LA LEGGENDA DEL VOLTO SANTO DI LUCCA

Domani 14 Settembre, nella mia città di Lucca, si commemora l’esaltazione della Santa Croce, una festa che ha tradizioni religiose e folkroristiche e che oggi, la sua vigilia, viene ricordata la sua leggenda mista a storia con la caratteristica e spettacolare processione che parte dalla Basilica di San Frediano , passando per le vie della cittadina fino ad arrivare al Duomo di San Martino, in uno spettacolare scenario dove le luci di tutta la città si spengono per essere illuminati da milioni di lumini di cera posti in bicchierini di vetro appesi a contornare tutte le finestre, i portoni, i campanili e le chiese dell’intera città. Uno spettacolo unico e magico, che ha tradizioni secolari e che accoglie tutte le diocesi della provincia e delle provincie limitrofi e anche oltre, e dove sfilano insieme rappresentanze laiche e istituzionali di ogni provincia toscana e folkroristiche figure medievali della città di Lucca. Oggi vi voglio comunque narrare la leggenda che è alla base di tutto ciò.
Nella prima metà dell’anno 700, una grande nave si fermò davanti al porto di Luni, la gente del luogo non era propensa a incursioni straniere e armata delle loro barche incorse verso questo grande vascello per farlo desistere dall’approdare. Ma più loro si avvicinavano e più questa nave si allontanava, più ne ritornavano e più si avvicinava, ma dalle scialuppe si sparsero le voci che la nave sembrava non avesse nessuno a bordo e mossi dalla curiosità permisero alla nave di arrivare al loro porto. La sorpresa fu che effettivamente la nave era deserta ma sopra scoprirono una bellissima croce lignea con scolpito un Cristo che aveva appresso legato un’ampolla piena di sangue.

A fare questa scoperta era giunto il vescovo di Lucca, Giovanni I, che alcune notti prima gli era apparso in sogno un angelo che lo incitava ad andare a Luni perchè li vi avrebbe trovato il vero volto del Signore.
In una pergamena appesa alla Croce vi era scritto che l’opera era stata scolpita da Nicodemo, discepolo di Gesù, colui che con Giuseppe depose nel sepolcro il corpo del Cristo, ma che nonostante fosse uno dei pochi che potesse ben rappresentare il volto di Gesù, quando si mise all’opera di questa scultura lignea non riusciva però a fare il volto e dalla stanchezza si addormentò.
Al suo risveglio due angeli avevano scolpito il volto di Cristo! Durante il periodo delle persecuzioni l’opera venne sempre tenuta nascosta fino a quando il vescovo Gualfredo la ritrovò dentro una grotta, allora la ricoprì di bitume, la mise su quella nave e l’affidò al destno per salvarlo dalla distruzione.
Il Vescovo Giovanni decise di portare il Volto Santo a Lucca, ma naturalmente il popolo di Luni si risentì calorosamente, allora per porre fine a queste controversie, il Vescovo mise la scultura su un carro trainato da due buoi e poi disse che sarebbe stato il fato a decidere, dove si sarebbero diretti i buoi li avrebbe trovato dimora il Volto Santo. Infatti i buoi, indisturbati, intrapresero lentamente la strada ma appena arrivati a un bivio secondo il quale andando a sinistra si entrava nella cittadina di Luni mentre proseguendo a destra la direzione era verso Lucca, si fermarono un attimo poi quasi trascinati da una forza divina si incamminarono sicuri verso destra, ovvero verso la città del Vescovo Giovanni.
Per far contenti i Lunensi, il Vescovo affidò loro l’ampolla con il sangue e recò poi il volto Santo nella Basilica di San Frediano, ponendolo nella cappella di Sant’Agostino. Ma la mattina dopo il crocifisso non c’era più e fu ritrovato fuori le mura della città in mezzo a un prato. Senza darsene motivo di ciò, l’opera fu riportata nella Basilica, ma l’indomani ancora di nuovo la stessa sorte.
Allora il Vescovo Giovanni capì che era volontà del Signore che quel crocifisso volesse stare in quel determinato luogo e così ordinò che vi fosse eretta una cappella.
Poi su questa in futuro fu costruito l’odierno Duomo, dove ancora il Volto Santo viene venerato.
La processione fu indetta proprio per ricordare questo trasporto, dalla chiesa di San Frediano al Duomo di San Martino.
Nella chiesa di San Frediano, proprio nella cappella di Sant’Agostino, dove fu posto per la prima volta il Crofisso, c’è un bellissimo affresco di Amico Aspertini che rappresenta proprio l’arrivo del Volto Santo su i due buoi.
Sul Volto Santo esistono poi una serie di altre leggende a lui legate, ma ve ne voglio narrare una che è legata proprio a una caratteristica della scultura, e che tutt’oggi è ben riscontrabile e lascia un certo che di titubanza.
Un povero giullare che si era recato a Lucca proprio per venerare il Volto Santo, non avendo nulla da offrirgli, gli suonò una melodia con i suoi sonagli. Il Cristo commosso da tanta generosità e dal buon cuore donò al pellegrino uno dei suoi preziosi calzari, ma appena il menestrello se lo trovò tra le mani, venne accusato di furto e chiaramente le sue scuse non furono certo credute e venne così imprigionato. Quando tentarono di rimettere il calzare al Crocifisso, non ci fu verso, non gli entrava più, allora capirono che il giullare aveva detto la verità e fu subito liberato offrendogli anche una cospicua somma in denaro. Il calzare non rientrò più e ancora oggi, si nota un calice che lo sorregge per far si che stia nel piede.

Roberto Busembai (errebi)

Immagini web: Il Volto Santo e la cappella nel duomo di San Martino – Affresco raffigurante il trasporto del Volto Santo sul carro trainato da due buoi dell’artista Amico Aspertini nella cappella di Sant’Agostino in San Frediano. – “Arrivo del Volto Santo a Lucca – La processione davanti alle mura”, acquerello del pittore lucchese Vincenzo Barsotti (1876-1963, il quadro è ora nell’Archivio di Stato di Lucca, fig. Un supplemento di “La Nazione”)- Immagini della “luminara” nella città di Lucca-

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