EDMONDO DE AMICIS – CUORE

Certo parlare di sentimenti, di valori,di principi e di scuola, oggi sembra piuttosto banale, insulso, oserei dire quasi osceno, non esistono più i suddetti e tanto meno esiste una scuola in cui si tenda a far conoscere questi ideali, queste basilari forme di quotidiano vivere per un normale e sereno scorrere giornaliero tra la gente.
Il libro che oggi voglio ricordare, è un libro che ha avuto il suo massimo successo quando ancora in Italia vigevano forme di insegnamento valide e costruttive, certo i tempi sono molto cambiati, la società di allora è assolutamente diversa in ogni senso, ma la positività di queste pagine sono gli insegnamenti basilari che il De Amicis tende a dare e a far conoscere e seguire. Oggi parlare di sacrificio, di sopportazione al dolore, di rinuncia a desideri individuali in virtù di un bene sociale, sono al di la del nostro pensare eppure, non dico esageratamente seguite, ma con una intelligente moderazione, penso che sarebbero ancora delle valide tematiche per una società tanto allo sbaraglio come la nostra. Il sentimento di cooperazione e di amicizia ormai sono dimenticati, vigono soltanto in social e in freddi incontri saltuari, dimenticando pure il rispetto del nostro prossimo, qualsiasi ceto e razza essi siano , anche se ritengo e sottolineo che di razze al mondo c’è n’è una sola e si chiama razza umana.

Il libro rappresenta bene un periodo storico, quello dell’anno scolastico 1881 – 1882 , un periodo prossimo alla nuova unificazione dell’Italia, e proprio di questa unificazione il De Amicis vuole mettere in rilievo l’importanza, creando una classe mista, di bambini dalle diverse regioni Italiane, siamo a Torino, e già è in atto la grande emigrazione verso il Nord per trovare lavoro, per cui è facile formare una classe che non solo è varia per i luoghi di origine, ma anche per i ceti, dall’operaio al borghese, dal ferroviere all’alcolizzato, insomma figli di ogni genere e di ogni ceto.
In questo svariato contesto ognuno si muove nella sua caratteristica sociale senza intralciare l’altrui, è anche vero che esisteva, al tempo, la brutta concezione che ognuno era come era e tale serviva e doveva rimanere così, il banchiere serviva come tale e tale doveva rimanere come del resto l’operaio, insomma il borghese si comporti da borghese e l’operaio da operaio.
La narrazione avviene tramite uno scolaro, Enrico Bottini, che stila questa specie di diario, suddiviso in mesi (i capitoli) , ma i fatti non riguardano esclusivamente lui, lo scolaro si limita soltanto a registrare le avventure e i momenti brutti dei suoi amici di classe. Ed ecco allora nascere i Garrone, un ragazzino robusto, emblema di bontà e di buon esempio, ecco Ernesto Derossi figlio di benestanti e primo della classe a confronto del Franti, figlio del sottoproletariato, violento e dispettoso. Il Perboni Giulio è il caro maestro, onesto, gentile, accorato, che dedica tutto se stesso per l’insegnamento al punto di non farsi nemmeno una famiglia, per lui la scuola e l’insegnamento sono una vera e grande missione ( e forse non sarebbe mica sbagliato se ancora oggi avessimo almeno una parte di questo pensare), in contrapposizione della maestrina tipica borghese dedita ai suoi studenti e famosa per la penna rossa che orna il suo cappello, la maestrina dalla Penna Rossa.
La scuola è il luogo eletto d’istruzione e di scambio culturale, (che belle parole, ) e in essa vengono a convivere fatti, situazioni, esempi utili al momento ma istruttivi per il futuro della società “fuori”.
Non manca certo l’esagerato ideale patriottico, ma anche quello oggi in maniera giusta e intelligente sarebbe un buon deterrente per tante importazioni straniere, spesso insulse, e non solo di merci ma soprattutto di idee e di lingua. Amare la propria Patria e apprezzarla forse risolverebbe tante diaspore interne e anche quelle nuove che ci arrivano da lontano.
Ma sono i racconti mensili, quelli che il maestro legge agli alunni, che parlano di avventure e spesso di disgrazie e di atti d’eroismo di vari ragazzi, che il libro prende la sua valenza d’insegnamento, ma anche e soprattutto sentimentale e commovente, tale da portarlo nel ricordo affettuosamente.
E’ un libro che a prima vista potrebbe essere definito molto fuori moda, mentre io ritengo che sarebbe un buon insegnamento rileggerlo, magari formare un nucleo di alunni e di genitori e esporlo a tutti capitolo per capitolo…..Ma intanto a chi non lo avesse letto ( e mi riferisco soprattutto ai giovani), non snobbatelo a priori e per sentito dire, leggetelo e poi magari criticatelo.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web – Una copertina del libro

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