Dalla mia pagina FB “Fabulae e Fiabe”

Una bellissima e panciuta gatta, trovò per riparo ai piccoli da poco partoriti, un comodo e proprizio cavo di una maestosa quercia, ma non si era accorta che anche una stupenda aquila aveva nidificato proprio sui rami, in alto, di quella stessa quercia e guarda caso anche una cinghiala selvatica aveva trovato riparo per i suoi piccoli scavando sotto, nelle radici, di quella bellissima pianta. 
Questa vicinanza era proprio di disturbo per la tranquilla gattaselvatica che pensò bene di escogitare un qualcosa per farli smuovere da quel luogo. 
Una mattina, ben decisa e con il pelo ben lisciato, si arrampicò sulla quercia e arrivò vicina al nido degli aquilotti dove incontrò naturalmente la madre e gli disse:
“ Ahimè, mia cara aquila, la nostra fine,ovvero quella dei nostri pargoli, è certa! Ma non ha visto? Giù in basso! Una cinghalaccia scava tutto il giorno, senza tregua e con foga, per far si che l’albero perda le sue forze e cada, così da poter divorare in un attimo i nostri figli!”
E continuò a raccontare di queste imprese e di queste possibili disgrazie fin tanto che si accorse di aver messo assai timore e paura nell’animo dell’aquila.
Il giorno dopo, soddisfatta dell’impresa del giorno prima, si recò dalla cinghiala e gli disse:
“ Oh che malanno, che malanno cara mia cinghiala! Ma non ti sei accorta che al disopra di noi, sui quei belli e robusti rami, ha nidificato un’aquila? E ha detto che aspetta che noi usciamo per trovare cibo ai nostri piccoli, così essi, essendo soli, saranno preda e cibo per i suoi.”
E anche con la cinghiala essa raccontò di questi pericoli fintanto che si fosse intimorita al punto giusto.
Una volta spaventate per benino quelle conquiline, la gatta se ne ritornò dai suoi gattini e di notte, quando tutti dormivano andava a caccia di qualche cosa da mangiare, mentre per tutto il giorno se ne stava accovacciata con i suoi piccoli fingendo di avere paura dell’una e dell’altra, mentre sia l’aquila che la cinghiala per timore e dalla grande paura che era stata loro impressa, non uscivamo mai. 
Tanto bastò che nel tempo, per mancanza di cibo, la famiglia intera dell’aquila e della cinghiala morirono, e fu allora che la gatta potè avere in abbondanza da che cibare i suoi gattini.

Questa favola, così irruenta e tragica, così violenta e truce altresì non è che la storia dell’uomo la cui lingua biforcuta, che tanto maledice e tanto inventa, da procurare un male doppio e ancor più maligno e crudele. Non mancano purtroppo gli esempi e non sto certo a nominarveli e a descriverveli.

ERREBI da una favola di Fedro del secolo I

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