Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Giancarlo Serafino

Il sasso nello stagno di AnGre

Clicca QUI per leggere gli altri Autori già pubblicati

OLTRE LA RETE: Giancarlo Serafino 

*

Testi tratti dalla raccolta Maestrale ed altri venti…

L’arrivo
.
Il treno non passa più, la curva è vuota
la stazioncina un puntello di gruviera,
sulla lavagna intarsia ombre la sera.
Arrivasti tu calpestando binari
sui mirti asciugasti una bandiera,
può darsi che cercavi qualcuno.
Chissà! E non c’era chi aspettavi.
.
Quest’anno non viene la primavera.
Le hanno strappato i lillà e calpestato anemoni.
Non viene. Lo dice pure il guardiano della
rosicata gruviera, e si che ne sa di stagioni!
Tu raccoglievi bacche di lentisco e radici di liquirizia
simboli di amicizia nella simbiosi mediterranea.
E ti hanno visto fare il verso agli uccelli e giocare
con una biscia, già da noi è perduta la sapienza
antica di gioire con la natura.
.
Quest’anno non viene la primavera.
Le hanno strappato i capelli…

View original post 554 altre parole

Romeo Raja, Prima ti bacio.

Il sasso nello stagno di AnGre

Dipinto di Gianni Gianasso opera di Gianni Gianasso, dal ciclo New Angels

Prima ti bacio.

La nostra guerra

ha un suono strano

sembra lontano

uomini così diversi da come sono

un sussurro dove invece ora è silenzio

come il nostro prima di una guerra

e di una poesia.

Siamo ancora così

una bomba è solamente quando esplode

dopopranzo

dopocena

inizio qui.

*

Romeo Raja

da Voci di cambiamento, AA.VV , pdf a cura de Il sasso nello stagno di AnGre scaricabile qui:

http://ilsassonellostagno.wordpress.com/2014/09/27/voci-di-cambiamento-autori-vari-voices-of-change-poetry-pdf/

View original post

Un angelo tra poesia e arte

Il sasso nello stagno di AnGre

by Gianni Gianasso - crayons on board 50 × 35 cm - 2013   private collection - dal ciclo A 360 gradi opera by Gianni Gianasso (2013)
crayons on board 50 × 35 cm – private collection – dal ciclo ” to 360° ”

.

L’ANGELO NECESSARIO

lo sono l’Angelo della realtà,

intravisto un istante sulla soglia.

Non ho ala di cenere, né di oro stinto,

né tepore d’aureola mi riscalda.

Non mi seguono stelle in corteo,

in me racchiudo l’essere e il conoscere.

Sono uno come voi, e ciò che sono e so

per me come per voi è la stessa cosa.

Eppure, io sono l’Angelo necessario della terra,

poiché chi vede me vede di nuovo

la terra, libera dai ceppi della mente, dura,

caparbia, e chi ascolta me ne ascolta il canto

monotono levarsi in liquide lentezze e affiorare

in sillabe d’acqua; come un significato

che si cerchi per ripetizioni, approssimando.

O forse io sono soltanto una figura a metà,

intravista un istante, un’invenzione della mente,

un’apparizione tanto lieve all’apparenza

View original post 59 altre parole

Paul Celan, due poesie: Corona e Dodici microliti

Il sasso nello stagno di AnGre

CORONA

Dalla mano l’autunno mi bruca la sua foglia: siamo amici.
Noi sgusciamo il tempo dalle noci e gli insegniamo a camminare:
il tempo ritorna nel guscio.

Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca parla vero.

Il mio occhio scende al sesso dell’amata:
noi ci guardiamo,
noi ci diciamo cose oscure,
noi ci amiamo come papavero e memoria,
noi dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguigno della luna.

Noi stiamo alla finestra abbracciati, dalla strada ci guardano:
è tempo che si sappia!
È tempo che la pietra si degni di fiorire,
che all’affanno cresca un cuore che batte.
È tempo che sia tempo.
È tempo.

[Traduzione di  Stefanie Golisch]

*

DODICI MICROLITI

In ogni prima parola di una poesia si concentra la lingua intera.

Storia strana, la storia del nostro mondo: non tutta del mondo, non tutta nostra, non tutta storia; non…

View original post 196 altre parole

Versi, voci e parole di angeli

Il sasso nello stagno di AnGre

Wallace Stevens

Angel Surrounded by Paysans

lo sono l’Angelo della realtà,
intravisto un istante sulla soglia.
Non ho ala di cenere, né di oro stinto,
né tepore d’aureola mi riscalda.
Non mi seguono stelle in corteo,
in me racchiudo l’essere e il conoscere.
Sono uno come voi, e ciò che sono e so
per me come per voi è la stessa cosa.
Eppure, io sono l’Angelo necessario della terra,
poiché chi vede me vede di nuovo
la terra, libera dai ceppi della mente, dura,
caparbia, e chi ascolta me ne ascolta il canto
monotono levarsi in liquide lentezze e affiorare
in sillabe d’acqua; come un significato
che si cerchi per ripetizioni, approssimando.
O forse io sono soltanto una figura a metà,
intravista un istante, un’invenzione della mente,
un’apparizione tanto lieve all’apparenza
che basta ch’io volga le spalle,
ed eccomi presto, troppo presto, scomparso?
(tratto da M.Cacciari, L’angelo necessario, Adelphi)

§

View original post 548 altre parole

Rainer Maria Rilke, Sonetti ad Orfeo, XXIX

Il sasso nello stagno di AnGre

Rainer Maria Rilke, dai Sonetti ad Orfeo (Poesie 1907-1926, Einaudi, 2000)

XXIX

Tacito amico delle molte lontananze, senti
come lo spazio accresci ad ogni tuo respiro.
Con le fosche campane nella cella oscillando
rintocca anche tu. Ciò che ti consuma

diverrà forza grazie a questo cibo.
Tu entra ed esci dalla metamorfosi.
Qual è la tua esperienza che più duole?
Se t’è amaro il bere, fatti vino.

In questa notte in cui tutto trabocca
sii magica virtù all’incrocio dei tuoi sensi,
dei loro strani incontri sii tu il senso.

E se il mondo ti avrà dimenticato,
di’ alla terra immobile: Io scorro.
All’acqua rapida ripeti: Io sono.

*

Rainer Maria Rilke (Praga, 1875 – Montreux, 1926), poeta e scrittore austriaco di origine boema è considerato uno dei più importanti poeti di lingua tedesca del XX secolo. Autore di opere sia in prosa che in versi tra cui le Elegie duinesi

View original post 25 altre parole

Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi tradotte da Chiara Adezati

Il sasso nello stagno di AnGre

Elegie duinesi di Rainer Maria Rilke tradotte da Chiara Adezati

da La dimora del tempo sospeso  (che si ringrazia):

Quaderni di Traduzioni“, XLV (clicca QUI e, quindi, su Duineser Elegien, 1923)

*

Elegie Duinesi. I

Chi, se pur gridassi, mi udrebbe dalle gerarchie
degli angeli? E se uno mi stringesse d’improvviso
al cuore, soccomberei per la sua più forte presenza.
Ché nulla è il bello, se non l’emergenza
del tremendo: che possiamo appena reggerlo ancora,
e lo ammiriamo tanto, perché rilasciato
non degna distruggerci. Ognuno degli angeli è tremendo.
E mi trattengo così, e inghiotto l’appello d’oscuri
singulti. Ah! Chi possiamo allora chiamare in aiuto?
Gli angeli no, gli uomini no, e i sagaci
animali già lo notano che non siamo troppo
affidabili a casa nel mondo già interpretato.
Ci resta forse un albero sul pendio, che ogni giorno
possiamo rivedere; ci resta la strada…

View original post 671 altre parole

AA.VV. Sulla riva del fiume

Il sasso nello stagno di AnGre

Arte poetica di Jorge Luis Borges

Guardare il fiume fatto di tempo e acqua
e ricordare che il tempo è un altro fiume,
sapere che ci perdiamo come il fiume
e che i visi passano come l’acqua.

Sentire che la veglia è un altro sonno
che sogna di non sognare e che la morte
che teme la nostra carne è quella morte
di ogni notte, che si chiama sonno.

(da Poesie 1923-1976, Rizzoli, trad. it. Livio B. Wilcock)

.

I fiumi  (1916) di Giuseppe Ungaretti 

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato

L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come…

View original post 641 altre parole

L’angolo della Poesia

Napoli ieri oggi e domani

La casa dei
doganieri

Tu non ricordi la casa dei doganieri

sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:

desolata t’attende dalla sera

in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri

e vi sostò irrequieto (1)

Libeccio sferza da anni le vecchie mura

e il suono del tuo riso non è più lieto: (2)

la bussola va impazzita all’avventura

e il calcolo dei dadi più non torna.

Tu non ricordi; altro tempo frastorna

la tua memoria; un filo s’addipana. (3)

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana

la casa e in cima al tetto la banderuola

affumicata gira senza pietà. (4)

Ne tengo un capo; ma tu resti sola

né qui respiri nell’oscurità. (5)

Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende

rara la luce della petroliera! (6)

Il varco è qui? (Ripullula il frangente

ancora sulla balza che scoscende…)

Tu non ricordi la casa di questa

mia sera. Ed io non so chi…

View original post 486 altre parole

Curiosando qui e là

Napoli ieri oggi e domani

Perché in
Italia per il cognome da dare ai figli si usa quello paterno.

In base al diritto romano, ai figli e alle figlie
veniva dato il cognome della famiglia paterna.

L’agnomen, il termine con il quale si definiva il nome
di una persona, era formato da tre componenti: Caio – prenomen – il nome proprio:
Giulio – il nome della gens – più ampia della famiglia: Cesare, – cognomen. A
questi si aggiungeva a volte un quarto termine, descrittivo della condizione
sociale.

Tutto ciò succedeva solo nelle famiglie patrizie. Nei
ceti popolari, fino alla fine del ‘600, il cognome era invece sostituito da
dizioni come “di Giuseppe”, oppure da soprannomi o da aggettivi legati al
mestiere svolto, o all’origine geografica.

Anche in questi casi però era sempre il nome paterno a
trasmettersi ai figli e alle figlie. Per permettere anche alle donne di
trasmettere il proprio cognome, in Italia…

View original post 53 altre parole

Monumenti di Napoli

Napoli ieri oggi e domani

In visita
alla città – itinerario n. 5

L’itinerario di oggi attraversa ambienti urbani molto
vari, nati o modificati in tempi diversi.

Si comincia da piazza Matteotti, nel cuore del rione
ristrutturato dal regime fascista e si prosegue dentro l’espansione medievale
del centro antico.

Poi, per via Mezzocannone, si arriva fino al corso
Umberto – l’arteria centrale del risanamento ottocentesco – e si finisce
all’incrocio fra via Porta di Massa e via Marina, dove le opere di
trasformazione sono tuttora in corso.

Lo sventramento del rione San Giuseppe, con la
creazione di piazza Matteotti e la nuova sistemazione del largo della Carità,
fu avviato negli anni Trenta, sulla base di progetti concepiti nell’ambito
delle bonifiche ottocentesche.

Interrotti con la guerra, i lavori di nuova
costruzione furono completati negli anni Cinquanta, con volumi e altezze degni
della speculazione edilizia dell’epoca laurina.

Si scende la scalinata che costeggia l’edificio della
Posta per…

View original post 293 altre parole

Locali storici e tipici napoletani

Napoli ieri oggi e domani

Fuso

Via San
Biagio dei Librai 22

Gioielli antichi e moderni, oltre che produzione
artigianale e compra vendita di ori e preziosi.

Tutto a conduzione familiare come dimostra anche la
“succursale” della ditta aperta a palazzo Carafa della Spina, al n. 47 di via
Benedetto Croce, e affidato nelle mani dell’ultima generazione.

Sergio Fuso, che conosce vita morte e miracoli delle
oreficerie sorte a ridosso del Banco dei Pegni e vi potrà raccontare storie
avvincenti di vecchie famiglie che hanno da tempo chiuso bottega, è un
appassionato di cultura locale, come prova la vetrina da lui dedicata alle
perecoglie, i gioielli napoletani dell’Ottocento: toppe e sciacquaglie, lacci
portaducati e borsette in argento e oro, brellocchi a smalto, orologi d’epoca
da tasca e da polso.

View original post

La Festa del 4 Luglio negli Stati Uniti d’America

Napoli ieri oggi e domani

Il 4 luglio
gli Stati Uniti d’America festeggiano la loro indipendenza. Ma come nasce tutto
ciò.

La colonizzazione inglese delle coste atlantiche del
Nordamerica sorse per impulso di privati capitalisti o di profughi per motivi
religiosi, anziché dal governo britannico che, dalla Restaurazione in poi, mirò
a inquadrare le colonie in un organico sistema imperiale, basato sui principi
mercantilistici e quindi sulla subordinazione degli interessi degli agricoltori
americani a quelli industriali e commerciali degli inglesi.

Da ciò, il sorgere del malcontento delle colonie. Ogni
attrito tra le colonie e la madrepatria passò, però in seconda linea dinnanzi
alla necessità comune di combattere contro la Francia.

Scomparso il pericolo francese (pace di Parigi, 1763).
Iniziarono nuovi motivi di dissenso soprattutto a causa dei nuovi provvedimenti
finanziari che sollevarono una grave questione di principio. La situazione
precipitò allorché il governo inglese impose (1773) una tassa sul tè, la cui
importazione in America…

View original post 236 altre parole

L’angolo della Poesia

Napoli ieri oggi e domani

Ho sceso
milioni di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di
scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. (1)

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede. (2)

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue. (3)

Eugenio
Montale – da Satura

  1. Non si
    tratta, ovviamente, di appoggio materiale: il poeta vedeva nella moglie la
    confidente amorosa e comprensiva che gli rendeva meno difficoltoso il cammino
    della vita.
  2. Ormai il
    poeta, costretto a proseguire da solo, non vede le ragioni stesse della…

View original post 177 altre parole