LA PIOGGIA ONIRICA DI FAUSTO NAZER

LA PIOGGIA ONIRICA DI FAUSTO NAZER

Nazer ha attraversato stagioni pittoriche significative senza mai abbandonare il figurativo, infine approdando a un linguaggio di intensa e riconoscibilissima poetica artistica e cifra stilistica. La dicotomia esistente tra Fausto Nazer uomo e Fausto Nazer pittore è solo apparente: chi conosce Fausto resta spiazzato dall’energia calda che trasmette, e dalla apparente malinconia delle sue opere urbane, con fondali e persone “lavate” da una pioggia insistente. Nazer attraverso questo ciclo importante, sviluppato con dedizione negli anni, ci mette di fronte al suo mistero, che diviene stimolo della nostra ricerca e motivo dominante che ci fa avvicinare con l’attenzione e il rispetto che le sue opere richiedono.

fau Ritrovo in Piazzetta olio su tela a spatola 80x100 anno 2019Fausto foto x bio

ASPETTO TECNICO – Nazer paesaggista traspone su tela visioni paesaggistiche viste in ogni condizione di luce e in ogni stagione: la sua voglia di esplorare la natura è supportata da notevole controllo delle pennellate, coscienza tecnica del tratto, visione attenta agli equilibri compositivi, consapevolezza coloristica, forte interpretazione delle cromie. Tutto l’impianto tecnico nazeriano rende palpitanti di luci ed emozioni partecipate i suoi dipinti perché la sua tecnica non sostituisce MAI il suo sentimento ma ne diventa strumento per cantare la bellezza che vede e interpreta con meraviglia autentica e consapevole. Esterna la sua visione con oli, acrilici, pastelli, matite, smalti, piegando alle esigenze figurative e di genere le varie tecniche, usate con evidenza di chiaroscuri e contrasti, o con pregevole morbidezza pittorica.

La sua bravura si evidenzia nel trattamento delle zone di passaggio tra luce e ombra, confine delicato per ogni pittore, luogo della tela spartiacque per molti pittori, e nei controluce di albe e tramonti, soggetti da cui emerge la lezione di grandi paesaggisti del passato, Delleani uno per tutti. In origine c’è, da parte di Nazer, la forte passione e lo studio approfondito  degli stilemi dei pittori macchiaioli, impronta radicata che negli anni si è compenetrata con un certo impressionismo mentre la risoluzione pittorica di strade, riflessi, gestualità espressiva ci regala momenti di pura pittura informale quando non astratta, rilevabile in precise aree dei suoi dipinti.  

Una deliziosa e riuscitissima miscela di impulsi ragionati e istintivi che sono divenuti negli anni precisa cifra stilistica del pittore Nazer il cui pensiero artistico si esprime dipingendo su tele, supporti cartacei, lino, tovaglie, piatti. Modella figure con la neve, usa elementi vegetali o alimentari (frutta, verdura, pasta). L’esigenza di dare corpo e vita ai suoi pensieri non gli pone limiti di supporto e di tecnica.       Fa queste operazioni, anche estemporanee, con la gioia pura di una passione artistica che non tradisce mai. L’idea primigenia, attraverso percorsi affascinanti, diviene ritratto, scultura, prende visibilità e consistenza tattile nei fili di pasta nel piatto, nel viso che emerge dalla polpa di zucca, nell’abbraccio intenso e caldo che si palesa tra due figure fatte di neve.

fau Modella olio su tela 80x60 anno 2019fau L'Attesa olio su tela 80x100 anno 2018fau Disperse Emozioni olio su tela 80x120 anno 2019

ASPETTO NARRATIVO  – L’universo pittorico di Nazer passa attraverso paesaggi in cui la natura è soggetto incontrastato, e gli esseri viventi non sono presenti se non in tracce architettoniche di chiese e case: è un respiro ampio tra mari, pianure, monti e cieli che caratterizza alcuni cicli nazeriani. Ma il Pittore vuole andare più vicino a atteggiamenti e stati d’animo dell’essere vivente, vuole incontrare e descrivere attimi più intimi e nascono così tele in cui uomo e animali vengono colti mentre interagiscono tra di loro e con la Natura, in dipinti sempre epici, dove ogni gesto e atteggiamento diventa importante perché unico e specifico di quel momento; diviene così cronicista della Vita e della Natura.                                                                                                                                                                                La Madre natura di Nazer merita un discorso a parte:  è inno alla Bellezza, preghiera laica di chi riconosce stupore e meraviglia per ciò che vive e muore e si rigenera intorno a noi.                                 Nazer “canta” da uomo-pittore questa preghiera, la traspone su tela con forza e delicatezza, sempre attento alle cromie del suo animo. Non è un semplice paesaggista: ha un fare pittorico che, anche quando apparentemente realista, contiene valori dovuti alla sua personale interpretazione di ciò che con profonda sensibilità coglie nell’intorno. Questa sensibilità e capacità di “vedere oltre” lo portano di diritto a una visione che sfiora l’impressionismo nella risoluzione pittorica di sfondi e figure, mentre un sapore simbolista e metafisico percorre i suoi dipinti come corrente sotterranea.

POETICA PITTORICA DELLA PIOGGIA  – Il cielo plumbeo rovescia sulla città una fitta pioggia. Una umidità intensa offusca la visuale oltre l’isolato. Vie e viali sono percorsi da una corrente d’aria fredda e elettrica. Sornioni e silenti testimoni, gli Yellow cab si specchiano nell’acqua che scorre a rivoli sulle Avenue. Vetrine illuminate e interni di casa da cui filtra luce dicono che la vita procede anche sotto il diluvio. Gli ombrelli si aprono e un’umanità in movimento si ripara, continuando la sua vita abituale che diviene, sotto la pioggia, fissata in momenti memorabili e “sospesi” come in un dipinto di Hopper, ma visti in modalità opposta: non interni illuminati nella notte buia, in cui sbirciamo drammi o solitudini, ma sospensione – in paesaggio quasi metafisico – di attimi di vita intensa osservati dal fruitore come se ci si trovasse dietro ad un vetro (di auto, di vetrina, di casa).                                           E’ un velo che aiuta giovani amori a sbocciare e protegge gli amanti da sguardi indiscreti. Nella pioggia di Nazer c’è un racconto che ci parla di intimità, complicità, affetto, amore, condivisione, emozioni, in definitiva di semplice ma profonda gioia di vivere, sia negli atteggiamenti affettuosi tra coppie che nelle corse di impiegati e uomini d’affari.  Il pittore ci racconta e afferma che, nel ciclo della Natura, tutti diventano uguali e piccoli, tutti tentano di proteggersi da ciò che è ineluttabile. E tutti sono esseri speciali, prove dell’esistenza anche in piccoli gesti.

LA PIOGGIA NAZERIANA  è fortemente simbolica. Ma non è l’approssimarsi della fine, non è acqua distruttiva che monda le colpe del mondo. Non è la pioggia ininterrotta del futuro – probabile? –  come nel film “Blade runner”.  Non è la pioggia sporca sulla New York di Hammett e del genere noir americano. E’ qualcosa di ben diverso. Al momento – per fortuna – è qualcosa di ben diverso.              E’ piuttosto una pioggia dannunziana,  “La pioggia nel pineto”, carica di dolci presagi.                               O la pioggia de “La vita solitaria” di Leopardi, che risveglia il poeta alla Vita.

Il simbolismo onirico della metropoli americana è evidente. Ma qui il concetto Hopperiano viene felicemente ribaltato da Nazer che, non pago, crea un triplice strato leggero e protettivo sull’umanità catturata nelle sue tele: la pioggia vaporosa vela tutto il paesaggio, si aprono gli ombrelli che celano volti e espressioni, e infine il vetro grondante rivoli d’acqua distanzia ulteriormente dalla scena il fruitore. Nazer compie così l’alchimia: non allontana noi che guardiamo le sue tele ma ci proietta direttamente nel vivo dell’azione scenica, crea l’ambiente atmosferico con una capacità dinamica di rappresentare elementi naturali e persone al punto che tutto il dipinto vibra di vita, anche quando i colori più cupi, contrastati e in ombra, dominano la superficie della tela. Diveniamo spettatori attraverso una parete trasparente che, anziché estraniarci dalla scena, ci rende ancora più soggetti attivi e partecipi: siamo in attesa in un auto parcheggiata? Stiamo bevendo un coffee in un pub? Siamo librai che guardano dalla vetrina cosa succede “fuori”? In ogni caso, guardando con calma dal “nostro” vetro, ci arriva lo stimolo a pensare.                                                                                                         Il pittore ci conduce così nel suo dipinto-sogno, a chiederci cosa succederà dopo: siamo divenuti testimoni di un evento a cui, senza quella pioggia, senza quegli ombrelli, senza quella foschia complice, probabilmente non avremmo dato la giusta importanza.

IL SOGNO DI NAZER – Nazer è un pittore che lascia molto spazio all’introspezione e alla sua parte onirica, riuscendo a trasferire su tela sottili ma profonde percezioni. Quale è il soggetto “reale” del suo mondo onirico? L’umanità, l’ombrello protettivo, la pioggia, i palazzi muti testimoni torreggianti, la solitudine, i sentimenti? I suoi canoni estetici preferiti vogliono suggerire altro, obbligandoci a pensare per mezzo dei suoi dipinti. La capacità del pittore cristallizza in modo espressivo rapido e intenso precisi attimi di Vita in cui la pioggia diviene soggetto dinamico che accomuna esseri viventi, storie, piccole grandi gioie, quotidianità, lavoro, svago, malinconia, solitudine.                                                                                            Una pioggia torrenziale, o leggera, o insistente,o  accennata, o dissolta dall’arrivo del sereno; la maestria di Nazer suggerisce le stagioni e l’orario approssimativo, attraverso la sapiente regia di cromie, mezzi toni, contrasti, illuminazione. Possiamo leggere il microclima di quel momento attraverso lo scuotersi di ombrelli, svolazzi di vestiti, ondeggiamenti di capelli: il pittore ci fa partecipi di “quel” momento, portandoci nell’atmosfera del suo sogno, e questo è il risultato meraviglioso, che dimostra la capacità della vera pittura di divenire un tramite, comunicando pensieri impalpabili che divengono visibili. E’ la magia dell’Arte che unisce le capacità tecniche del cervello con le emozioni del cuore. 

LO SFONDO COME PIANO DI LETTURA – Le città di Nazer evidenziano grattacieli e palazzi come mostri lontani, architetture torreggianti, giganti dalle mute presenze, illuminati ogni tanto dalla luce che filtra dalle finestre. Presenze anche inquietanti che Nazer usa con l’abilità di un grande paesaggista, creando scenari maestosi che rendono prospettiva e distanza a tutta l’opera. Ecco che, trasformate dalla pioggia e dai vapori acquei le vie divengono canyon, i palazzi sono mesetas o montagne, le Avenue divengono pianure, attraversate da acquazzoni improvvisi o lunghe piogge, e gli abitanti – importanti ma sempre rari o in piccolo numero – danno la misura della caducità delle cose e della piccolezza dell’essere umano di fronte ai fenomeni naturali. Gli squarci prospettici maestosi fanno da fondale alle scene di Vita così come il pittore la intende, con tutte le sue variabili emotive principali.

L’OMBRELLO NAZERIANO COME METAFORA – I simbolismi dell’ombrello nazeriano sono molteplici   e affascinanti: nella jungla moderna l’ombrello di Nazer diviene oasi felice, protezione dalle brutture  e dalle difficoltà della vita. Quando inondato da una luce propria, la luce della gioia, diviene simbolo di speranza: un oggetto beneaugurante sotto il quale si trova riparo, che vede nascere un amore,   che protegge il primo bacio, che isola dal contesto la coppia in intimità, che raccoglie le confidenze…          Su tutto scende dall’alto la pioggia, una pioggia che ”lava” e amalgama il dipinto con la sua persistenza quando è intensa, con la sua freschezza quando è leggera.                                                     Grazie al colore di ombrelli o abiti gli esseri viventi affermano la loro esistenza, distinguendosi nella immensa città, metafora della società. L’ombrello diviene simbolo di affermazione della propria unicità, emblema che conferma l’esistenza e l’importanza dell’attimo fuggente fissato dal pittore.

L’Artista Nazer traspone il suo pensiero e la sua visione interiore con maestria e valenza pittorica precisa, lo fa con la delicatezza e il rispetto che l’Uomo Nazer riserva alle piccole grandi storie che sviscera nel suo viaggio artistico. Un viaggio meraviglioso che è un racconto che si snoda tra le sue tele grondanti d’acqua, simbolo di Vita.

                                                                                                               Michele Franco – Torino, 14-03-2018

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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