Ampie schiarite 9. Co-housing giovani, offerta razzista rifiutata, copyright tutelato, daspo ai falsi tifosi

Ampie schiarite 9. Co-housing giovani, offerta razzista rifiutata, copyright tutelato, daspo ai falsi tifosi

di Carlo Baviera https://appuntialessandrini.wordpress.com

Il bene da scoprire e diffondere. Buone notizie che aprano alla speranza e alla fiducia

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Co-housing fra giovani europei – Per Il CIR e Refugees Welcome Italia ha realizzato un progetto, nelle città di Roma, Torino, Milano, Bologna, Venezia, Genova, Catania, Matera, Firenze, Lecce e Verona, per  promuovere fra i giovani dell’Europa e immigrati, al di sotto dei 35 anni il co-housig. L’iniziativa servirà per un mutuo aiuto tra rifugiati e giovani studenti o lavoratori; e non si limiterà solo ad offrire la condivisione dell’alloggio, ma anche la condivisione di una rete di supporto e relazioni verso la piena autonomia. E’ previsto un rimborso mensile per chi si metterà a disposizione per l’ospitalità e la coabitazione, che avrà una durata da 6 a 12 mesi. E’ l’Europa che aiuta percorsi di accoglienza, integrazione, amicizia.

Se la beneficienza è “parziale” –  “La carità non manca di rispetto” recita la 1^ lettera ai Corinzi. Perciò un parroco ha rispedito al mittente il contributo per i poveri, che gli era stato offerto perché lo distribuisse “ma solo agli italiani”. Il Parroco ha la schiena dritta e conosce ciò che ordina il Vangelo di cui è annunciatore: amare il prossimo, anzi farsi prossimo, senza distinzioni. “Allora vieni a riprendertela la tua offerta” ha risposto esemplarmente. Voto di stima: 10 e lode.

Direttiva storica – Il 26 marzo il Parlamento Europeo ha fatto registrare quella che è stata definita “una giornata storica per la proprietà intellettuale, la creatività, i diritti degli autori di musica, articoli e di contenuti culturali” approvando la Direttiva sul copyright online. Ha affermato la On. Silvia Costa, nella sua dichiarazione di voto: “Noi europei dobbiamo avere una grande ambizione con la direttiva sul copyright: far capire al mondo che anche gli attori dell’ecosistema digitale non possono calpestare diritti, violare la dignità delle persone, sfruttare e sottopagare il lavoro di altri, ignorare la fatica di investire in competenze e professionalità, armare campagne diffamatorie contro i rappresentanti dei cittadini quando si toccano i loro interessi commerciali miliardari.[..] Perché è in gioco la libertà e la diversità culturale, il valore del lavoro intellettuale e creativo, il pluralismo delle testate, il giornalismo di qualità, ma anche la sostenibilità della industria culturale e giornalistica europea, la ricerca e l’investimento in nuovi autori, milioni di posti di lavoro per artisti e professionisti della musica, del cinema, dell’audiovisivo e dell’editoria, la sopravvivenza stessa del giornalismo libero e di approfondimento. [..] Ai giovani va detto: la vera libertà è la garanzia dell’accesso alla conoscenza non manipolata o omologata e dare valore al lavoro intellettuale anche dei loro coetanei. Significa anche assicurare la certezza della responsabilità di chi ha posizioni dominanti sulla rete e rastrella miliardi di pubblicità su contenuti prodotti da altri senza alimentare la catena del valore. Quindi oggi è un grande giorno per la democrazia e la giustizia in Europa, un esempio per altri continenti, come è stato per il regolamento sulla protezione dei dati”. L’Europa, quindi, molte volte non è matrigna.

Giovani meno trasgressivi – Avvenire di fine marzo riportava questa rivelazione evidenziata dagli indicatori: “i giovani di oggi si ubriacano meno, si drogano meno, fumano di meno, fanno anche meno sesso. E a quanto pare non si prendono più a pugni. [..] Al tema aveva dedicato un’inchiesta l’’Economist’ del 10 gennaio 2018, illustrata efficacemente con l’immagine di un adolescente che impugna l’immancabile smartphone e alle sue spalle l’angioletto che sconfigge il diavoletto. Molte le cifre a supporto della tesi: dall’aumento dei giovani astemi, agli adolescenti che non hanno mai fumato, al crollo dei giovanissimi che asseriscono di essere sessualmente esperti, fino alle chiusure dei pub inglesi o al calo delle denunce per rissa tra minorenni”. Fra le ragioni che incidono su questi nuovi comportamenti (positivi)  “è però anche l’aumento delle relazioni virtuali dovuto alla tecnologia”. Prendiamo per buona la notizia, ma in quanto al virtuale meglio non considerarlo un aspetto da enfatizzare: utile per molte cose, ma da usare con prudenza e senza diventarne schiavi. Altrimenti si passa da un modo di essere trasgressivi ad una condizione di omologazione/dipendenza.

La Juve mette in riga i tifosi – Daspo per chi ha fatto il verso dell’aereo durante il Derby alla vigilia della ricorrenza dei 70 anni da Superga. Cinque anni fuori dallo Stadio. Finalmente si passa a misure severe per gli imbecilli della gradinate. Soprattutto dalle curve degli stadi, dove si manifesta anche e soprattutto il tifo più vero e folkloristico, abbiamo sempre più spesso esempi di cafonaggine, di violenza, di razzismo. I Presidenti e i dirigenti delle società di calcio sono, molte volte, messi con le spalle al muro, quasi presi virtualmente in ostaggio dai voleri e dagli atteggiamenti di cretini (perché non sono tifosi) e le famiglie tenute lontane dagli stadi per paura. L’unica ragione valida per protestare è il caro biglietti; ma protestare lo si può fare in molti modi e senza eccedere a comportamenti violenti. Per il resto il tifoso ha diritto ad esprimere opinioni e desideri su acquisti o cessioni, sul gioco, sulla forma atletica, ma senza mai eccedere, in quanto sono l’allenatore e il settore tecnico (da professionisti) ad avere la responsabilità di portare avanti i propri concetti e applicarli. Però ciò che più sconcerta negli stadi sono le manifestazioni di beceri insulti alla memoria, di razzismo e di apologia di fascismo troppo spesso tollerati, o pagati dalla società e dai veri tifosi, attraverso stadi chiusi, multe, penalizzazioni. Finalmente una società reagisce e si pone come esempio: e allora, brava Juve!

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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