ERICA JOUNG – PAURA DI VOLARE

E’ audace, o forse pretenzioso, ma parlare di questo libro non è un’impresa facile, soprattutto da lettore maschile, perchè questo libro è stato scritto da una donna e assolutamente per le donne, per l’allora ambita e combattuta libertà, un’icona importante per una lotta femminista combattuta nelle più intrinsiche viscere della coscienza e del concetto umano dell’essere e pretendere di essere donna e considerata tale alla pari del concetto “maschio” sociale e privato.
La storia, semplice, ha una protagonista che non cede spazio al suo impostosi e combattuto bisogno di “uscire”, di liberarsi e di farsi comprendere in tutto e per tutto. Isadora Wing è una giovane scrittrice che segue lo psichiatra marito a una convention tra medici a Vienna, e qui lei avrà una delle più sfrenate cotte che cambieranno totalmente il suo modo di vivere, le sue scelte i suoi conflitti sentimentali e non, si innamora perdutamente di un giovane psichiatra.
Paura di volare, il titolo del romanzo, è proprio il primo concetto interiore che nasce nell’intimo di Isadora, paura del nuovo, paura di dover uscire da una gabbia perenne, paura di volare nello sconosciuto, ma ben cosciente che questi sarà la conoscenza della piena e assoluta libertà interiore e non, compreso e forse enfatizzato ulteriormente, il sesso. Che poi la libertà sessuale, altresì non è che il tramite che è servita per evindenziare altre libertà a milioni di donne, e l’autrice in questo si espone magistralmente, forse anche troppo volgare, la sua voglia di amore e la sua voglia di volare.
Ci sono talvolta descrizioni molto dettagliate, che al tempo fecero molto discutere, soprattutto da parte degli uomini (di concezione altamente maschilista) che rimasero sconvolti dalla brutalità di alcune descrizioni che non lasciavano nulla all’immaginazione e questo abbatteva completamente la concezione (quasi eterna) che soltanto un “uomo” si poteva “permettere” di parlare di queste cose in codesta misura.
Il viaggio (volare) alla ricerca di sé molto personale, è il fulcro totale di questo romanzo e della sua protagonista, fatto di molta autoanalisi, sfoghi, ma incisivo e determinante per una lettura del tempo, più di 40 anni fa, ma assolutamente valido ancora.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web : Copertina del libro

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