“Soltanto chi conosce il male può evitarlo: soltanto conoscendo il demone che si nasconde nel cuore umano si può diventare santi” Mo Yan – Il supplizio del legno di sandalo”

Nel 2012 vinse il premio nobel per la letteratura uno scrittore – saggista cinese Mo Yan pseudonimo di Guan Moye, e sinceramente io non conoscevo affatto e non avevo letto niente di lui. Già si parlava di un suo capolavoro, Sorgo rosso, di cui poi aveva tratto un film dal titolo omonimo, il regista Zhang Yimou.
Io sono sempre stato curioso, quando si danno certi importanti premi, di conoscere e saperne un pochino di più di coloro che ne vengono in possesso, spesso sono già a conoscenza, ho già letto qualche cosa di costoro, ma anche spesso rimango allibito da quanto è vasto questo mondo di scrittura che esistono personaggi di una vastità culturale che io invece non ne ho mai sentito parlare. 
Allora, come faccio sempre, mi prendo il tempo e vado in libreria, dove comincio a cercare le produzioni e le opere di quel determinato autore, mi prendo tutti i libri, mi siedo, se trovo un posto libero, e comincio a leggermi le recensioni che sono solitamente in terza di copertina o sul ripiego della copertina principale. Quando faccio questa ricerca, sono estremamente felice, perchè so che sto cercando un libro senza avere influenze di nessun genere, rovisto in un mondo sconosciuto e posso liberamente scegliere secondo il mio istinto e gusto personale. 
Ugualmente feci di Mo Yan e scelsi “ Il supplizio del legno di sandalo”.

Ritengo che parlare di questo libro sia tendenzialmente difficile e allo stesso modo anche facile, difficile perchè l’autore è uno di quelli che ti trasporta nel suo mondo (la Cina) con una leggerezza e una forza insieme che non hanno uguali, descrivere il suo modo dettagliato e umano, minuzioso e viscerale che lui ha di scrivere, bisognerebbe, a parer mio, essere come lui per farne capire intensamente le sue proprietà. 
Il romanzo parte dalla prossima condanna del maestro dell’opera dei gatti, Sun Bing risalendo all’antefatto, con il susseguirsi di scene e di personaggi tutti avvolti nel fascino misterioso e nelle tramandate tradizioni che caratterizzano il popolo della Cina di sempre. I protagonisti sono due maestri, il primo che ho già citato e il secondo, l’istituzione, Zhao Jia boia del Ministero delle Punizioni.
Tutti e due sono intenti, sullo sfondo di insurrezioni dei Boxer, sulla decadenza dell’impero, a realizzare, l’uno contro l’altro, la loro ultima e grande opera, e naturalmente intorno a loro il normale svolgersi della vita con le passioni, gli amori, gli interessi e le tradizioni che insieme al Paese si stanno sgretolando. Ma saranno i deboli, il popolo, coloro che sono sempre stati ai margini, che insorgeranno contro l’impero e la sua amministrazione, per affermare la loro resistenza.
Ma il fascino a parere mio di questo libro, pieno di ideali e d’amore, è data dai racconti del boia, che con una minuziosa cura e descrizione l’autore riesce a descrivere i vari supplizi che Zhao Jia ha inflitto nella sua carriera e da sottolineare l’opera eccelsa che Mo Yan si dilunga e sulla quale si provono davvero brividi, stupore, un senso puro di repulsione, in poche parole ne diventiamo vittime ma soprattutto esecutori, della morte per “taglio dei 500 pezzi” , 500 pezzi che vengono tolti alla vittima uno alla volta e la maestria del boia deve essere di riuscire a tenere vivo il disgraziato fino all’ultimo pezzo. Detto così parrebbe una barbarie disumana, ma la descrizione di Mo Yan non si avvale tanto nel gesto e nell’operare questa tortura, ma ne descrive le sensazioni e le emozioni, gli stati d’animo del boia stesso nell’infliggere tale supplizio. Qui a mio parere si capisce del perchè del Premio Nobel. L’intento poi dell’autore è naturalmente quello di denuncia, in un paese che poi non è cambiato molto in materia e che molto ancora è da far sapere e conoscere.
La prima volta che l’ho letto sono rimasto esterefatto, ho visto a quale livello può arrivare uno scrittore, a quali capacità può un autore arrivare a descrivere, tale da poter trasportare, e vi garantisco in quel momento se avrete occasione di leggerlo, voi siete il boia e vivrete “realmente” del suo esserlo e del suo forte potere e dovere che ha verso il suo padrone “l’Impero”.
Da questo poi ho ampliato la lettura a altri suoi e più famosi libri, ma per me questo è l’eccelso.

Roberto Busembai (errebi)

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