“Sotto le lanterne rosse” di Maria Rosa Oneto

Nel giardino incantato dall’estate, brillavano: lanterne rosse, grappoli di stelle sui rami di pesco e “nuvole” di lucciole che a intermittenza bucavano la notte.
Clelia ascoltava la rapsodia del mare, come rapita da quella musicalità divina.
L’ansimare delle onde, il loro estenuato vagare, le ricordava l’amore, le ore di passione, la carnalità di due corpi, che unendosi completavano “l’urlo” del Creato.
Pensava e nel farlo avvertiva brividi di piacere sulle spalle nude. Quanto tempo era passato da quella prima volta. Attimi rubati ad una vita di noia. Monotona e banale oltre ogni dire. Le cene nella grande casa padronale, il via vai della servitù, gli invitati imbalsamati come pinguini al Polo Nord; le chiacchiere di circostanza e quella falsa bonomia nel mostrarsi composta, adeguata, altera anche quando suonava il pianoforte.
Lei, che desiderava soltanto di essere amata come qualunque altra donna al Mondo. Lei, che voleva soltanto essere spogliata, derisa, trattata da “puttana” e goderne di quella farsa, imbastita per renderla uguale alle altre. Quando ciò accadde, e fu nell’ estate di un lontano passato, dietro la casina degli attrezzi da giardino, si sentì fresca e liberata da un ruolo che le pesava e non la faceva sentire felice. Gli anni passarono tra gioie e dolori inauditi. Ancora aspettava che il “suo amore” ritornasse a baciarle il cuore, proprio lì sotto alle lanterne rosse, ai grappoli di stelle sui rami di pesco, al volo delle lucciole che cercando l’Infinito, bevevano l’Eternità nei suoi occhi smarriti.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Foto: Pixabay