Rimanga il Crocifisso, di Agostino Pietrasanta

Rimanga il Crocifisso Domenicale Agostino Pietrasanta

https://appuntialessandrini.wordpress.com/

Alessandria: Ritengo, in premessa che non sia né giusto, né opportuno togliere il Crocifisso dagli ambienti scolastici e dagli spazi pubblici in generale; mi pare anche che parecchie (non tutte) delle opinioni in contrario costituiscano in sintomo di cristallizzazione laicista del tutto fuori luogo. Tuttavia qualche considerazione sugli opposti estremismi ideologici potrebbe riuscire opportuna.

rimanga

Intanto le ragioni di coloro che fanno della presenza dei simboli religiosi un motivo di scarsa libertà e pluralismo di opinione non si rendono conto della valenza liberatoria dell’Evangelo di Gesù; basterebbe una superficiale lettura del testo biblico: il messaggio cristiano viene sempre proposto e mai imposto. Il criterio metodologico della libertà è fondamentale e costitutivo della scelta cristiana e della sequela del Cristo, al punto che Gesù stesso, ogni volta che constatava il dubbio dei suoi dodici, a fronte di passaggi particolarmente difficili della dottrina (indissolubilità del matrimonio, presenza reale nella Eucarestia…) ha sempre rivolto l’invito alla opzione del distacco libero e consapevole. A coloro poi che contrappongono la risibile ragione di un’immagine che potrebbe turbare i ragazzi, dovrei ricordare che certamente un crocifisso reale e in carne e ossa potrebbe fare problema, ma il Crocifisso della tradizione è entrato persino troppo (dico troppo perché l’abitudine non sempre fa il paio con la fede) nella mente e nel ricordo di una presenza tanto stilizzata, quanto innocua a chiunque non voglia usare paraocchi di laicismo ideologico.

Forse però la libertà più esigente del messaggio cristiano è la libertà dal potere, dalle idolatrie istituzionali, dalle leggi prive dell’amore e della solidarietà. Si dirà: però, nella storia la Chiesa e i popoli cristiani hanno spesso dimenticato il messaggio. Non nego, ma rispondo come Mazzolari: i popoli cristiani (non solo cattolici), quando dimenticano l’Evangelo, sono peggio degli altri; non facciamo la scelta di dimenticarlo noi.

Però, c’è un però. Un modo subdolo di dimenticare il messaggio sta nell’esporre simboli di fede per ragioni di parte e acquisire magari consenso anche elettorale. Non c’è ragione di parte per l’amore indifferenziato e universale di Gesù di Nazareth, al punto che, appena l’aristocrazia giudaica l’ha capito ha reagito con la crocifissione.

C’è, in ogni caso una ragione più sottile da individuare. Si richiama spesso il peso di una civiltà e di una cultura che i simboli religiosi rappresentano in una tradizione di assoluto rilievo. Nessuno potrebbe negare il valore di tale tradizione. Dirò di più: il vuoto di identità religiosa potrebbe creare significativi problemi allo stesso dialogo pluriconfessionale e interreligioso. Stiamo però attenti a confondere una cultura con un percorso di fede: meglio, stiamo attenti a ridurre il Cristianesimo ai suoi pur importanti esiti civili. Insomma non confondiamo il Messaggio con le strutture del piano temporale, anche se dal precitato Messaggio tutti gli istituti pubblici sono, bene spesso, influenzati.

Gli atei devoti e le loro ragioni non mi convincono.

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