“Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna”.

Il giardino dell’Eden in cui essi vivevano e dove il loro Dio li aveva invitati, era un immenso mondo pieno di ogni vegetazione e di ogni specie animale, era un mondo fatto di cose di bene e di cose giuste, di alberi, foglie e fiori, frutti e verdure che da soli si riproducevano e nascevano e maturavano, di uccelli, mammiferi, pesci, insetti e animali striscianti, serpenti e tutto scorreva e si riproduceva nel normale processo che la natura di Dio era stata sapientemente e devotamente creata, nel giusto e nel bene delle cose.
E in questo giardino dell’Eden sorse come ogni essere posto nel mondo, ogni essere giusto e creato nel bene, la voglia di riprodurre e di dare, di amare e di unire, come Dio aveva sapientemente e devotamente creato nel cuore e nella mente dell’uomo e della donna, come in ogni specie animale.

Dio ha detto: “ Non dovete mangiare e non dovete toccare dei frutti dell’albero che sta in mezzo al giardino, altrimenti morirete”
Ma il serpente disse alla donna: “ Non morirete affatto, anzi diverrete come Dio”.

E il desiderio si chiamava carne, e si chiamava anche amore e si chiamava pure malizia, e si chiamava anche pudore, ma la voglia e il conoscere, il crescere del fluido interiore, il sentirsi improvviso torpore, fece unire nel desiderio i due corpi nel sole, e si fece improvviso un eterno e sublime colore, e si fece sapore e si fece pure corrompere oltre l’amore il conoscere oltre che era solo piacere, e il serpente che dentro nasceva corrompeva sull’albero del sapere del bene e del male, e si fece mangiare non solo di affetto e stupore, ma conoscere il sapore del male, dell’imbarazzo e del senso di sporco e di violato, di dominio e di oltreggiato, e si fece conoscere l’imbarazzo del nudo e conoscere come ognuno era fatto, come se conoscerlo fosse un disprezzo e non un bene di Dio che lo aveva creato nel giusto e nel bene.

Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”
E Adamo rispose: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perchè sono nudo, e mi sono nascosto”.
“Chi ti ha fatto sapere che sei nudo?”

E venne il dolore, il supplizio, il dispiacere, l’ingiuria di essere stato animale , di avere subito l’istinto e di quello adesso dominare, e si ebbe il cattivo consiglio nell’aver dimostrato il suo corpo, dell’essere andato troppo lontano, e venne la cacciata dal mondo normale per un mondo diverso da doverselo costruire, e venne il lavoro e il sacrificio, il torto recato e subito, l’affronto, la vergogna del gesto impunito, e venne il rifugio in se stesso, il sentirsi più solo anche con qualcuno d’affetto, e vennero giorni di noia, di forte rimpianto, della negazione e del compianto, e venne il dominio dei sensi e venne la liberazione delle voglie, e venne l’amore sotto un cielo diverso o un diverso amore sotto lo stesso cielo.

Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì.
Poi disse loro: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male…..”
E il Signore Dio li scacciò dal giardino dell’Eden.

E venne il sole a portare sudore e venne freddo a portare la neve, e venne pioggia a portare refrigerio e venne notte a portare pensiero, e venne fatica e venne riposo e vennero giorni di fuoco e giorni di niente, e vennero giorni di sempre e di sempre e vennero figli e generazioni e tutto nel giusto e nel bene che Dio aveva creato.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Cappella Brancacci, Masaccio – Cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden