Alla vigilia dell’uscita del suo ultimo romanzo “Tutti i giorni è così – Le storie di Cala Marina”, intervistiamo Roberto Centazzo, scrittore savonese che si è affermato al grande pubblico con la fortunata serie della “Squadra Minestrina in Brodo” e che sarà venerdì 5 luglio, alle ore 18:15, a Novi Ligure, nell’androne Palazzo Delle Piane in piazza Delle Piane, in un appuntamento promosso da La Torre di Carta.

– Roberto, iniziamo con il libro in uscita. Si tratta di una nuova serie, che ci presenta storie che accadono dentro e fuori la stazione di una piccola località di mare, Cala Marina. Ce ne vuoi parlare? –

Sì, è una storia, la prima di una nuova serie, ambientata nel 1967 quando ancora le indagini si risolvevano senza intercettazioni telefoniche, tabulati, indagini scientifiche e DNA. I protagonisti sono Dalmasso, il capostazione, il maresciallo Norberto della Polizia ferroviaria, Ludovica, la barista della stazione, Silvano, l’edicolante, Bartolomeo, il tassista, il professor Martinelli, pendolare e Adelmo addetto alle pulizie che ha una particolarità: è muto ma è lui a raccontare le storie. Siccome non può parlare le scrive. Il primo romanzo della serie, dal titolo Tutti i giorni è così racconta le loro vite, ripetitive e sempre uguali.

Ma un giorno scende dal treno una donna bellissima. Passa in edicola, acquista una rivista, si reca al bar a fare colazione e poi col taxi si fa portare all’hotel Miramare. La quieta e ripetitiva vita della stazione e del paese, così simile al plastico che il capostazione Dalmasso ha costruito, da quel giorno viene scossa. Perché il giorno seguente al maresciallo arriva una segnalazione relativa alla donna. Il marito ne ha denunciato la scomparsa e subito sono state diramate le ricerche. Tutti nella stazione di Cala Marina l’hanno vista, compreso il maresciallo. Il caso sembra risolto facilmente. Basta andare a vedere all’hotel in cui si è fatta condurre in taxi. Ma, colpo di scena, lì dentro la donna non è mai entrata. Potrebbe aver preso l’autobus, la cui fermata è proprio di fronte ed essersi allontanata, oppure potrebbe aver ricevuto un passaggio da qualcuno. Potrebbe essere valida qualsiasi ipotesi, fino al momento in cui … –

– Tu sei ispettore di Polizia Ferroviaria alla stazione di Savona; quanto e cosa troveremo del tuo quotidiano nel nuovo libro? –

– La meravigliosa vita delle stazioni ferroviarie, che sono un luogo di incontro, di aggregazione. Ti cito un brano del libro:

“Ce ne sarebbe da dire sulle stazioni. Che sono un luogo di ritrovo per chi un tetto non ce l’ha. Per chi una casa l’ha persa o non l’ha mai posseduta. Per chi vive ai margini. Per chi ha paura a dormire da solo e preferisce avere qualcuno vicino. Anche se è un estraneo, anche se, come lui, si è coricato sui cartoni. Che sono posti in cui le persone decidono di incontrarsi. Per la prima volta. Hanno risposto all’annuncio sulla rubrica dei cuori solitari. Ma non si sono mai visti. Allora adottano uno stratagemma. «Avrò una rosa rossa in mano» dice lui. «Io invece terrò il giornale di annunci sotto braccio» risponde lei. Perché si sono scritti, sì. Lunghi messaggi in cui hanno cercato di conoscersi. Tutte fandonie. Hanno omesso tanti difetti, hanno insistito sui pregi. In realtà sono lì perché sperano che scatti la scintilla. Può essere che prima dell’incontro si siano scambiati delle foto. Sì, può essere. Ma le foto ingannano, le proporzioni non rendono giustizia, un viso in primo piano può apparire straordinario, ma magari le gambe sono corte o l’alito puzza… Imbarazzati, continuano a guardarsi intorno. Poi si vedono. E in un secondo il loro volto esprime il gradimento. O la delusione.” –

– Venerdì, a Novi Ligure, ci parlerai anche di “Mazzo e Rubamazzo”, la quarta avventura del trio Maalox, Kukident e Semolino. I tre della squadra Minestrina in Brodo rimangono senza pensione e si trovano  catapultati tra i disperati che si arrabattano per tirare a campare nei quartieri più poveri di Genova. Ci vuoi presentare la squadra e perché hai deciso di dar voce ad un’umanità spesso dimenticata? –

Quest’ultimo romanzo parla più dei tre precedenti, degli ultimi, dei derelitti, dei dimenticati.  Per un errore della Prefettura o per un problema del programma informatico, non si sa, ai tre protagonisti, Kukident Maalox e Semolino non arriva più il bonifico della pensione. Così sono costretti ad arrangiarsi per sopravvivere, ad arrabattarsi.  Semolino troverà impiego come vigilante notturno in un magazzino di elettrodomestici, Kukident andrà a vendere i panini con la porchetta e Maalox troverà lavoro come ciabattino, per i cinesi a tre euro l’ora. In nero.

E scopriranno che metà della popolazione di Genova e non solo, cerca di mettere insieme il pranzo con la cena. Da quel momento, inevitabilmente, diventano più indulgenti verso coloro che sino ad allora avevano guardato con distacco e con sospetto. C’è un periodo del romanzo che voglio citare testualmente:

“Ora, d’un tratto, si trovava su un crinale: di qua, l’onestà, che significava povertà, stenti, privazioni, forse anche fame. Di là, l’arte di arrangiarsi. Che non significava necessariamente illegalità, ma spirito di sopravvivenza.
Si batté una mano sulla fronte. Lo avessero lasciato senza stipendio quando aveva vent’anni, a inizio carriera. Avrebbe compreso davvero le ragioni di chi si era trovato a dover denunciare, e magari non sarebbe stato così spocchioso… così altezzoso… insomma, così stronzo!”

Ciò che conta per me è l’aspetto umano dei personaggi, è l’intreccio che è un intreccio di vite, di anime, di persone.

– Veniamo a “Il libretto rosso dei pensieri di Miao”. Per chi ti conosce non sorprende che tu abbia dedicato un libro ai gatti, che hanno sempre fatto un po’ parte della vostra famiglia. L’originalità sta nella struttura del testo, un manuale di istruzioni per creare una società gatto-comunista. Come ti è venuta questa idea e come hanno reagito i lettori?

– Il Libretto rosso dei Pensieri di Miao non è né una parodia né un libro irriverente ma è un lungo racconto sul rapporto uomo/animale. Riflettiamo: l’uomo ha sempre usato gli animali, per farli sgobbare, per divertimento, come al circo, o semplicemente per mangiarli. Il libretto rosso dei pensieri di Miao è a tutti gli effetti un manuale del buon vivere, che gustosamente tocca i temi della giustizia, della tolleranza e del rispetto per gli esseri viventi.

Prova a pensare a quante cose cambierebbero se anzi che usare la parola “animali” si usasse quella di “esseri viventi”. Cambierebbe tutto. I gatti sono gli unici esseri viventi che sfuggono alla subordinazione all’umano. Riescono a farsi amare anche senza far nulla, senza servire o obbedire all’uomo.  Allora decidono di cambiare gli umani, di far comprendere loro che tutti gli esseri viventi vanno amati e rispettati e non solo sfruttati o usati. Per compiere questo cambiamento epocale però non basterà introdursi individualmente in casa degli umani ma sarà necessario far seguire loro delle regole, quelle contenute appunto nel Libretto rosso dei pensieri di Miao, per la realizzazione di una società gatto-comunista, una società in cui l’uomo non è più il centro del mondo. –

– In conclusione, torniamo ai gialli. Come sai sono un tuo lettore affezionato già dai tempi del giudice Toccalossi. Trovo che nei tuoi libri tu abbia sempre abbinato profondità di contenuti e leggerezza nel modo di raccontarli. Ti ritrovi in questa definizione? –

– Certo! Anzi la trascrivo e faccio mia! –

– Grazie Roberto. Ti aspettiamo a Novi Ligure venerdì pomeriggio, alle 18:15! –

– A voi! –