La poetessa Letizia di Cagno su Alessandria today – Silloge e tre poesie

di Pier Carlo Lava

Alessandria today è lieta di presentare ai lettori del blog la biografia, le poesie e la silloge: Urla la fine che pianta germogli, della poetessa Letizia di Cagno.

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Note biografiche

Letizia di Cagno, nata a Bari nel 1998. Attualmente vive a San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona dove ha intrapreso gli studi di Filosofia.

Si interessa di musica, arte, cinema e religioni, particolarmente attratta dalle tradizioni iniziatiche e dalle correnti mistiche. Le piace provocare le persone e la considera una forma d’amore. Canta sottovoce, scrive sottovoce.

Tutta la sua produzione poetica è ad oggi inedita.

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Urla la fine che pianta germogli, di Letizia Di Cagno

Si può ancora parlare d’amore – così tanto bistrattato in poesia – senza essere solo amore ma biologica sostanza dell’amato? O meglio, si può essere ciò che si ama, non per amare, ma soltanto per essere? Si può dare risposta, prova tangibile (e quindi arte) d’amore, senza passare dalla gabbia stereotipata del sentimentale spicciolo, dunque senza sbranare ma essendo sbranati? Questo sembra voler provare Letizia di Cagno (Bari, 1998) con la sua opera prima dallo strug-gente titolo Urla la fine che pianta germogli: ossia decifrare l’amore (e ciò che si ama) attraverso la dispersione del proprio sentimento. Il risultato di tale esperienza, ovvero quello che in questo libro resta al lettore, sono forse soltanto i cocci di un vaso in divenire, e la poetessa, da brava vasaia, lo sa bene, dato che ama il suo stesso invaso, ma anche l’incavo dell’amato, la sua lontananza che è proprio, e a ragione, dentro di lei. Poiché amore, per tutti, è stare da soli in due; amore ovvero sedimento, di una radice che alimenta due alberi. Questa è l’inversione dell’amore, la propria ri-conoscenza: un esistere attraverso l’altro e per l’altro, che siamo noi. Condizione nobile ma anche distruttiva, perciò umanissima. E cos’è il poeta, se non il più umano degli amanti, se non il più innamorato dei perdenti? Letizia di Cagno assimila bene questa lezione, offrendoci una poesia intelligente e sana, giustamente emotiva ma misuratissima, proprio come l’amore vero.

(Antonio Bux)

Poesie:

Ancora per Laura
Un ultimo saluto.
Ho ritrovato tuoi chiari segni
nel profumo del prato, ma come
la falena, che sembra volare invece mai,
adesso sangue del tuo sangue
scrive il tuo nome a caratteri irreali
e finalmente con gioia
per non esisterti.
*
La fine
Quanto mi tocca da vicino
la scoperta del mondo!
Io sono un improvviso sciame
che strimpella, ai piedi della tua dinastia
felice. Sopravvivo a sorsi
alla carezza. È la tua;
perché decido l’amore
come la realtà che sente la marmotta
nel centro della sua silenziosa
buca. Affondo le dita in una cera
che non ustiona – a quest’ora
cantano i fiori, il tempo
si preannuncia come garante
della Bellezza.
Sento la fine
sgranocchiare il mio pranzo.

*
Dalla materia del sogno
Anche tu, cresci. Non scusi
questa mia magra pelle.
Come se per definizione intendessi
frantumare lo stelo di grano,
stecchito, sfrattato dalla materia
del sogno, dal cordone del mondo.