Scovati i primi “furbetti” del Reddito di Cittadinanza in provincia di Alessandria

di Pier Carlo Lava

Alessandria today: A nostro avviso era prevedibile che considerando i vizietti di certi italiani (vedi i numerosi casi alcuni anche recenti dei furbetti del cartellini negli Enti pubblici) non sarebbero di certo mancati anche i “furbetti” del Reddito di Cittadinanza e che i primi a seguito dei relativi controlli, che a quanto pare in questo caso funzionano, sarebbero già stati immediatamente scovati anche nella provincia di Alessandria.

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“Tra le province di Asti e Alessandria (di competenza dell’Agenzia sotto la direzione di Sergio Fossati) sono già stati scoperti sei trasgressori, almeno tre della nostra provincia. Sono i primi dati suscettibili di variazione, al rialzo: su questi sei l’indagine è già conclusa con esito negativo (per i trasgressori), ma dagli uffici dell’Ispettorato non escludono che nei prossimi mesi la lista dei “cattivi” potrebbe allungarsi”. da da: http://www.ilpiccolo.net/ di Alessandria – Giordano Panaro.

Del resto era risaputo che sarebbe stato altamente probabile che una percentuale non piccola di chi ora lo percepisce stia da tempo svolgendo un lavoro di ogni genere in nero, per “sbarcare il lunario”.

In tal senso va ricordato che i requisiti per avere effettivo diritto a percepirlo erano chiari perciò chi non li ha rispettati questa volta dovrà ovviamente pagarne le conseguenze come prevede la legge.

Queste le sanzioni per chi lo percepisce senza averne i requisiti .

Il reddito di cittadinanza può essere revocato in caso di irregolarità. Il legislatore ha previsto che qualcuno potesse fare il “furbetto”, presentando dichiarazioni mendaci al fine di ottenere comunque il sussidio. Le pene previste dalla legge per dati del reddito di cittadinanza errati sono:

  1. da due a sei anni di reclusione per chi rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o omette informazioni dovute;
  2. da uno a tre anni di reclusione per l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, o di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca del beneficio;
  3. la revoca del beneficio con effetto retroattivo alla condanna in via definitiva per i due reati precedenti o per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, reato previsto all’articolo 640-bis del codice penale: dunque il soggetto incriminato dovrà restituire tutto quanto indebitamente percepito;
  4. la revoca del beneficio, con retroattività, quando l’amministrazione accerta la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni e delle informazioni poste a fondamento dell’istanza o la mancata comunicazione di variazioni del reddito.

Secondo la legge, può determinare la revoca del reddito di cittadinanza anche il comportamento o la condizione di un componente del nucleo familiare. Per esempio, la legge prevede il rigetto della domanda se un familiare:

  1. non effettua la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro;
  1. non sottoscrive il Patto per il lavoro o il Patto per l’inclusione sociale;
  2. non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o ad altra iniziativa di politica attiva;
  3. non aderisce ai progetti organizzati nell’ambito dal proprio Comune;
  1. non accetta almeno una di tre offerte congrue;
  1. non effettua le comunicazioni necessarie o le presenta fasulle per ottenere maggiore reddito di cittadinanza;
  2. non presenta una DSU aggiornata in caso di variazione del nucleo familiare;
  3. se viene trovato dalle autorità intento a svolgere attività di lavoro dipendente in assenza delle comunicazioni obbligatorie o attività di lavoro autonomo o di impresa.

da: https://www.agendadigitale.eu