LE INDAGINI DELL’ISPETTORE NONLOSO’ – FERRAGOSTO AL LAGO (Prima parte)

Il cielo della notte copriva, con il suo manto brillante di stelle, la valle sottostante e si specchiava, maliziosamente, nel lago, specchio solitario in quell’immenso mare di verde boschivo, era notte fonda e la luna aveva approfittato di questa celestiale gioia della natura, per farsi ancora più bella e splendere sul suolo, rubando luce in abbondanza a un sole in lontananza. Un’ombra umana, vagava nel sentiero vicino al bordo del lago, pesantemente camminando per il peso che doveva sopportare, di un grosso e informe sacco che portava sulle spalle, era un sacco di plastica nera, tanto assorbiva del chiarore della grossa luna piena, ma l’ombra proseguiva in direzione del lago e ora era alle sue pendici, scaricava sul terreno il sacco pieno, snodava il nodo della corda d’ormeggio di una barca, vi caricava l’involucro e poi saliva dentro a remare, piano, senza dover fare un forte rumore, non tanto perchè qualcuno lo potesse udire, ma tanto per non disturbare il suo fare losco. 


Lo smuovere delle acque, con la barca e con i remi, provocavano le consuete circolari formazioni ondose da smuovere il cielo riflesso, in un brillare discontinuo e luccicante, un effetto impressionante e romantico a chi lo avrebbe potuto vedere e gradire, ma la nostra ombra non era di quello stesso avviso, arrivato che fu al largo, si dedicò al sacco, allegando con una corda un grosso peso in ferro, che certamente già precedentemente aveva caricato nell’incavo della barca, e poi si alzò in piedi e con un notevole sforzo, scivolò piano piano l’involucro nell’acqua e per ultimo vi gettò il peso, che fu l’unica cosa che provocò un rumore, come un canto spezzato, come un frantumare di un vetro che era il livello del lago. La barca continuò il suo cammino per l’opposta direzione da dove era venuta, e sparì dietro l’insenatura del lago, dove un promontorio carico d’alberi viene a posare, quasi a sembrare un braccio dell’alto monte a dominare.

Aveva finalmente avuto le aspirate ferie, ovvero quattro giorni, compreso il ferragosto con annessi il sabato e la domenica, quattro sospirati giorni che l’ispettore Nonlosò decise di trascorrere lontano da ogni fare e pensare, soltanto una località di montagna gli avrebbe dato la pace di cui aveva bisogno. Erano stati giorni, anzi mesi intensi, quelli trascorsi, non tanto per il lavoro, che certamente non dava mai posa , ma per i problemi familiari che lo avevano trasformato, se non nell’aspetto fisico, comunque in parte, ma in quello morale. Nel giro di pochi mesi aveva avuto da confortare sia il figlio, che se stesso dalla notizia del male che aveva colpito la sua ex moglie, che nonostante la separazione erano rimasti in assoluto rapporto d’amicizia, dovuto anche e soprattutto per il figlio, che per motivi logistici e non forzati, era stato affidato a lui, in quanto lei impegnata nel suo lavoro che la portava spesso all’estero. Ma nel breve le cose erano peggiorate, il male del secolo prendeva sempre più il sopravvento fino a dominare e portare il conseguente distacco totale. Suo figlio ne aveva risentito ulteriormente e lui aveva dovuto chiedere un permesso speciale per poterlo seguire. Ma ora, ed era quasi un anno, aveva bisogno di dedicare uno spazio a se stesso per poter riprendere, là dove si era lasciato, anche se diverso, ma ricominciare e finalmente ora aveva ottenuto questo momento e eccolo in questo piccolo paese montano, tra abeti, castagni, montagne, tanti animali e… un lago.

La famiglia dell’ingegnere Rubini, al completo, padre, madre, il giovane figlio da poco maggiorenne, la figlia adolescente, il nonno e la zia, sorella del nonno, erano soliti trascorrere la settimana di ferragosto, lontani dalle spiagge e dai rumori della città metropoli dove abitavano, e si recavano come sempre al castello Monfeltri, antica e ereditata residenza degli antenati conti del barone Arnoldo, il nonno, padre della signora Rubini, Franca. 
Il castello era custodito da un’intera famiglia locale, che si curava anche del vasto giardino che lo circondava, era una numerosa famiglia, conoscenti dell’ingegnere dai tempi di passate avventure scolastiche, l’ingegnere, Aldo, era nato in questo paese montano da una semplice e comune famiglia dedita al lavoro nei campi e pascoli di mucche, e insieme a Giovanni, ora guardiano in primis, aveva scorrazzato per quei monti e fatto innumerevoli tuffi in quel bel lago.
Come ogni anno, Giovanni e sua moglie sapevano che i “signori” sarebbero arrivati, e come ogni anno si aprivano le grandi finestre, si spolverava e si lucidavano i mobili interni, si mettevano le tende e si scoprivano le sedie e i letti dai polverosi teli sopra deposti, si stendevano i materassi e i guanciali sopra la vasta terrazza a prendere il sole, si riempivano le dispense e i frigoriferi con masserizie e prodotti alimentari, si accendevano i fuochi della grande cucina per accertarsi che non ci fossero problemi dovuti allo stare da tempo, spenti. Insomma tutto questo almeno un mese e mezzo prima, tanto che quando la grossa auto nera si inerpicava su per la salita che portava al castello, tutto era in perfetto stato, come fosse trascorso giusto un giorno di mancata presenza, tutto era pronto per il solito periodo estivo, che quest’anno fortunatamente garantiva bel tempo e anche docilmente caldo, giusto per scampagnate e tuffi al lago.

“Buongiorno ispettore” era il saluto del portiere dell’albergo dove era alloggiato, una piccola locanda di circa una decina di camere, ma ben curato e pulito, conduzione familiare e semplicità negli animi e nell’alloggiare.
“Buongiorno signor Pasquale” rispondeva Nonloso, e nel farlo notava la contrapposizione del nome in questione con l’ambiente, un nome tipicamente delle regioni del sud, dove domina il sole e il mare, mentre qui cozzava, nel pronunciarlo, con i solidi monti. 
“Bella giornata oggi, ha intenzione di andare al lago? Se ci va troverà sicuramente con chi chiacchierare, perchè in questi due o tre giorni c’è una gara di pesca, una piccola gara tra amatori locali.” ribadì il portiere, mentre era intento a posare le chiavi di coloro che già si erano alzati e fatta colazione. 

La locanda, “Il lago dorato”, così era conosciuta, aveva la fortuna di essere sempre vivida di villeggianti o ospiti saltuari, l’attrattiva del lago era uno stimolo forte, e Pasquale & Co. aveva avuto fiuto, circa 15 anni or sono, quando dalla provincia Calabra salì qui, al Nord, come cameriere e cuoco, per poi richiamare l’intera famiglia e intraprendere il lavoro di affitta camere, avendo avuto l’occasione di comprare un piccolo edificio a un uomo del luogo, che ormai solo e con le ore contate per un grosso “male”, si disfaceva di tutto quello che possedeva a buon prezzo. E con l’aiuto della moglie, dei due figli adulti e poi delle relative consorti, da affitta camere, la locanda era diventata quella attuale, con tanto di piccolo ristoro per il viandante e una ricca prima colazione per gli ospiti.
Al momento, oltre l’ispettore Nonloso, vi erano alloggiati due coppie di giovani francesi, che erano venuti,oltre che per divertimento, anche per studi sulle erbe e sulle piante, tutti e quattro erano biologi da poco maturandi, un altro ospite era un signore di una mezza età, solitario, riservato, che pare fosse da poco separato dalla moglie, e per ritrovarsi nella sua ritornata libertà, aveva scelto questa zona appartata del mondo, dove incanto, luce e silenzio facevano da contorno.
Una coppia di ragazzi, erano ospiti nella camera all’ultimo e terzo piano, una delle due che vi erano, l’altra era chiusa per lavori, pare fossero musicisti o qualcosa del genere, che erano in cerca di una vena artistica per sfondare, uno suonava la chitarra, l’altro il pianoforte ma nessuno dei due aveva con se lo strumento, il secondo ovviamente, il primo non si sa.
Una coppia di sposini novelli in giro di nozze, erano ospiti nella camera, al secondo piano, vicina a quella dell’ispettore. Erano una coppia carina, lui alto e snello, simpatico e molto solare, lei, dai capelli rossi e lunghi, un poco più riservata, forse timida, ma cordiale. Rimanevano vuote due camere, ma una era stata prenotata da un’altra coppia straniera, ma al momento non si erano ancora visti, l’altra effettivamente aspettava ancora il suo ospite, e forse essere vuota era un bene, perchè come diceva il Pasquale, ho sempre pronta una stanza a un’improvvisato pellegrino che voglia riposare.

Nonlosò uscì dalla locanda che già il sole era alto, aveva riposato molto profondamente e questo era già positivo, la mente subito navigò al pensiero di suo figlio che era partito, con altri suoi tre amici, per una escursione organizzata nel deserto africano, località di cui non riusciva a nominare neppure con il pensiero. 
“ Almeno anche lui può apportare ossigeno nuovo nei polmoni e nel cervello” così si diceva l’ispettore e intanto camminava tra le vie strette e ripide di quel piccolo paese, incontrando poche persone, ma ognuna occupata alle sue mansioni.
Stava ancora camminando tra i suoi pensieri quando si sentì, con sorpresa, chiamare:
“Ispettore, ispettore Nonloso”
La voce proveniva dal piccolo bar della piazzetta, dove fuori erano posti tre tavoli rotondi con relative sedie in plastica bianca, in una di queste era seduto colui che lo aveva nominato e….
“ Ingegner Rubini! Che sorpresa” fu l’esclamazione dell’ispettore che nel frattempo si era avvicinato al suo interlocutore e del quale aveva stretto la mano a risposta del saluto cordiale.
“ Mi sarei aspettato tutto e tutti ma lei, mai avrei pensato di trovarla tra queste montagne, in questo paese sperduto…..ma mica è per lavoro? E’ da un giorno che sono arrivato ma non credo sia accaduto niente di particolare?”
“No, no ingegnere, solo per riposo, e spero tanto che mi possa durare, che non venga richiamato prima, vorrei trascorrere il ferragosto, se mi è consentito…..Lei in vacanza?”
“ Come ogni anno, ispettore, sono al castello di mio suocero…..”
“ E’ vero, che sbadato, me ne ha sempre parlato di questo castello….”
“ Sarebbe cosa gradita se volesse visitarlo, l’accompagno, così facciamo quattro chiacchiere, sempre che non abbia cose diverse da fare.”
“ Ben volentieri, del resto me ne volevo andare al lago, ma ho saputo che c’è una gara…..”
“ Si….di pesca…..come tutti gli anni, in questo periodo, che poi di pesci in questa stagione, nel lago, ce ne sono pochini, e vince ….chi ne pesca almeno uno” E scoppiò a ridere, poi subito calmatosi…. ” Allora andiamo?”
“ Andiamo” rispose l’ispettore e lasciarono insieme la piazzetta, avviandosi verso un sentiero in salita, subito dietro il piccolo bar, mentre dal lago giungevano le voci concitate dei partecipanti e delle persone che erano andate a curiosare.

L’ombra nascose la barca a riva del lago, coprendola di arbusti e foglie seccate, muschio e altri residui di sottobosco, distesa capovolta a fianco di un enorme masso del monte, poi silenziosa si incamminò nel bosco di abeti, risalì la lieve collina e arrivata in cima, alla strada asfaltata, un’auto nera parcheggiata nascosta tra gli arbusti, la stava aspettando. L’ombra aprì l’auto, sedette al posto del guidatore e ingranò la marcia, poche manovre e già era lontana sul crinale del monte, poco rumore e poi solitudine, ancora con la magica luce di riflesso sul lago, un riflesso che non era più chiaro ma sapeva di morte.

Il tempo del divertimento e del riposo scorrono inevitabilmente senza freno e con apparente senso di corsa estremamente più veloce del consueto, già erano due giorni che Nonloso si stava riposando in quello sperduto paese montano, e già sentiva il peso del ritorno, ma non ci doveva pensare, oggi pare che fosse finalmente ferragosto e, anche se non aveva niente da fare, era un bellissimo giorno da ricordare, passeggiate, chiacchiere tanto per socializzare, bevute e pasti genuini e non birre e panini digeriti con la fretta e l’ansia del cercare e scoprire, indagare e arrestare.
Un forte bussare alla porta della camera, distolse il pensare dell’ispettore, che ancora in mutande se ne stava seduto sul letto a fantasticare, chiese chi fosse e la risposta fu:
“Mi scusi ispettore, sono Pasquale, c’è all’ingresso l’ingegnere Rubini che ha urgenza di parlarle”.
“ Vengo subito, il tempo di mettermi qualche cosa e gli dica che lo raggiungo”
“ Grazie signore e scusi di nuovo ma è molto agitato e ha insistito perchè la svegliassi…”
“ Va bene, va bene arrivo….”
Fortuna che avevo detto di riposare pensò tra se mentre si vestiva frettolosamente, dopo essersi sciacquato il viso e le mani, una veloce pulizia ai denti e una camicia bianca, un paio di pantaloni a gamba lunga, un cappello di paglia sulla testa e via, a sentire cosa di importante aveva l’ingegnere.
Era appena sceso, che già Rubini gli era corso incontro:
“ Buongiorno ispettore, devo parlarle, possiamo trovare un posto riservato?”
“ Buongiorno…..mi faccia pensare…ma si venga, andiamo sulla veranda, ci prendiamo anche un caffè, tanto a questa prima ora del mattino non c’è ancora nessuno……è ferragosto” e questa ultima parola la disse con una sarcastica nota a criticare, ma leggera da non farla poi tanto pesare.
Seduti il Rubini iniziò a parlare:
“ Mi scusi il disturbo, ma ho un problema …mio figlio Paolo è scomparso! Ovvero da ieri sera non è rientrato……non lo ha mai fatto e non credo che avesse intenzione di andarsene.”
“ Quanti anni ha? Se non erro è maggiorenne…..”
“ Si, ma non è…..”
“ Signor Rubini credo che sia avventato parlare di scomparsa…..i giovani di oggi trovano sempre un qualche cosa che li distrae al punto di dimenticarsi persino di dormire…..non le pare che sia troppo drammatizzare….e poi come mi dice lei non ci sono attenuanti che possono far dubitare….”
“ Ha ragione ispettore, ma è sempre stato un ragazzo tranquillo e anche piuttosto appartato, poi di amicizie qui in paese non credo…anzi…ne sono certo…non ne ha da poterlo così distrarre …..”
“ Via si calmi, prima prendiamoci questo buon caffè, che serve anche a svegliare la mente, poi con calma mi racconta dall’ultima volta che ha visto suo figlio e così valutiamo insieme su come procedere…..”
Pasquale con molto tatto e riservatezza, aveva annunciato il suo ingresso sulla veranda, portando con un vassoio i due caffè e….
“ Ispettore mi sono permesso di portarvi anche due pasticcini per fermare anche lo stomaco….”
“ Ah…si grazie Pasquale,…lasci pure il vassoio….facciamo da noi…..e a proposito avrebbe la compiacenza di non fare entrare nessuno almeno per un poco che noi ci tratteniamo, le sarei molto grato”.
“Ma certo ispettore, chiudo la porta d’ingresso e quando volete uscire basta che bussiate, siamo più sicuri che non vi disturba nessuno.” e nel parlare diede un’occhiata all’ingegnere che notava molto turbato e in forte apprensione, e si chiedeva cosa poteva essere accaduto.
“Grazie, molto gentile.” rispose Nonlosò, mentre metteva le due tazzine con relativo piattino sul tavolo, e prendeva volentieri un dolcetto, quello con la ciliegina candita in mezzo, una peccaminosa delicatezza del palato.
Finalmente soli, l’ispettore chiese a Rubini di parlare.
Aveva visto suo figlio, la sera, prima di cenare, e gli aveva detto che sarebbe andato a fare un giro al lago per vedere come si era conclusa la gara, che domani, cioè oggi, giorno di ferragosto, ci sarebbero state le finali, ma che non l’aspettassero per cena perchè sarebbe andato con Nicola, uno dei figli del loro guardiano, a mangiare una pizza. Aveva aspettato fino a tarda notte, poi impaziente si sera incamminato, a piedi, verso la casa di Giovanni, che si trova a poca distanza dal castello, quando ha incontrato Nicola che stava rientrando, lo aveva fermato e questi gli aveva detto che Paolo si era trattenuto con una ragazza a chiacchierare ma che sarebbe rientrato al più presto. Rassicurato ritornò verso casa e disse a sua moglie che non c’era da preoccuparsi, poi però le ore camminavano e si era fatta quasi mattina , ma suo figlio non era rientrato e l’angoscia aveva cominciato a risorgere sempre più affannosamente, e aveva allora pensato di rivolgersi al suo amico ispettore.
“ La ringrazio per la fiducia, ma in attesa ha saputo chi era quella ragazza?”
“ No, anche perchè sono venuto subito da lei e non ho parlato con nessuno. Ispettore mi aiuti, mia moglie è già disperata, io non lo sono di meno…..”
“ Tranquillo, sa cosa facciamo? Ora torniamo al castello e lei poi mi accompagna dal guardiano, così tanto per parlare con suo figlio….come si chiama?…..Ah si Nicola…e farci dire chi possa essere quella ragazza…per poterla trovare.”

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: by Fredrik Strømme

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