Adamo conobbe Eva che concepì e partorì Caino e disse:
“ Ho acquistato un uomo grazie al Signore” 
Poi partorì ancora Abele, suo fratello.

E la generazione ebbe il suo frutto, e il frutto dell’amore era maturato e ridonato amore per un nuovo fiore, e l’uomo non era più solo e aveva un nuovo affetto, e nacquero la madre e il padre,
e seppero gioire e conoscerne il sapore del loro stesso sangue e del loro stesso fiato, e vennero nel mondo non come Adamo ed Eva che erano stati creati, ma con la semplicità di un atto e di una gestazione, con attimi di vuoto e di sconforto a attimi di infinito colore e felicità diversa e più complessa, e vennero le grida di un parto sconosciuto, dolori poi dimenticati, donati e sofferti, e vennero i momenti dell’abbandono dedicato a loro, ai pargoli indifesi a esseri diversi seppur uguali, a muti lamenti e pianti sensa discernerne il motivo, improvvisate soluzioni e giorni e giorni che cambiavano fisicamente e uomini uguali e tali a loro diventavano quasi in un momento. 

Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore, Abele i primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì l’offerta di Abele , meno, quella di Caino.

E si conobbe la rabbia ed il rancore, la gelosia e l’invidia, il disprezzo e l’onta del non piacere, crescevano dentro come una gramigna in fiore, allargando e allontanando lo spazio che cede all’amore e alla pace, al sorriso e alla condivisione, al riconoscere nel fratello uno a lui uguale, e nacque così la voglia di sfidare, di lottare e conquistare, di scavalcare e sopprimere chi di te pareva superare, e la magnificenza del Signore forse non s’era resa conto, forse nemmeno lo avrebbe saputo, che c’era un nuovo sentimento, orribile e subdolo, più forte del voler bene, ed era l’odio disperato di un fratello contro un suo assolutamente uguale.

Caino parlò al fratello Abele. 
Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.

E il cielo si fece buio come la notte, ma non v’erano luna e stelle, solo il colore truce di un nero dentro il cuore, e si fece rumore nello spezzare di una vita, non quella perita, ma quella rimasta indenne, e venne così sul mondo tutta la rabbia e il danno, tutto l’odio e il disprezzo, contro un essere per te diverso, eppure a te uguale, e vennero le guerre, gli scontri e le battaglie, e vennero le morti per un nulla e per un niente, e nacquero le discriminazioni, le rivoluzioni, le razze e le razzie, e vennero olocausti e ceneri nel vento, e vennero morti a galleggiare senza sentire una colpa dentro,
e ci fu solamente la conquista personale, diversa, ma uguale, di ognuno che prevale e odia, e si notò il colore della “diversa” pelle, e si notarono le forme “diverse” dei corpi e degli sguardi, e si fecero condizioni e si fecero separazioni, e vennero erti muri alti a divisione e vennero ancora e ancora morti senza sentirne dolore. E il cielo rimase buio dentro, per sempre, dentro il cuore, e non fu affatto cosa bella e buona anche se loro erano di certo nati dal Signore. 

Allora il Signore disse a Caino:
“ Dov’è Abele tuo fratello?”
Egli rispose “ Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”

E venne la menzogna e la furbizia, e venne il lavarsene le mani come giustizia, e vennero i Ponzio Pilato e le società odierne, e venne l’ignoranza come scusante, e vennero insofferenze e indifferenze, e vennero qualunquismi e menefreghismo, e venne anche il torbido e meschino cinismo, e venne tutto quello che di peggio poteva arrivare, eppure era cosa e buona del Signore il suo domandare.

Il Signore scacciò lontano Caino e gli impose un segno, perchè nessuno, incontrandolo, lo colpissse.
Caino si allontanò dal Signore e dal giardino dell’Eden

E nacquero nuovi popoli e nuove terre, divisioni e appezzamenti, proprietà e proprietari, usurpatori e succubi, padroni e servi secolari, e nacquero nuove religioni e nuovi comandamenti, e vennero profeti e vennero tormenti, e vennero i giusti e i probi schiacciati dai disonesti falsi, e vennero notti perenni nel normale scorrere dei giorni, e tutto questo non fu affatto cosa bella e buona dal Signore imposta per “giusta” punizione, e venne chi del male allora ne fece professione.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine: Bartolomeo Manfredi (1582-1622) – Caino uccide Abele