Lo Scorrere Del Tempo, di Piera Pistilli

Ogni tanto mi figuro Eraclito osservare il fiume e sentire scorrere nel suo cervello un flusso di idee circa la staticità e la mobilità. 
Sorrido, perché nella mia fantasia, il cervello di una persona che pensa è simile a una cascata di colori che si susseguono creando centinaia di piccoli raggi di energia che noi chiamiamo, nel linguaggio comune, pensiero. 
Siamo così pignoli che differenziamo i pensieri fra profondi, alti, quotidiani, creazioni, allucinazioni e deliri.
Amiamo la nostra capacità di linguaggio e anche se in maniera del tutto inconscia, ogni essere umano, lo usa a proprio vantaggio. 
Esempio pratico: un bambino di circa un anno, sa come attirare l’attenzione materna per ottenere ciò che desidera. “Mamma a be” mamma ho sete, utilizza, molto probabilmente, il linguaggio non verbale, i gesti, per ottenere ciò che vuole.
Del resto la società ci insegna fin dall’inizio che chi ha più capacità linguistica, avrà più credibilità. 
I test di intelligenza, sono spesso strutturati in base nozionistica, più sai , più è probabile che otterrai un risultato alto. A volte, e questa è una forma di onestà intellettuale, sono talmente nozionistici che la valutazione potrebbe essere paragonabile alla capacità di un elefante di volare. 
Il grande Walt Disney, nel lungometraggio ” Dumbo” enfatizza questa stoltezza raccontando la storia del piccolo elefante dalle enormi orecchie che rende la sua diversità il suo punto di forza. Dumbo crede in se stesso e vola, a dispetto delle credenze sociali. Naturalmente il caro Walt indica, a questo punto, l’immediata strumentalizzazione del cucciolo che diventa subito un esempio da mostrare e un business per guadagnare.
Stessa sorte per il brutto anatroccolo , dapprima schernito e osteggiato, allontanato, ma poi divenuto esempio di bellezza, ammirato.
Certo queste storie ci richiamano a credere in noi stessi.
Il nostro Eraclito ci insegna che siamo in continuo mutamento “l’acqua del fiume non è mai la stessa” e anche noi ne usciamo mutati. 
E allora? Che vuoi dire?
Già che voglio dire? Seppur possedessi tutta la conoscenza del mondo ma non avessi la carità, nulla mi gioverebbe ( lettera ai corinzi) 
Perché vedete ad un certo punto ci si accorge che l’unico modo per progredire nella crescita personale è IGNORARE IL CONOSCIUTO. 
Attenzione non dimenticare, ma osservare se stessi e il mondo, con occhi di novità. Se l’acqua del fiume non è mai la stessa, il mio animo non può che percepirla in maniera sempre diversa. Se la vita è un continuo mutare, non posso guardarla sempre con gli stessi occhi. 
Un grande sperimentalista della psicologia, un certo Jean Piaget (1800 libri pubblicati) riassunse in una definizione che trovo illuminante il concetto di intelligenza ” l’intelligenza è la capacità di adattamento insita in ogni essere umano” questo significa che nessuno può essere definito privo di intelligenza, piuttosto ci sono forme di adattamento diverse per cui ci sono diverse intelligenze da misurare, nella cui misurazioni va tenuto conto del contesto in cui tale persona vive.
Ad esempio, se io fossi un uccello sarei stupido poiché non so volare, sarei vittima della mia società per selezione naturale (solo i più forti sopravvivono) e probabilmente mi estinguerei velocemente. Per fortuna sono umana.
Ma anche qui non si scherza! 
Vedete anche noi siamo inseriti nella selezione naturale, la nostra natura trascendentale è solo più evoluta nel problem solving. 
Tuttavia essa ci spinge a aiutare il debole. Perché? 
Potrei spiegarvi il tutto attraverso il concetto di sublimazione freudiana ma sarebbe riduttivo (andate su Google c’è spiegato) poiché se il mio agire è semplice sublimare il mio desiderio, ad un certo punto devo affermare che non esiste il bene (Dio è morto, Friedrich Nietzsche). Ma è una costrizione rinchiudere il tutto in un’assioma, come voler spiegare l’universo con una sola equazione.
E allora? Allora bisogna conoscere per allargare gli orizzonti non per stringersi in un mondo di scienza. Jung era uno psicoterapeuta eccezionale, egli era uno studioso di alchimia, metafisica, metapsicologia, insomma anche lui si era seduto sull’orizzonte degli eventi e osservava.
Quando si osserva si parte da se stessi e ci si allarga fuori, si ritorna al sé, si notano le mutazioni e l’immutato, poiché ognuno di noi è possibilità e staticità. Questo ci permette di essere azione e riflessione, ci fa fare scelte a volte ci rende spettatori. 

Autore: Piera Pistilli

PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA

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