Momenti di poesia. E la mota prese vita, di Amos Grilli

Momenti di poesia. E la mota prese vita, di Amos Grilli

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E la mota
prese vita.

….l’inizio della
distruzione
di massa…

E venne il giorno
dell’uomo.
Lo scelto il
prediletto.
Colui che doveva
prendere
padronanza
della terrra.
Questo essere
dalla mota
prese forma.
La cosa è assai
sicura.
Perchè è frutto
di una divina
scrittura.
Beato colui
che non vede
e crede.
Si rallegrò
l’inventore
dell’opera
si perfetta.


La creatura
che doveva
essere.
Dal medesimo
protetta.
Volle dargli
a nome “Uomo”.
In origine pare
” Homo”.
Questo caro
figlio
per te l’ho
fatto.
Disse il Padre.
È tutto tuo
sfrutta e magna.
Ma c’è una cosa
che devi fare.
Non mi puoi
disubbidire.
Fece l’uomo
riverenza.
E promise
che mai e poi
mai.
Avrebbe fatto
disubbidienza.
Sembra che
da quella
sia nata
la promessa
“Di Pulcinella”.
Fatale gli fu
una mela.
Il pomo della
discordia.
Quel frutto
proibito.
Che non doveva
essere toccato.
Ma forte
fu la tentazione
di fronte
all’ammaliare
d’un serpente.
Allora si fece
del proibito
consumazione.
Non pensarono
d’essere visti.
Dissero qui
non c’è gente
al di fuori
del serpente.
Quatti,quatti
i nostri due.
Perchè anche
la donna fu
elemento elemento
del creato.
Gli venne messa
al suo fianco.
Perchè era
era stanco
d’essere solo.
Come poc’anzi
ho detto
cercarono
di allontanarsi
senza destare
alcun sospetto.
Ma ahimè
improvvisamente
ci fu una sorpresa.
per la loro
corta mente.
E da quella
disubbidienza.
Il padrone
prese la pazienza.
Venne cacciato
da quel luogo
di cuccagna
sia l’uomo
che la compagna.
Non fu però
una cacciata
senza conseguenza.
Perchè l’adirato
si era troppo
incavolato
dall’essere
tradito.
Allora predisse
a loro
una vita
di dolori.
Compresi
sudori
e stenti.
Per la donna
inoltre
parti dolorarti.
Disse ad essa:
Ora dovrai
popolare la
terra con il
seme del tuo
compagno.
E dal tuo ventre
nascerà un
discendente.
Ti auguro
che non sia
tanto deficiente.
Come quello
che ho creato
io.
Che poi si è
fatto infinocchiare
da un serpente.
Ma anche questo
si mostrò subito
poco sano
di cervello.
Tantoché
per gelosia
ammazzò
suo fratello.
Poi si inventarono
le razze e i colori
della pelle.
Le violenze
l’intolleranze
che hanno
poi portato
all’odio
e alla guerra
La conquista
e il potere
sulla terrra.
L’invenzione
e l’uso
delle armi.
Dicevano
che il loro
servizio
era per offesa
che per difesa.
Ma per qualunque
scopo
tu le usi
o tu le porti.
Hanno un solo
merito.
Quello orribile
di provocare
morti.
Si sono fatti
sempre più
oscuri
tra gli umani
i rapporti.
Cosi è sparita
la speranza
di coniare
la parola
“Fratellanza”.
Che per razza
o colore.
Spesso è rifiutata
dal nostro
cuore.
Ora vorrei
chiudere qui
il mio scritto.
Mentre una
domanda
nella mia
mente
si fa spazio.
Chissà se
qualcuno
da lassù.
Dopo mille
secoli o forse
più e passa.
Non si è già
pentito.
Di avere creato
dalla mota.
L’arma più potente
per la distruzione
della massa.

Amos.

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