Riequilibrio, Giorgio Abonante

Riequilibrio, Giorgio Abonante

Qui Alessandria  Giorgio Abonante https://appuntialessandrini.wordpress.com/

Parto subito dalla mia personalissima valutazione generale: occasione persa. I soliti interessi di breve respiro hanno impedito di compattare il Consiglio comunale su piano di riequilibrio solido da inviare alla Corte dei Conti e su una proposta forte da avanzare al Legislatore.

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Un ente come il Comune di Alessandria che i compiti a casa li fa da sette anni deve godere di un trattamento diverso, non può sopportare ulteriori tagli come successo negli ultimi tre anni, periodo nel quale le assegnazioni finanziarie dello Stato sono passate da 17,5 mln circa del 2016 alla previsione 2019 di 15,5 mln (in particolare per le riduzioni sul Fondo di solidarietà e sulle compensazioni IMU).

Due milioni in meno all’anno netti cioè la metà dei tagli previsti in parte corrente dal 2020 all’eternità. Sullo sfondo la folle corsa verso il neocentralismo regionale quando la vera riforma da fare sarebbe nel rapporto centri-periferie potenziando le autonomie locali. La morale è che Alessandria viene presentata come se fosse Catania, parallelo inaccettabile per chi sa cosa ha già fatto Alessandria e cosa non ha mai fatto Catania. La speranza è che la crisi del Governo gialloverde cambi le carte in tavola.

L’aspetto che travolge ogni scusa o artificio retorico cercato dalla Giunta Cuttica sta negli oltre 7 mln di euro che in pochi mesi, dal voto sul bilancio di previsione passato in Consiglio comunale in primavera ad oggi, porta il disavanzo nel riequilibrio oltre i 75mln di euro. 7 mln di euro in pochi mesi.

La verità è che i conti non tornano perché ogni anno l’evasione e l’elusione costringono il Comune ad aumentare crediti e debiti, con l’aggravio in spesa corrente determinato dalla nuova contabilità (dal 2014-15) che impone di incrementare il Fondo crediti di dubbia esigibilità. Alessandria si è trovata nel momento peggiore, negli anni di uscita dal dissesto, a dover gestire pure il passaggio alla nuova contabilità, un incrocio molto difficile che sconta ancora oggi.

Purtroppo, invece che fare un’analisi seria e onesta degli ultimi dieci anni, la maggioranza per ragioni politiche ha preferito scaricare le colpe sulla Giunta precedente commettendo evidenti errori di valutazione e appesantendo inutilmente un confronto che sarebbe potuto essere più costruttivo.

Non bisogna dimenticare che la chiusura del lavoro dell’Organismo straordinario di liquidazione avvenne nell’estate del 2016 e che, pertanto, la sbandierata spalmatura dell’ipotetico disavanzo nel 2015 noi non avremmo potuto farla visto che in quell’anno non c’era nessun disavanzo da registrare.

Del resto se fosse vero quel che dichiarano non si capisce come mai non abbiano chiesto a rendiconto 2017, quindi nel 2018 in piena gestione Cuttica, la riapertura della procedura per spalmare l’eventuale disavanzo dopo opportuno riaccertamento straordinario dei residui. La verità è una sola: la pronuncia della Corte dei Conti nel febbraio di quest’anno ha aperto gli occhi a tutti sull’impossibilità di risolvere definitivamente i problemi di bilancio del Comune di Alessandria attraverso un percorso morbido; la pronuncia ha (ri)aperto gli occhi a noi che abbiamo governato nel 2012 – 2017 e a loro che hanno preso il testimone.

Con una differenza: noi il dissesto, imposto, non scelto, lo abbiamo affrontato contro tutto e tutti prendendoci le nostre responsabilità, loro lo hanno sempre negato con un cinismo politico incredibile da cui non riescono a staccarsi visto che ancora oggi quella parola, per calcolo politico, non la vogliono pronunciare pur proponendo alla città un dissesto lungo vent’anni.

Lo fanno peraltro scegliendo gli strumenti sbagliati, ignorando la possibilità di accedere al fondo di rotazione e non promuovendo al tempo stesso una profonda riorganizzazione del sistema Comune. Il Decreto Salva Alessandria in questo contesto rischia di essere un Salva Lega più che altro pompando denaro in conto capitale fino a fine 2021. Dal 2022 chi vivrà vedrà, intanto è l’anno del voto. Mentre sulle entrate correnti la riduzione di due milioni all’anno per volere dello Stato pare interessare a nessuno e invece lì bisognerebbe intervenire.

Lo fanno ancora una volta nella totale assenza di trasparenza portando in consiglio comunale un piano di riequilibrio totalmente privo di indicazioni chiare, poi migliorato per l’intervento deciso del Collegio dei Revisori, e omettendo ai consiglieri documenti ufficiali che il 30 luglio, ben sette giorni prima del Consiglio comunale, Amag mobilità aveva inviato al Comune sui tagli previsti al TPL.

Riconosciamo al Sindaco di aver affrontato la pronuncia della Corte dei Conti senza folli tattiche dilatorie, quelle che caratterizzarono il centrodestra nel 2011, ma gli chiediamo un cambio di passo. Il rischio è l’agonia lenta e infinita del Comune e della città.

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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