Ho una forte abitudine, dovuta al mio massimo “dono” della curiosità e della ricerca, di scoprire e visitare chiese, palazzi, strade e scorci di una città o di un paese con le mie stesse gambe e con la mia “bussola” interiore. Vi garantisco che in questa particolare ricerca, diciamo senza indirizzo e senza un minimo di conoscenza, mi ha sempre donato particolarità della città che altrimenti non avrei conosciuto, o forse le avrei conosciute, ma diversamente. 
Roma, la nostra capitale, il nostro bene più prezioso, la città di sempre, il fulcro dell’arte e della storia, mi ha sempre affascinato e quando ho avuto occasioni, anche minime, di visitarla ho cercato di entrare nelle sue strette vie, nelle sue piazze nascoste, nelle piccole fontane, nei piccoli e talvolta sconosciuti borghi, e naturalmente mi sono incontrato anche con le famose opere monumentali, le piazze famose, e ho visitato tutte le chiese che in questo camminare, incontravo. Tra queste una mattina sono entrato nella chiesa di Sant’Agostino, ignaro di quello che avrei potuto trovarvi, e dopo una parziale visita tra le cappelle, sono giunto a una buia, insignificante e oserei dire anche mal tenuta cappella, la prima, se seguiamo la nostra sinistra, vicina all’entrata. Ho scorto una tela sopra l’altare che mi ha impressionato, mi sono guardato in giro e ho scoperto che si poteva illuminare, inserendo poche euro in un ricevitore automatico. Cosa sono due euro per una magnificenza!
Era un Caravaggio, e precisamente la Madonna dei Pellegrini. Io sono un ignorante in materia d’arte, non per giustificarmi, ma solo per dire che le mie poche nozioni sono scolastiche e tante dovute alla mia ricerca personale, ma sono anche un “geloso” delle nostre opere d’arte e pure vanitoso, ma non riesco a comprendere come tale opera debba rimanere in disparte e in assoluto abbandono e noncuranza. I grandi critici e studiosi d’arte sono sicuro che sanno dove trovare queste opere, conoscono perfettamente ogni indirizzo ma …gli ignoranti come me, se non le trovano da sole, difficilmente ne avranno conoscenza, e come me anche tanti e tanti turisti.
La Madonna dei Pellegrini o Madonna di Loreto, venne realizzata su volontà del marchese Ermete Cavalletti, che avendo ottenuto la giurisdizione della Cappella della Pietà, e poi divenuta cappella di famiglia, aveva richiesto che vi fosse rappresentata una famosissima leggenda cristiana, ovvero il trasporto della Santa Casa di Loreto. Infatti al tempo la devozione a Loreto era fortissima e molto conosciuta, perciò la richiesta rientrava nelle linee dei tempi. Ma il marchese non poté realizzare il suo sogno perchè morì, ma la moglie per sua devozione volle che il suo desiderio fosse avverato e s’interesso di incaricare all’opera il miglior artista conosciuto di Roma, e la scelta avvenne infatti su uno dei più grandi, Michelangelo Merisi detto Caravaggio.
Naturalmente il Maestro dette la sua spettacolare rappresentazione, uscendo da tutti i canoni rappresentativi del tempo, una Madonna che scendeva dai troni e dalle nuvole e senza la miriade di angeli che la attorniavano, una Madonna del popolo, una qualunque che si affacciava alla porta di una fatiscente casa, con un bambino già grandicello, sulle braccia e al cui cospetto si inginocchiavano con fertile devozione e rispettabilità, pellegrini poveri e stanchi, sporchi e sudati.
Naturalmente alla visione di tale rappresentazione non mancarono gli “schiamazzi”, rimproveri che tanti vollero far credere fossero attribuiti dall’aver messo in primo piano “quei piedi sporchi e gonfi” dei pellegrini, ma il vero scalpore era di avere rappresentato la Santa Casa, a mal pena visibile e riscontrabile e soprattutto la “posa” della Madonna, che ricordava una posa familiare di donne di malcostume che al tempo erano il “sollazzo” di molti famosi nobili e pure di tanti cardinali.
I piedi scalzi, sporchi e rigonfi, denotavano invece la conoscenza del Maestro di un’antica prassi che era in voga a Loreto, ovvero che tutti i pellegrini, una volta arrivati davanti alla Santa Casa, dovevano compiere ben tre giri intorno ad essa a piedi scalzi, perciò la sua rappresentazione era una delle più nobili che ci potesse essere.
Per quanto riguarda la Madonna, il Maestro ha voluto incisivamente dare un messaggio pauperistico alla Chiesa di allora, che viveva dei suoi sfarzi e dei suoi innumerevoli peccati terreni, una Madonna non dei fasti e delle bellezze esteriori, ma una di tutti, del popolo, una Madonna comune in una terra fatta di “comuni” persone. E’ anche vero che la donna rappresentata fosse una famosa meretrice, la 23enne Lena (amante e modella del Caravaggio) e che la soglia di quella casa malmessa sia l’ingresso dell’abitazione del Caravaggio stesso. Il bambino che porta faticosamente in braccio è il suo vero figlio, Paolo, di due anni e mezzo, il cui padre era un vagabondo condannato al remo. Per questa opera il Caravaggio dovette fuggire da Roma, perchè l’emerito notaio Pasqualoni, convivente della Lena, appena vide la tela, le sembianze della Madonna essendo troppo riconoscibili, lo avrebbero screditato e allora sfregiò la tela. Il giorno dopo il Caravaggio lo aggredì al Corso, e naturalmente venne denunciato. 
I pellegrini che si prostrano in devozione e preghiera altri non sono che il popolo di sempre, la gente comune, il mondo reale.
Da queste considerazioni ecco perchè la Madonna viene riconosciuta come la Madonna dei Pellegrini, perchè è a loro che si rivolge, a tutti quelli che si inginocchiano, per la grande fede, davanti a Lei al termine del loro “viaggio”, ed è proprio per queste considerazioni che l’opera non venne mai tolta dalla Chiesa, in quanto era pervasa proprio da questo profondo sentimento religioso.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Michelangelo Merisi (Caravaggio) – Madonna dei Pellegrini