La gioventù è il periodo più bello della vita….o così dicono, certo è che in quel primo periodo di vita tutto è una conquista e tutto sembra conquistabile, ma è anche vero che tutto diventa irraggiungibile, incomprensibile e quasi opprimente. La giovinezza è il veloce sbocciare della vita, un attimo, un passaggio del quale ci arriviamo incoscIenti e ignoranti del mondo e di quel mondo invece dobbiamo reagire con maturità e conoscenza, la giovinezza è la vigoria del corpo e della mente, ma un’intera confusione psichica e sociale, un misto di bene e male, al quale ognuno reagisce come può o come natura gli ha concesso di agire. Il fiore della gioventù dura come un giorno, quello prima eravamo spensierati bambini, quello dopo un cumulo di esperienze da maturare. E spesso in questa battaglia tra l’essere e il futuro sarò non sempre si riesce a conciliare e nascono le incomprensioni interiori e pure esteriori, i conflitti, e spesso si pensa di poter morire per la paura di combattere un domani che non conosciamo.
Harold e Maude, il film che oggi mi è venuto alla mente, parlava proprio di un conflitto interiore di un giovane aristocratico, che nonostante l’agiatezza delle cose non accettava la sua identità, doveva lottare per farsi notare e comprendere da una “leggera” e insignificante madre al punto di annoverare nel suo breve percorso di vita, un’intensità di tentativi di suicidio, che non sono valsi altro che a essere controllato da uno psicologo. La sua mania, il necrologio, la visita dei cimiteri e tutto quanto legato a questo perido nefasto della vita.
Ma sarà proprio questa sua “strana” passione che gli farà incontrare la donna che lo indirizzerà al valore della vita stessa in contrapposizione alla morte, una donna prossima agli ottanta anni, ma di una vitalità e di una conoscenza di saper vivere fuori da tutti gli schemi. Sarà lei con le sue stranezze, con le sue parole e con i suoi insegnamenti “geniali” a fargli capire che la vita è una sola e come tale va consumata in tutto e per tutto, senza crearsi nessun tabù e nessuna remora.
E nascerà pure l’amore tra i due, un amore fatto di complicità, di scambio di idee e di gusti, ricerca pure dei corpi, una storia d’amore ma una storia di vita interiore, la signora anziana che insegna al ragazzo ad essere “giovani sempre” e quando il progetto di Harold di sposarla, andando contro ogni convenzione e contro ogni ostacolo, Maude nel giorno del suo compleanno, allo scoccare degli anni 80, morirà. Harold inscenerà un ennesimo tentativo di suicidio, facendo correre la sua auto in un burrone, mentre lui si allontana dal precipizio ballando e suonando il banjo, un regalo di Maude.
La morte è proprio ciò che da significato alla nostra vita.
Un bellissimo film di Hal Ashby del 1971, che non è la solita commedia romantica, ma un film che va oltre le righe e che nella sua talvolta comicità offre una leggerezza d’animo e di sentimento che fanno soltanto pensare e amare davvero la vita per quella che è e quella che possiamo inventare.
Una favola senza età e come dice a un certo punto Maude:
“Vizi, virtù… non bisogna essere troppo moralisti se no si deve rinunciare a troppe cose nella vita. Prima il piacere poi la moralità. Devi applicare questo principio alla vita… solo così riesci a viverla nella sua pienezza”

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Locandina del film