Racconti: L’ARGINE, di Simone Delizioso

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L’ARGINE (racconto storico)

(1541)

“Santità, non puoi permettere queste cose!”

Paolo Terzo aveva ascoltato l’invettiva del cardinale senza tradire alcuna emozione e nella sua seraficità sembrava una lunga barba bianca e nulla più.

“Tu, Carafa, cosa proponi?” chiese infine.

“E me lo domandi? Scomuniche, tribunali e roghi! Occorre arginare quest’eresia dilagante!”

“Qui a Roma non c’è più l’Inquisizione, mio caro, e non sono più i tempi di Innocenzo Terzo o Gregorio Settimo.

Carafa, mi interessa il tuo parere su ciò che si va definendo a Ratisbona perchè potresti essere tu il prossimo papa.

Con i tuoi metodi conti di eliminare la Riforma Protestante?

Abbiamo perso tutti i popoli di ceppo anglosassone e germanico. Non ci vogliono più, mio caro; li abbiamo disgustati. Son convinto che seppure ne bruciassi la metà i rimanenti si darebbero al brigantaggio pur di non sottostare più a noi. Non c’è nazione che ci lascia fare più il bello e il cattivo tempo e che non aspiri a una condotta politica e sociale completamente indipendente dalla Chiesa.

Sic stantibus rebus io direi di dare ascolto alle proposte conciliative del nostro Contarini. Che si cominci a dubitare di qualche dogma e che si raggiungano dei compromessi con Lutero è anche negli auspici dell’Imperatore Carlo.”

“Ma che dici, Santità? Cediamo su qualche nostro punto fermo e crollerà tutto quello su cui si fonda Santa Romana Chiesa.”

“Certo, Carafa. Si comincerà con le domande: perchè è così se… , perchè abbiamo creduto sempre che… , se quella cosa è così, allora anche quell’altra… ; lo so, lo so.

La Chiesa ha avuto tanti secoli e migliaia di tomi per organizzare tutto lo scibile e la risposta a ogni perchè. Ogni spiegazione si basa su dei postulati fondamentali fatti come le colonne del tempio di Sansone: smossi quelli crolla tutto. Giudica questo in base a un assioma, giustifica quell’altro perchè c’è un assunto precedente… Basta guastare qualcosa e non quadrerà più niente perchè non sapremmo più cosa rispondere secondo logica.

Si doveva pensare che i misteri del passato sarebbero diventati scienza nel futuro e che le ‘verità rivelate’ sarebbero risultate insostenibili bugie.”

“È proprio così, Santità; visto che lo sai? Bisogna porre un argine finchè siamo in tempo.”

“Non siamo più in tempo e ci troviamo sempre più spesso sul banco degli imputati, additati come falsari, malversatori e assassini.

Avremmo dovuto evitare i tanti errori commessi nei secoli trascorsi. Ora dobbiamo contentarci della nostra piccola fetta e sperare nel meglio.

Amico mio, i nostri problemi li avranno anche gli altri: pure i luterani, i calvinisti, i musulmani, gli ebrei, gli ortodossi avranno i loro eretici, i loro quesiti senza possibile risposta soddisfacente. Questa è la nostra speranza: che fra coloro che offrono una vita spirituale veniamo preferiti noi.”

“Come i cavoli al mercato. Santità, qui è questione di credere in Dio così come diciamo noi non come dicono gli altri e amministrare solo noi tali credenze.”

“Noi, Carafa, siamo ancora fortunati che gran parte della gente in Dio ci crede, così o cosà. Ma ciò non durerà ancora per molto.

Prendi l’assunto base di Lutero, la predestinazione che citavi prima: si ha fede perchè lo vuole Dio che suscita questo sentimento in quelli che Lui vuole con Sè in Paradiso. Ergo, basta essere convinti di credere e non occorre più l’esercizio di alcuna devozione perchè si sa già di essere in Grazia.

Supponiamo, cardinale mio, che qualcuno faccia quest’altro ragionamento: io non credo in Dio, non perchè Dio non mi ha donato la fede in quanto non mi ha predestinato alla Salvezza, ma solo perchè Dio non poteva darmela in quanto non esiste. Non essendoci Lui non c’è necessità di alcuna religione nè di coloro che dovrebbero amministrarla.

Pensa che si dica: non c’è necessità di salvaguardarsi l’anima perchè non c’è vita nell’Aldilà e la stessa anima è una pia invenzione.”

Il Carafa scrutava il papa non come fornito del solo barbone ma anche di cornette e zoccoli caprini. E il Farnese se ne rese conto:

“Io dico che qualcuno potrebbe fare simili ragionamenti.”

“Qualcuno, eh?”

“Grazie, Carafa. Vattene ora, che ho da fare.”

‘È inutile cercare di infondere in certi fanatici un po’ di raziocinio’ ragionava mentre gli tornavano in mente immagini di inquisitori incappucciati e roghi. ‘Ma seppure a Ratisbona andasse a putt… , fallisse l’accordo con Lutero e Carlo Quinto, mi sa che resteranno solo gli argini proposti da quel matto. Quello inquisirebbe e, se è il caso, condannerebbe chiunque faccia parte del gregge, anche i genitori.

Io, per fortuna sono al disopra: faccio il papa.’

Simone Delizioso