Trinità da lungi chiusa dopo l’incendio, di Lorella Torti e Elvio Bombonato

Trinità da lungi chiusa dopo l’incendio, di Lorella TortiElvio Bombonato

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Castellazzo Bormida (AL): Non si è saputo più nulla del danneggiamento di uno dei massimi monumenti tardo romanici dell’alessandrino: la chiesa di Trinità da Lungi, alla periferia di Castellazzo B., la cui costruzione risale al XII secolo. L’incendio è avvenuto probabilmente mercoledì 13 marzo di notte. Scavalcato il cancello del muretto laterale, forzata la porta della sacrestia, due (?) persone sono entrate. Hanno acceso le candele sul tavolo della sacrestia.  Ma i vigili del fuoco hanno trovato anche un altro focolaio.  Si sono incendiati carta, legna, mobili, i paramenti della messa.

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Gli incendiari, colpevoli – non si sa se di dolo e vandalismo oppure di disattenzione –  sono scappati.  La sacrestia è bruciata tutta. La cucina nel retro no. L’interno della chiesa nella parte preabsidale e nella volta a botte ha avuto i muri anneriti :  “soffitto, capitelli e affreschi sono rimasti anneriti dalla fuliggine, e i danni sono ingenti purtroppo” – ha spiegato il Presidente della Pro Loco, Giovanni Prati. La chiesetta è proprietà privata di una famiglia ovadese,  sottoposta ai vincoli della Soprintendenza alle Belle Arti di Torino.

Erano stati fissati tre matrimoni che non potranno più essere celebrati lì;  la Pro Loco stava organizzando  una visita guidata  il 14 aprile.  La chiesetta è assicurata. L’assicurazione ha fatto la perizia e dovrebbe pagare il ripristino, ma si prevedono tempi lunghi.  Oltretutto il tetto della sacrestia, già in cattivo stato, risulta danneggiato.  Trinità da Lungi è un luogo importante per i castellazzesi.

Tutti gli anni a Pasquetta fanno la festa, con un’immensa tavolata. Un bel modo di sentirsi, come nei secoli passati, parte della comunità. Cucinano la custode e le altre donne che si occupano della pulizia della chiesa. Quando necessari, vengono fatti lavori nel giardino antistante. L’ultimo fu la costruzione del muretto di cinta, opera dei muratori del paese, i quali hanno ricevuto, quale compenso, un pranzo di salsicce e polenta. Più vino in abbondanza. I carabinieri indagano, invano: impossibile individuare gli incendiari. 

La chiesa è ora chiusa.  Si ignora sino a quando. Prendendo spunto dall’importante saggio di Giulio Ieni, ecco una breve descrizione della pieve. All’interno ci sono i capitelli dei pilastri in calcare, scolpiti a motivi astratti, vegetali e zoomorfi.  La facciata conserva le due lesene intermedie, con le bande a spinapesce, il portale presenta in alto due dadi in pietra, decorati da billettes. I dentelli costituiscono il Leitmotiv della chiesa.  La parte più bella è l’abside semicilindrica, in laterizio, slanciata in alto da tre lesene, con eleganti capitelli a fogliame stilizzato. Sono tre le monofore strombate, entro ghiere multiple  a spigoli vivi.

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