Università: ad Alessandria “servono più servizi”. Intanto la maggior parte degli investimenti sono su Novara

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di Enrico Sozzetti

Alessandria sembra una città davvero contenta. “Iniziamo a essere universitari” è il mantra delle dichiarazioni dei pubblici amministratori che si leggono in questi giorni. E così il problema del rapporto, mai cresciuto in modo organico, fra città e ateneo sembra all’improvviso avviato verso una positiva soluzione perché settanta negozi hanno deciso di praticare sconti, dal dieci al cinquanta per cento, agli studenti dell’Università del Piemonte Orientale (i settori sono diversi: abbigliamento, calzature, gioielleria, bar-ristorazione, alimentari, estetica e altri).

L’atto in sé è importante, certo. Anche se le agevolazioni arrivano a una distanza temporale siderale (l’università è stata istituita nel 1998, ma è dagli anni Ottanta del secolo scorso che la città ospita dei corsi) rispetto a quanto avvenuto in altre città sede di ateneo. Ma è meglio tardi che mai, dicono gli amministratori che possono quanto meno vantarsi di avere fatto quello che le giunte precedenti non hanno mai incentivato. Solo una riflessione però sui numeri.

Nel capoluogo Confcommercio ha circa mille iscritti e Confesercenti un centinaio in meno, i negozi nel centro storico si attestato mediamente sui quattrocento, mentre le attività economiche che rientrano nell’ambito commerciale sono circa 2.300. I settanta aderenti sono un primo passo (e un annetto di tempo, fra tutto, per arrivarci fra convenzioni e burocrazia), ma da qui a dire che “siamo universitari” ne corre. Per conoscere quali sono i negozi bisogna fare un po’ di lavoro di ricerca su internet, perché l’accessibilità non è certo immediata. La pagina: https://multiblog.uniupo.it/news/vita-da-campus/alessandria-sempre-pi%C3%B9-citt%C3%A0-universitaria consente di scoprire l’elenco completo… continua

Il nodo fondamentale, peraltro, è quello dei servizi agli studenti: residenze, mensa, luoghi di incontro, trasporti. Su questo fronte, a vent’anni dall’istituzione dell’Ateneo, Alessandria continua a discutere su progetti di campus e residenze, recupero e riqualificazione di edifici, ma senza fare un passo in avanti. Sono arrivate in più solo alcune stanze nel Collegio Santa Chiara messo a disposizione dalla Diocesi. È in questo contesto che vanno inserite le parole di Roberto Barbato, Prorettore e docente del Disit (Dipartimento di scienze e innovazione tecnologica). In una intervista pubblicata sulle pagine locali de La Stampa ha detto chiaramente che «i livelli di servizi per una popolazione studentesca residente non sono ancora sufficienti. C’è una differenza sostanziale fra una città che vede nell’Università una opportunità importante e una che ancora non la vede. Non ci siamo ancora, insomma». Certo, poi dice che alcune cose sono state fatte, che dei rapporti esistono, ma aggiunge: «A Novara l’università è molto più visibile di quanto lo sia ad Alessandria. Credo che chi può fare qualcosa debba farlo».

Già, ma proprio l’Ateneo cosa fa? Predica bene, ma il documento economico – finanziario per il triennio 2019-2021 dice altro prevedendo «il potenziamento dell’offerta residenziale, strutturale e delle attività ricreative» con «il completamento del Campus Perrone in Novara, le residenze universitarie delle tre sedi, la realizzazione di aule a Palazzo Borsalino ad Alessandria, la realizzazione del complesso sportivo presso la sede del San Giuseppe e la ristrutturazione di Palazzo Tartara a Vercelli». Tradotto, sono previsti investimenti per circa cinque milioni e quattrocentomila euro nelle tre sedi, ma solo seicentomila ad Alessandria per le nuove aule a Palazzo Borsalino, peraltro ampiamente previsti e ripetutamente rinviati a causa dei tempi lunghissimi per il trasferimento a piano terra della Sala campioni dei cappelli Borsalino. La morale è che dietro alle dichiarazioni non si intravedono impegni economici significativi sull’Alessandrino. Ovviamente sono esclusi tutti i fondi per la didattica e la ricerca, ma queste sono attività ordinarie.