Il “sovranismo” del mio colonnello e la (in)fallibilità del Papa, di Agostino Pietrasanta

Il “sovranismo” del mio colonnello e la (in)fallibilità del Papa, di Agostino Pietrasanta

Domenicale Agostino Pietrasanta https://appuntialessandrini.wordpress.com/

Mi arrabatto, da qualche tempo, in un enigma, un nodo pressoché gordiano e non riesco a venirne a capo. Se tutti hanno diritto di sbagliarsi, salvo ravvedersi,  perché all’elettore un diritto tanto basilare viene negato?. Mi ingarbuglio senza via d’uscita, dal momento che, è ben noto, l’elettore ha sempre ragione.

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E siccome si tratta della maggioranza degli Italiani dopo il traguardo dei diciotto anni, almeno in un’occasione non sbagliano mai: quando vanno a votare.

Che scelgano Lega, Partito Democratico (PD), che preferiscano i Pentastellati condotti da Di Maio o i Fratelli d’Italia moderati dalla Meloni, che si affidino ai vari cespugli della Sinistra, nati dalla libidine della divisione ben conosciuta, che continuino a credere in Berlusconi o infine (la maggioranza relativa) che non vadano a votare hanno comunque e sempre ragione. Insomma elettore/errore deve considerarsi un ossimoro; l’elettore che sbaglia non può essere se non una contraddizione in termine, “…la contraddizion che nol consente”.

E così mi ingarbuglio, mi confondo e rischio di pensar male,  cioè di far peccato, il che è grave soprattutto per uno che sa bene di essere alla vigilia della resa dei conti.

Così, i miei lettori lo sanno, come sempre quando non vedo conclusioni, mi affido al ricordo. Nel 1964, frequentavo, per servizio militare, il corso allievi ufficiale e sottufficiale di commissariato a Maddaloni. Lì incontrai un colonnello di nome Pasquale Santobello, siciliano. Ovviamente il nome è di fantasia, ma il personaggio è non solo autentico, ma proprio fedele alla descrizione che tenterò di proporre.

Era e si dichiarava fascista, in un passaggio in cui la dichiarazione poteva far problema; lui però affermava di fregarsene. Si presentò a noi (eravamo in venti) senza infingimenti: “…ho tre lauree, ingegneria, giurisprudenza e lettere antiche e sono fascista fedele; se qualcuno ha qualcosa da dire, me ne frego!” Tentava di insegnarci, senza convinzione, una disciplina curricolare, “armi e tiro”, ma diceva che con noi era tempo perso, perché alla prima scaramuccia vera, saremmo scappati. E rideva di cuore, divertito al nostro stupore.

Con ciò era la miglior pasta d’uomo che, di suo, non avrebbe fatto male a una mosca. Forse, per questo alla fine della guerra e alla caduta della repubblica di Salò di cui era stato sostenitore, benché non fosse stato perseguito penalmente, fu sanzionato sul versante disciplinare: già di grado superiore (colonnello) fu declassato a capitano. Poi, ripercorrendo la carriera, era di nuovo diventato colonnello, alla vigilia della pensione. Faceva dei discorsi speciosi. Affermava che l’unica soluzione istituzionale e politica che avrebbe potuto funzionare era…il sovranismo (diceva proprio così); ovviamente noi pensavamo che fosse una sua fisima o un suo modo di definire un pensiero, ma un modo che, in allora,  non aveva riscontro in nessun vocabolario corrente. Evidentemente, in anticipo di cinquant’anni, esprimeva la sua teoria più o meno come segue. Se siamo in quattro e uno vuole primeggiare non ha che una soluzione, asservire gli altri tre; se i tre ci stanno, bene, altrimenti si fa la guerra. “non sono il primo a pensarlo (diceva) le guerre si fanno o si preparano, se non si preparano, si perdono”

E guardava me e un mio amico, anche lui laureato in lettere, ammiratori entrambi di Machiavelli che il Pasquale adorava. Ci aveva presi di mira, ma bonariamente, accettando ogni contraddittorio, ma evidentemente per divertimento. Se gli facevamo osservazione che in tal modo si sarebbe arrivati alla terza guerra mondiale, la sua conclusione era disarmante: certo, la seconda c’è già stata.

Allora alzavamo il tiro: gli parlavamo di libere elezioni, di regole democratiche, mentre lui ostentava il più polemico dei sorrisi ironici. Poi rispondeva, più o meno in questo modo, “ …vi pongo un dilemma. Siete su una nave in mezzo a una burrasca, rischiate di andare a fondo; a chi vi affidate? A chi sarà votato democraticamente? A chi osserva le regole democratiche? O a chi con prepotente determinazione vi tira fuori?” E ancora, “…siete di fronte a un nemico, vince chi spara per primo e con più intelligenza o chi osserva le regole e le convenzioni?” Noi allocchiti, lo divertivamo un mondo.

Di tutto questo, mi sono ricordato in questi giorni perché ho letto di Papa Francesco che continua a ripetere che il sovranismo provoca guerre; proprio come la pensava il Pasquale. Ovviamente con una decisiva quanto ovvia distinzione: che quanto il Santobello riteneva inevitabile e positivo, il Papa ritiene evitabile e negativo. Sta alla responsabilità degli uomini evitarlo.

Qui però ricasco nella confusione perché leggo di miss Giorgia (Meloni), la quale afferma e spergiura di volere una soluzione sovranista e cristiana.

Ora con un po’ di benevolenza capirete il mio sconcerto: la Giorgia e il Salvini affermano la coesistenza del sovranismo col Cristianesimo e poiché sono votati da un consenso che non sbaglia per definizione, sono sicuramente nel giusto. Papa Francesco va dicendo che il sovranismo non è cristiano e il Papa è infallibile. Come si fa a capire? Come si fa a conciliare? Qualche spirito faceto mi opporrà che qui siamo in politica e l’infallibilità pontificia non rileva. Già!  …ma vi sembra solo un fatto politico e non di rilevanza morale lasciar morire migliaia di uomini in mare?

Insomma non ne vengo a capo, mi arrabatto, mi ingarbuglio, mi confondo e rischio di pensar male. Però senza la pretesa di indovinare: sia chiaro!

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