A proposito dello SHUNT di Novi Ligure, di Angelo Marinoni

A proposito dello SHUNT di Novi Ligure, di Angelo Marinoni

Posted on 25 agosto 2019 Qui Novi Ligure  Angelo Marinoni

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È recente la richiesta del nuovo Sindaco di Novi Ligure di riconsiderare il progetto della parziale circonvallazione ferroviaria della sua città, definita shunt; tale opera eviterebbe che i treni in transito provenienti e diretti al Terzo Valico con destinazione e origine Alessandria (quindi Torino o Novara) percorrano la linea ordinaria che attraversa la città di Novi Ligure.

Tale richiesta viene, peraltro, ribadita dopo un esposto privato consegnato alla Procura circa una presunta pericolosità indotta dal transito frequente di treni merci sulla linea ordinaria che attraversa la città ed a una battaglia politica esplosa due anni fa e poi abbassatasi nei toni.

Alla proposta del nuovo Sindaco novese Cabella di riconsiderare lo shunt è stata resa nota la perplessa reazione del suo predecessore Muliere che, invece, vede nella realizzazione della variante una dilazione dei tempi di messa in esercizio del Terzo Valico di almeno due anni, trattandosi di sette chilometri supplementari.

Sicuramente la prospettiva di dilazionare i tempi di altri due anni non è positiva, come non è positiva la recrudescenza delle approssimazioni con le quali temi molto specifici relativi alla circolazione ferroviaria delle linee ad Alta Capacità sono affrontati attraverso facili generalizzazioni.

Fra le tante approssimazioni mi limito a citare quelle che vedono nella realizzazione e nell’esercizio delle linee ferroviarie le controindicazioni di inquinamenti e consumo di suolo proprio per combattere le quali le ferrovie devono essere costruite, controindicazioni che, invece, sono proprie della sezione stradale che, purtroppo e irragionevolmente, ha molti meno contestatori.

È evidente, comunque, che l’assenza di uno shunt imporrà l’adozione di barriere antirumore per quasi tutto l’attraversamento urbano della linea ferroviaria, a questo proposito va precisato che, contrariamente a quanto si legge in vari contesti, queste infrastrutture sono sicure, collaudate e adottate negli indispensabili attraversamenti di linee ad alto traffico di realtà urbane importanti in Europa.

È più interessante, invece, capire cosa possa significare la realizzazione di uno “shunt” nel contesto dei servizi interessanti il Terzo Valico.

La variante potrebbe essere opportuna in primis perché il Terzo Valico nasce come indispensabile rinnovo e potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria appenninica e quindi non deve avere alcuna limitazione di traffico invece prevista nell’attraversamento urbano di Novi Ligure e secondariamente, perché il Terzo Valico nasce come quadruplicamento Alta Capacità della Succursale dei Giovi e non dovrebbe prevedere servizio locale, ma la sua realizzazione potrebbe anche essere considerata inopportuna perché ragione di danni economici o significativi errori del processo decisionale.

Occorre tenere conto, infatti, che esiste già un piano di investimenti impostato su una apertura imminente e con accesso diretto allo scalo merci di San Bovo, dove una compagnia ferroviaria privata ha già cominciato ad investire e, in particolare, occorre tenere conto che dilazionare i tempi di consegna con un aumento dei costi significa, approssimando, posticipare il ritorno dell’investimento con un effetto negativo sulla redditività del denaro pubblico investito.

E’, inoltre, importante considerare che esiste una urgenza di consegnare all’esercizio il Terzo Valico per velocizzare l’iter di realizzazione delle altre relazioni Alta Capacità relative ai corridoi TEN-T: la messa in servizio della nuova infrastruttura porterebbe i primi significativi incrementi di traffico ferroviario con conseguenze positive dal punto di vista ambientale e socioeconomico.

Diversamente, se si trasformasse lo shunt in un investimento e non in un accidente dal punto di vista economico il ritorno dell’investimento allontanato potrebbe essere compensato e probabilmente superato dall’aumento di ricchezza generato, facendo una forte approssimazione, si può affermare che un arricchimento razionale dell’infrastruttura aumenterebbe il volume del flusso di cassa dell’economia locale complessiva, intendendo per flusso lo scambio economico e quindi la ricchezza prodotta e scambiata.

Diventa, quindi, utile individuare quali opportunità possa aprire la realizzazione di questa variante.

Osservando la sintetica cartina messa a disposizione sul sito del Commissario del Terzo Valico ci si rende immediatamente conto che l’originale progetto dello shunt proposto nel 2006 e abbandonato nel 2017 con l’approvazione da parte del CIPE del tracciato con attraversamento urbano, è un bypass senza altra funzione, peraltro con la necessità probabile di dover sottopassare la ferrovia esistente Novi – Tortona poco dopo la sua diramazione con la lunetta di ritorno.

L’ottimo sito del Commissario del Terzo Valico dettaglia i risparmi nell’eliminazione dello shunt, ma informa anche che l’attraversamento urbano di Novi Ligure impone, allo stato attuale (quindi superabile) della valutazione del rischio, un flusso di treni solo sulla linea verso Alessandria con massimo invariato rispetto a quello attuale, con una evidente definitiva castrazione dello scalo merci alessandrino e una connettività di Novara minima in netto contrasto con la logica del corridoio TEN-T Porti Liguri – Rotterdam.

La fruibilità del corridoio in questo contesto resterebbe limitata alla direzione Milano/Bologna da Genova e alle lunghe percorrenze, mentre è fondamentale ridurre la distanza minima per cui convenga all’operatore logistico rivolgersi alla vezione ferroviaria in luogo di quella stradale.

Diventa quindi ragionevole supporre che l’impegnativa realizzazione della variante definita shunt riesca a trovare giustificazione industriale se rafforza tutto il sistema di comunicazioni indotto dall’inserimento del Terzo Valico nel sistema infrastrutturale, tale rafforzamento è inscindibilmente legato al nodo di Alessandria che è l’unico con le potenzialità di fornire numeri sufficienti all’investimento.

Uno dei primi interventi in tal senso è quello di inserire Alessandria nell’operatività dei treni che dovrebbero percorrere la variante, per esempio, dal punto di vista dei treni viaggiatori la relazione tirrenica su Roma e dal punto di vista del cargo un inserimento dello scalo di Alessandria Smistamento nel sistema retroportuale abbandonando modelli di “retroportualizzazione” diffusa fra Ovada e Alessandria e, in particolare, sull’asse Orbassano – Novara. Senza shunt l’accesso ad Alessandria sarebbe limitato come lo è ora quanto a intensità di flusso, di fatto alterando il corridoio TEN-T che, va ricordato, è Genova – Alessandria – Novara – Domodossola/Chiasso/Luino.

La perplessità dell’ex-sindaco novese suppongo derivino dalla convinzione che la città di Novi Ligure non possa trarre alcun giovamento dal Terzo Valico se bypassata, in quanto diverrebbe naturale far passare sulla variante anche i treni viaggiatori di categoria superiore, sempre che se ne facciano verso Torino visto il persistere programmatico nazionale e regionale di considerare il Piemonte escluso Torino una terra da regionali di periferia, ma è possibile mantenere l’accesso a San Bovo e ragionevolmente concentrare su Alessandria il traffico dei treni viaggiatori di categoria superiore non aventi destinazione senza fermate intermedie Milano.

La connettività di Novi Ligure con una adeguata programmazione interregionale sarebbe garantita in modo efficace.

Sul capitolo viaggiatori lo shunt consentirebbe una ulteriore velocizzazione della relazione Alessandria – Genova no-stop e diventerebbe quindi naturale attestarvi le attuali relazioni Roma Termini – Genova Principe, essendo proprio la città tra i due fiumi il centro di una stella i cui raggi sono Genova, Torino, Novara (CH), Milano (CH), Piacenza (Bologna).

L’attestazione ad Alessandria dei Roma Termini – Genova Principe, proposta in varie occasioni a partire dal Consiglio Congiunto del 27 dicembre 2018, diverrebbe un argomento ancora più forte (indipendentemente dalle ragioni socio-economiche che lo rendono un’opportunità da cogliere considerando, secondariamente, che sono molteplici le relazioni Frecciargento relazionanti città medio piccole del nord e del sud direttamente con la Capitale e che esistono in Italia molti ambiti meno antropizzati e economicamente forti del bacino che fa riferimento ad Alessandria serviti da consistenti relazioni operate da treni di categoria superiore.

La proposta del sindaco novese potrebbe essere una opportunità sia che venga accettata, sia che venga rifiutata perché consente di riproporre la centralità del nodo ferroviario di Alessandria come punto di interscambio e come fermata dei treni di categoria superiore che, auspicabilmente, percorreranno la nuova ferrovia.

Non ultimo il Terzo Valico per come è configurato esclude Alessandria dalle relazioni Genova – Bologna, in questo senso diventa importante provvedere a quelle piccole variazioni sulla programmazione che connettano Alessandria alla dorsale emiliano-adriatico, attualizzando ancora una volta la necessità di attestare a Torino Porta Nuova via Piacenza e Alessandria gli attuali Intercity Bari – Bologna.

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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