LE INDAGINI DELL’ISPETTORE NONLOSO’ – FERRAGOSTO AL LAGO (terza parte)

“E Paolo pareva davvero scomparso, da giorni ormai non si avevano più sue notizie e la polizia era allertata anche in questo, oltre il fatto della ragazza uccisa, e dell’assassino che girava ancora indisturbato e….questi erano i pensieri che assillavano l’ispettore e non gli davano tregua… “E queste sono le mie vacanze!”
Marta fortunatamente non aveva subito altre violenze, così dichiarava l’autopsia, era stata uccisa strangolata con un foulard o comunque un telo o qualche cosa di simile, poi deposta nel sacco e tuffata con un peso perchè stesse a fondo, nel lago. La certezza che era già morta quando era stata tuffata, lo si aveva dalla mancanza di liquido nei polmoni. Sicuramente era stata colta di sorpresa e altrettanto sicuramente la persona che l’ha uccisa era da lei conosciuta, supposizione accreditata dalla mancanza di altri ematomi o graffi o altro, che avrebbero dovuto essere presenti se lei si fosse difesa.
“Pronto?”
“Pronto!”
“ Maresciallo Franchi? Sono l’Ispettore Nonlosò”
“ Sull’attenti Ispettore, mi dica?”
“ Riposo. L’ispettore capo è in sede?”
“Sissignore”
“ Bene me lo può passare al telefono?
“ Subito ispettore!…..sempre in vacanza?”
“ Diciamo di si….ma l’ispettore grazie!
“ Certo, certo….subito”
Silenzio
“Ispettore Nonlosò, allora come vanno queste indagini?”
“ Ispettore capo, purtroppo la cosa sta andando alle lunghe e io dovrei rientrare domani come stabilito dalla mia richiesta di ferie…..il commissario Martini sta facendo il possibile….e..”
“ Nonlosò non occorre che mi dica altro, ho parlato poco fa con l’ispettore superiore Baldi della centrale operativa della zona dove si trova lei, e abbiamo vagliato insieme che la sua presenza al momento è assolutamente necessaria ….per cui……buone vacanze!”
“ Grazie ispettore capo della fiducia e dell’apprezzamento e….”
“ Nonlosò si sbrighi a risolvere il caso….non la teniamo a bighellonare a nostre spese! Buongiorno!”
e chiuse la conversazione.
Aveva appena posato la cornetta del telefono della piccola caserma del paese, un due stanze più un piccolo bagnetto per i servizi. La prima adeguatamente separata da finte pareti, per avere così un ingresso appartato e due uffici privati, la seconda, per eventuali e provvisori fermi, arredata da due sole sedie e una grande foto incorniciata del presidente della repubblica; quando il telefono ha iniziato a squillare e vista la sua vicinanza l’ispettore ha risposto.
“Pronto?”
Una voce alterata, non decifrabile, sicuramente un uomo ma sarebbe potuta essere anche una donna dalla voce grossa:
“ Paolo è morto e se lo volete trovare….”
“ Prontoooo, pronto chi è che parla?”
“…dovete andare al Mulinetto.”
e riattaccò.

Furono subito allertate le forze, poche, civili e pubbliche del paese, compreso il parroco e il sagrestano, per andare al “Mulinetto” che altro non era che un angusto antro del monte, dove un tempo era costruito un piccolo mulino a acqua che serviva per macinare il granturco con la grossa ruota in pietra, poi il torrente vicino piano piano iniziò a seccarsi e il mulino andò in malora. Il proprietario, un grosso e arrogante uomo di mezza età, lasciò definitivamente il paese, e di lui non si seppe più nulla. Tutto era rimasto come era, nei primi tempi era divenuto un romantico ritrovo per coppiette, ma poi l’erba, rovi e arbusti dominavano su tutto e piano piano era andato a deteriorarsi sempre di più, una notte si sentì un forte rumore, e il tetto era crollato portandosi dietro anche la grande ruota in pietra che si trovava subito al di sotto.
Arrivati nelle vicinanze del mulino, l’ispettore volle che a farsi avanti fossero i pompieri e gli uomini della sicurezza con lui naturalmente, queste precauzione per far meno scomparire le ulteriori tracce se ce ne fossero state. Erano in quattro, avanzarono con molta cautela e attenzione, l’erba intorno pareva che non fosse stata smossa, tutto sembrava fermo e abbandonato da anni e così avrebbe dovuto essere, ma se c’era stato qualcuno qualche traccia doveva per forza averla lasciata…..l’ispettore Nonlosò era ormai vicino alle mura di quel vecchio mulino, da una finestra rotta si poteva vedere dentro, ma non riuscì a intravvedere che sassi, macerie e la tenacia dei rovi che erano nati pure in mezzo a questo ammasso di pietre.
“ Ma qui dentro non può entrare nessuno, tanto è colmo di detriti e macerie!” Urlò forte Nonlosò.
Ma il suo grido fu subito coperto da un altro, quello di un pompiere, che era riuscito a salire, dal dietro del mulino, facendosi scala tra il monte a ridosso, fino al tetto crollato e….
“Ispettore, ispettore, qui sopra c’è un corpo!”
Sopra le macerie lignee del tetto posava riverso il corpo di un giovane, completamente denudato, ucciso da un colpo di pistola o comunque arma da fuoco, alle spalle dove si apriva un grosso foro a evidenziare uno sparo molto vicino. Le pietre avevano assorbito già il sangue e avevano un colore roseo che contrastava la scena, e dal colore e dalla temperatura della pelle, dovevano essere già passate alcune ore dall’uccisione.

L’ispettore era nel completo marasma mentale, questa non era una normale indagine, c’era alla base qualche cosa di più complicato e grande che non riusciva a capire…….e da una prima approssimativa indagine sul corpo si capì che il ragazzo era…..stato violentato!

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: by Fredrik Strømme

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