.

Sono esposte anche nature morte, paesaggi e rappresentazioni dei luoghi più significativi di Alessandria. Conclude il percorso una serie di disegni a carboncino, alcuni dei quali dedicati a soggetti di guerra.

La mostra è accompagnata da un pregevole catalogo, corredato dai due saggi critici dei curatori, che ripercorrono tutta la carriera dell’artista, e da una silloge dei più importanti interventi sulla figura di uomo e di artista di Pietro Morando.

La qualità e la varietà delle opere esposte permettono di apprezzare adeguatamente tutta l’evoluzione stilistica della carriera di Morando e le influenze esercitate dai suoi grandi maestri. Alla ricchezza delle opere presentate fa da contraltare una forse troppo ridotta descrizione del percorso pittorico all’interno delle sale, che non aiuta il visitatore ad approfondire le diverse sfaccettature del talento pittorico del grande artista alessandrino.

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