Inconscio, di Irene Rapelli

I lampi esplodono alti nello spazio
ed io – fra loro – rubo la tempesta
e il tempo nero parla dello strazio
con false dalie in stoffa nella cesta,

mio papà sulla tomba, la sua testa
già ferita da gocce e quindi il dazio
che la fiamma sottrae quando lesta
la sua morte mi leva, e ringrazio

sia la mera illusione d’una pace
a ondeggiarmi di fronte, non mio padre
genuflesso all’altare quasi vuoto

di banali persone, con la brace
che fu un incendio, con preghiere ladre
di bugie e gli occhi ardenti per la foto,

ma ciò che prima noto
è la tensione fra le stelle e il blu
dimenticarmi non ruggendo più.

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