Compensazioni equoree

Sentori di vagiti stesi al sole
tra diafane distanti formazioni
velate da riflessi repentini

Cambi erranti di luce
che s’intrecciano fin sopra la retina
nel forgiare armonie di riverberi
persi in abbacinanti… emulsioni
per avvertire vetuste parvenze
aperte tra urla e acustiche vaganti
in friabili frequenti oscillazioni

Sopore… nel dolore già m’accascio
Gli aspetti defluiscono… pervadono
sfumano in danze di vago colore
oltre l’amaro suono più acuto
mentre le incerte forme dei passanti
s’inceneriscono in un sodalizio
con le solite ed esili fattezze
come scordate esperienze visive
scivolando negli imi contagiati

Di stridore in tremore
mi sollevo stremato nella quiete
di una piazza deserta
irraggiata da un sole scintillante
sui lapilli di tinte sottovento

Nella pace di una giornata sciolta
nei vapori saliti in altitudine
sminuzzati alla vista e poi svaniti
in mezzo a tanta folla
perso in abbacinata solitudine
corro in un buio di vivida luce

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