Gianrico Carofiglio “La regola dell’equilbrio”, recensione di Cristina Saracano

 

La primavera è bizzarra, come l’umore dell’avvocato Guido Guerrieri.

Preferisce trascorrere molto tempo da sol, o, meglio, in compagnia del suo sacco da boxe che campeggia in casa sua, pronto all’uso ventiquatt’ore al giorno.

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La primavera va e viene: sole e pioggia accompagnano le sue giornate in cui medita molto su tutta la sua esistenza, fino a quando un ex compagno universitario, ora giudice con prospettive di ottima carriera, gli chiede di difenderlo dalla pesante accusa di corruzione.

Grazie all’aiuto di un’investigatrice tanto affascinante quanto enigmatica, Guido, si troverà di fronte a una realtà che non è quella che aveva pensato, che rischierà più volte di fargli perdere lucidità, e, grazie alle confidenze di un amico poliziotto, inizierà a meditare sul senso della sua professione.

Un romanzo che non è solo un giallo, è una vera propria interrogazione sulle nostre coscienze, sul significato formale e personale delle parole, sulle regole del gioco, del ruolo che occupano nelle nostre vite, su quanto sia importante il coinvolgimento sentimentale e umano in faccende puramente giudiziarie.

Questo libro è una conferma della bravura dell’autore, che narra in maniera scorrevole la giurisprudenza, farcendola di contenuti ironici, talvolta, addirittura comici, arricchiti da una nota di sensibilità che non guasta per niente.

Note biografiche

Gianrico Carofiglio (Bari, 1961) magistrato dal 1986, parlamentare nel 2008, dopo il rientro in servizio a fine mandato, ha dato le dimissioni e si è dedicato totalmente alla scrittura.

Ha pubblicato libri d narrativa, con il filone “thriller legale italiano”, che ha per protagonista l’avvocato Guido Guerrieri ( Testimone inconsapevole, Ad occhi chiusi, i primi usciti).

E’ stato finalista al premio Strega nel 2012, con Il silenzio dell’onda, ha ottenuto diversi riconoscimenti letterari italiani,è autore di saggi e  collabora con il fratello Francesco, scrittore e illustratore.

I suoi romanzi, tradotti in ventotto lingue, hanno venduto cinque milioni di copie.

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