Trappole di una convivenza ostile, di Agostino Pietrasanta

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Alessandria: Faccio fatica a credere che il solo scoglio rappresentato da un titolo di vicepremier possa impedire la formazione di un esecutivo; faccio fatica a pensare che la giovanile ambizione di un premierato, promesso per ragioni strumentali, possa sul serio rappresentare una tentazione incontrollabile; faccio fatica a sospettare che, prima ancora di aprire il capitolo di una “età nuova”, la deviazione di un inedito trasformismo abbia già colpito un sedicente leader di possibili sorti gloriose e… future. Potrei anzi dire che non credo a nulla di tutto questo.

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E allora? Allora torno sul punto di un’opinione. La convivenza tra PD e Pentastellati sarebbe oggettivamente improponibile se non ci trovassimo in una situazione di emergenza. Con buona pace dei sognatori, il PD è un partito radicato nella tradizione della democrazia rappresentativa: ha una sua cultura istituzionale, ha tentato di amalgamare, sia pure con ambiguo successo, varie identità politiche che nella suddetta tradizione si sono riconosciute e hanno operato.

Il Movimento grillino contesta la tradizione dei partiti e propone dei percorsi di una (per ora) indefinita democrazia diretta. In sé e in linea di principio le due posizioni si eliminano reciprocamente. Ne sono tanto convinto da essere rimasto interdetto e sbigottito nel sentire un conduttore di dibattito televisivo. Non conosco e non giudico la preparazione storica del summentovato, il quale si è spinto a sottolineare le analogie fra la “defunta” DC e il M5S dal momento che tanto nella prima, quanto nella seconda formazione ci sono state e ci sono “anime diverse”.

Nella DC, le anime diverse discutevano, programmavano, magari anche spartivano alla “Cencelli”, ma tutto nella descrizione di un cammino e di una prospettiva di insieme, ma soprattutto nel rispetto dei ruoli istituzionali cui il partito era chiamato a far fronte; il movimentismo politico e i grillini, nella fattispecie, vivono di orientamenti indotti da varie rappresentanze dirette, dai contorni non definiti, liquidi e senza una tradizione di identità politica e cultura istituzionale. Insomma, due mondi culturalmente incomunicabili.

E tuttavia? Molti amici che io stimo e che propongono avvertita attenzione agli eventi, ai percorsi e alle deviazioni della politica, mi hanno fatto presente la necessità di fermare la deriva autoritaria di Salvini; e poiché solo la maggioranza parlamentare assicurata dai gruppi PD e M5S potrebbe far fronte alla precitata deriva, provo a credere nel “miracolo”, anche a prescindere dal fenomeno più vistoso e inedito, tanto nella forma quanto nella sostanza, del trasformismo italiano.

Con qualche piccola aggiunta. Lasciando stare le inevitabili revisioni di un percorso che i grillini hanno promosso o accettato nell’ultimo anno, mi premerebbe conoscere quale consapevolezza si voglia assumere circa le compatibilità di bilancio alla vigilia di una dovuta legge finanziaria. E qui c’è ben poco da sperare nella solita benevolenza dell’Europa, sui conti non c’è santo che protegga, se non la previdenza dell’uomo; qui siamo tutti laici.

Una possibilità ci sarebbe, anzi due. La prima: si faccia sul serio, al netto delle inutili dichiarazioni, una programmazione di lotta all’evasione fiscale (magari per abbassare le tasse a chi le paga). Non sono bruscoletti, ma circa e almeno un centinaio di miliardi di euro; alla faccia dell’aumento di IVA. La seconda: una seria e convinta sanzione di ogni corruzione sistematica all’interno della politica e delle istituzioni. Cospicue risorse sarebbero disponibili, e sul serio, per la crescita.

Tutto questo sarà possibile con un esecutivo che si fonderà su una convivenza, in linea di principio ostile? Non lo so, in ogni caso perdonatemi l’ossimoro.