VOCI DAI BORGHI

Qual, se un sonno agitato alfin succeda
A veglia increscïosa,
E perigliar nel sogno ansio si veda
Una diletta cosa,
Si slancia l’alma dal disio compresa
Di porgerle difesa,
Ma invan ché ad essa il vieta
Il grave incarco dell’inerte creta,

Tal io, dal giorno che le geste prime
Del tuo valore appresi,
A te, d’incliti eroi madre sublime
Il cor tratto m’intesi;
E mentre il sangue mio darti vorrei,
Quello de’ figli miei,
Immota ahi! qui mi tiene
L’immane pondo delle mie catene!

Fur distrutte le mie splendide navi
Maraviglia alle genti;
Fin la gloria scontar mi fan degli avi
Quest’invidi potenti!
Or volgono quattr’anni, e le ritorte
Una benigna sorte
Infranse alla mia suora,
E me obblian terra e cielo, e servo ancora!

De’ miei figli la parte ahimè! più eletta
O soccombeva in guerra,
O nel carcere langue, o fu costretta
Migrar da questa terra.
I vetusti…

View original post 189 altre parole