Racconti: I GRAFFITI, di Tiziana Valori

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I GRAFFITI (racconto breve)

“Interpreto, dal sànscrito, che bisogna ancora lavorarci molto su questi segni” pontificava la dottoressa Albani con quanti stavano lì a pendere dalla sua scienza. “I caratteri mi sembrano indoeuropei senz’altro.

In queste regioni degli Zagros settentrionali gli Arii, o Ariani, come son detti volgarmente, erano giunti sicuramente dalle steppe asiatiche. Quelle, come sappiamo tutti, erano un serbatorio che tracimava continuamente popolazioni per ogni dove.

La datazione di queste incisioni rupestri? Di certo anteriori al 2mila avanti Cristo.”

La dottoressa si interruppe per fermare un ragazzo che si era avvicinato ai graffiti con una pietra.

“Che fai qui, giovane uomo” si rivolse vivacemente al disturbatore in uno stentato curdo. Quello si allontanò brontolando.

“Dicevo” riprese la Albani in fiorito inglese e sorridendo soprattutto verso la telecamera in funzione, “quest’iscrizione, che risalta ancora sulla viva roccia come fosse stata scritta di recente, l’ abbiamo scoperta da poche ore.

Sì, come ho affermato, non si può datare a dopo il terzo millennio prima della nascita di Cristo perché gli Arii non possono essere giunti…”

L’archeologa si interruppe di nuovo per precipitarsi su quel ragazzo che con una pietra sembrava volesse scalpellare quei segni. Gli disse, sia in inglese che nel suo curdo, che quelli erano preziosi reperti dell’antichità e finchè non fossero stati vigilati a dovere nessuno doveva avvicinarsi.

“No, signora” rispose il ragazzo in passabile inglese. “Questo per noi significa vaffan… Mio padre lo lascia scritto spesso per farlo leggere a mia madre.

Stamattina mi ha preso a botte e sono stato io, di nascosto, a scriverlo qui, ed è rivolto a lui.

Noi abitiamo qui dietro e se questa parolaccia non la cancello lui capisce che sono stato io e mi dà il resto.”

Tiziana Valori

foto tumbir