Requiem di un sistema democratrico/liberale? Dibattito in corso su Ap, di Agostino Pietrasanta

Requiem di un sistema democratrico/liberale? Dibattito in corso su Ap

Domenicale ● Agostino Pietrasanta https://appuntialessandrini.wordpress.com

(L’autore fa riferimento nel corso dell’articolo ai 3 contributi pubblicati su Ap finora di Marco Ciani Il disordine della ragione pubblica, Luigi Lama Sulla democrazia politica eDaniele Borioli La questione sociale perno della democrazia liberale. Ap)

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I nostri lettori stanno seguendo un dibattito in corso sul complesso fenomeno di una crisi che sembrerebbe irreversibile: la crisi di un rapporto fecondo tra liberalismo e democrazia.Il blog sta ospitando degli interventi di avvertita rilevanza su cui dovremo ovviamente ritornare, dopo che avremo raccolto altri contributi già promessi per i prossimi giorni o le prossime settimane.

Ora però, senza alcuna pretesa di orientare in qualunque modo un dibattito che si desidera assolutamente libero da ogni indicazione, mi preme richiamare i motivi per cui la questione ci interessa proprio nel contesto della linea redazionale di “Appunti Alessandrini”.

Il tutto si spiega e prende avvio da diversi colloqui intervenuti all’interno dello staff, grazie a discussioni collettive, ma anche a confronti bilaterali tra qualcuno di noi. Da tempo il problema ci sollecita e ci pone alcuni interrogativi, tra i tanti cui vorremmo contribuire a rispondere, cercando le origini culturali della decadenza di un’élite che aveva contribuito a determinare una crescita socio economica e politica inedite nella storia dell’umanità.

Provo a fare sintesi degli interrogativi più pressanti che spesso ho confrontato con gli amici, senza escludere che ve ne siano di ben altro numero e altra natura. Intanto mi chiedo: come è stato possibile che un processo che ha stoppato le istituzioni del privilegio sostituendole radicalmente, e talora con ricorso a fenomeni di violenza, con le forme del merito personale abbia finito per rendere il merito uno strumento del privilegio? A ben pensare si tratta della più incredibile eterogenesi dei fini che la storia contemporanea pone alla considerazione di chiunque voglia vedere. E come è possibile che la reazione al processo di eterogenesi sia sfociato in un egualitarismo che ha umiliato le stesse élite del merito indipendente dal privilegio ereditario? So bene che ci sono risposte consolidate, ma mi chiedo se non siano tutte condizionate da ideologie di diverso genere, ma tutte poste alla verifica impietosa della storia che stiamo vivendo. Resta vero però che la svolta del merito a scapito del privilegio non ha aperto strade sufficienti (per qualcuno non le ha aperte affatto) di promozione sociale; il risultato di una diffusa e crescente disparità, anche all’interno del ceto medio, ha fatto sì che quest’ultimo abbia sfiduciato un sistema di democrazia rappresentativa a favore di un nazionalismo identitario di difesa e di rivalsa. Come è potuto succedere che il soggetto borghese/democratico sia diventato il protagonista cardine delle deriva populista?

Altro interrogativo che però si lega con il primo: quale conseguenze sono derivate dal fallimento di un criterio di organizzazione dei rapporti pubblici fondato sull’equilibrio tra la volontà popolare e le regole istituzionali di garanzia? Come è possibile che tale organizzazione sia entrata in crisi quasi subito dopo le solenni formulazioni giuridiche che ne avevano enfatizzato le definitive acquisizioni (esempio classico la Carta costituzionale italiana)? Come è potuto succedere che i faticosi percorsi che hanno provato la superiorità della democrazia rappresentativa, siano stati “bocciati” dalle pretese egemoniche del consenso popolare?

Ancora e particolarmente interessante per la nostra linea: come si giustifica il fenomeno che, nel contesto delle acquisizioni proprie della libertà religiosa, non si sia voluto prendere atto della rilevanza pubblica della religione? Certo la difficile e talora contestata conquista della laicità e della aconfessionalità della politica (ma le istanze più significative al riguardo sono nate all’interno del movimento politico di cattolici) ha posto problemi non marginali, ma non sono mancate troppe chiusure e troppe resistenze ideologiche che hanno sostenuto e sostengono il ruolo del tutto privato del fatto religioso. Anche qui però si lamenta un’eterogenesi dei fini che ci ha suggerito interrogativi e pensose valutazioni. Non voglio anticipare nulla, ma a me pare che il sistema abbia eluso, su questo versante, dei rapporti che avrebbero potuto contribuire, sia pure in dialettica coi compromessi della Chiesa o di una sua apicale scelta conservatrice (o forse teocratica e reazionaria?), a una crescita democratica di convinta promozione sociale.

Sono interrogativi che da tempo ci poniamo, ma ora siamo giunti ad un passaggio che riteniamo di difficile ritorno. Per questo spesso mi ricordo una lapidaria affermazione di Girolamo Savonarola: quando giungi alla fine di un’esperienza di assoluta rilevanza, ritorna ai suoi principi per verificare le ragioni della sua crisi. Il grande domenicano faceva riferimento alla caduta delle libertà comunali, oggi, mi chiedo, quali possibilità si prospettano per le libertà della democrazia liberale e rappresentativa?

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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