Gli eroi folli della partita Iva

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Roberta sull’orlo di un cratere, quasi un’immagine simbolo

Roberta Giuffrida, quasi 33 anni, un figlio di due e mezzo, educatrice alla teatralità, eroina della partita Iva

“Eroe. Un tempo era colui che andava incontro alla morte per garantire agli altri un futuro migliore. Oggi è un trentenne con la partita Iva. Si, è vero, può sembrare un po’ autoreferenziale. Lo è. Io mi reputo un’eroina. Dicono che i trenta/quarantenni di oggi andranno in pensione a 75 anni. E noi partite iva quando? Un libero professionista lavora finché ce la fa. Intanto facciamo gli eroi.
Eroi che al lordo prendono troppo, anche se in quel lordo ci sono le tasse; c’è una quota versata in un fondo pensionistico privato; una in un’assicurazione annuale per infortuni; una in un fondo malattia, che se hai figli non si sa mai. In ultimo una quota per la formazione professionale, se vuoi stare al passo coi tempi.

C’è anche una quota dedicata alla preparazione del lavoro che andrai a svolgere (è talmente ‘invisibile’ che la dimenticavo anch’io). E poi benzina e manutenzione dell’auto; la spesa; l’affitto o il mutuo; le tasse sulla casa (che se è tua si sommano al mutuo, ma a quel punto sei un privilegiato, arrangiati!).

Se sei donna è tutto più complicato, con buona pace dei tuoi figli. E poi vorrai vestirti? Mettere da parte qualche soldo per gli imprevisti? Permetterti una volta di andare a teatro? Concederti una vacanza? A questo punto sei già in perdita ancora prima di iniziare a lavorare, ma non ti perdi d’animo, non hai alternative. Incrementi l’offerta. Lavori dieci ore al giorno e poi un paio ancora a casa per preparare quello che farai l’indomani. Se il tuo coniuge ha un contratto da dipendente è eroe con te, perché ti sostiene, si accolla le spese più gravose, condivide le tue fatiche.

Se ha una partita Iva siete eroi folli. Solo una cosa ti permette di andare avanti: sapere che se riuscirai sarà merito tuo e di chi crede in te. Ti arrabbi perché a volte la concorrenza è sleale, perché il un’Italia fondata sul volontariato chi lavora ‘a costo zero’ ti mette in crisi. Sei il paracadute di te stesso.

I tuoi ammortizzatori sociali, la maternità, la cassa malattia sono i tuoi parenti. Siamo eroi con un esercito alle nostre spalle. Oggi dico grazie al mio esercito, metto un filo di trucco e vado avanti in quest’Italia che morirebbe senza volontariato e senza di noi… da: http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/

CHI SONO

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A Repubblica dal 1990 al 2008, poi direttore de L’Unità dal 2008 al 2011, è rientrata a Repubblica come editorialista. Laureata in Scienze Politiche all’Università di Pisa, Concita De Gregorio è autrice di numerosi libri tra cui “Non lavate questo sangue” (Laterza, 2001), “Una madre lo sa” (Mondadori, 2006), “Così è la vita”(Einaudi, 2011), “Io vi maledico” (Einaudi, 2013). Nel 2015 ha pubblicato “Mi sa che fuori è primavera” (Feltrinelli), mentre nel 2016 sono usciti “Cosa pensano le ragazze” (Einaudi), legato al progetto omonimo apparso su Repubblica.it, e “Non chiedermi quando. Romanzo per Dacia” (Rizzoli).

Per tre anni ha condotto su Rai Tre la trasmissione televisiva “Pane quotidiano” dedicata ai libri. Poi, sempre su Rai Tre, ha fatto “Fuori Roma” e “Da Venezia è tutto” programmi da lei ideati. Dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 12, conduce con Daniela Amenta “Cactus, basta poca acqua” su Radio Capital. E’ appena uscito il suo romanzo “Nella notte” (Feltrinelli).