Segnalazione del libro “Cent’anni” di Giuseppe Bordonali

 

COVER-centanni-PROCESSATO_1-.jpgBuongiorno, oggi vi segnalo il libro di Giuseppe Bordonali intitolato “Cent’anni” Edito da Castelvecchi. 

Congratulazioni Giuseppe!

Sinossi 

Arturo, professore di latino prossimo ai cent’anni, riassume il dramma della sua esistenza citando Virgilio: “Puer, cui non risere parentes, nec deus hunc mensa, dea nec dignata cubili est.” Chi non ha conosciuto l’affetto dei genitori, non avrà neanche quello degli déi. Così il vegliardo inizia il racconto della sua avventurosa vita:

“Ma mère. In francese parlava con mia nonna. Mi piaceva la musicalità di quella lingua che però odiavo, perché ritenevo fosse lei ad allontanarmi mia madre.”

Alla morte della madre Arturo scopre la tragedia che l’ha privato dell’affetto materno, ma anche il padre tiene il figlio a distanza. Autoritario Gattopardo siciliano, lo tratta dispoticamente, per poi pentirsene solo alla fine della sua esistenza. Ad Arturo non resta che rincorrere nelle donne l’affetto negato, trovando in Costanza una sensuale croce e delizia, in Elena la madre dei suoi figli, ed in Laura la tenera compagna della sua vecchiaia.

Pilota di D’Annunzio durante la Grande Guerra, Arturo scopre poi a Fiume le idee rivoluzionarie di De Ambris, descritte nella Costituzione del Carnaro, che il Vate legge una sera all’Ornitorinco ad Antonio Gramsci: la Libera reggenza del Carnaro dà il voto alle donne, istituisce l’habeas corpus, ammette il divorzio, l’omosessualità e il libero uso di droghe. Fiume riconosce per prima al mondo l’Unione Sovietica, e da essa viene a sua volta riconosciuta. La città vive un momento d’euforia, con le bande musicali che diffondono suoni per ogni via, mentre le navi catturate dagli Uscocchi distribuiscono viveri ed armi. La libertà e l’anarchia dei legionari futuristi, socialisti e antimonarchici viene però stroncata, durante il Natale di sangue, dalle cannonate dell’Andrea Doria sulla città. Arturo mal sopporta il Ventennio, soprattutto per il pessimo rapporto col gerarca locale e, allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, segue con ansia i bollettini dall’Africa Orientale, dove il figlio Andrea è pilota. Il gerarca gli fa credere che Andrea sia morto, e ad Andrea, prigioniero in Sudafrica, fa comunicare che tutti i suoi familiari sono deceduti durante un bombardamento. Solo dopo vent’anni padre e figlio s’incontrano casualmente, e l’emozione del vecchio è così intensa da stringergli il cuore in gola. Arturo conosce anche Canepa e la rivolta indipendentista siciliana, quindi racconta la vita sua e dell’Italia, dagli Anni Cinquanta sino al lancio di monetine su Craxi, dinanzi all’hotel Raphael. Il romanzo si conclude col dialogo tra la figlia di Arturo e il nipote:

“- Mamma, parlano già di Seconda Repubblica.

– Sempre a scimmiottare i francesi, noi italiani.

– Ha nuovamente ragione il principe di Salina: tutto deve cambiare, perché nulla cambi. Cambieranno di numero le Repubbliche, ma la politica sarà sempre affamata di soldi e consenso.

Dal manoscritto alzo gli occhi a mio figlio: insegna al Maurolico di Messina, anche lui latino e greco, come nonno Arturo. Gli sorrido, perché rivedo in lui mio padre, la continuità della vita e della storia umana. Lui mi guarda, m’accarezza e, non so perché, mi sussurra: Incipe parve puer risu cognoscere matrem. Mi dà poi un bacio in fronte e va via, lasciandomi alle parole di mio padre.”   

Chi è Giuseppe Bordonali?

Mi chiamo Giuseppe Bordonali, vivo a Siracusa, dove sono nato sessantaquattro anni fa. Ho già pubblicato cinque romanzi storici con piccole case editrici, ottenendo buon successo tra i miei lettori (Il dono di Ahmet pascià, Morrone editore 2003; Le ali di Icaro, Verba Volant, 2003; Uomini del Conte Rosso, Sovera 2004; Vento di libertà, Sovera 2007; Il segno del cavallo, Santocono 2012).

Titolo: Cent’anni

Autore: Giuseppe Bordonali

Editore: Castelvecchi

Data di Pubblicazione: Gennaio 2019

 

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