LE DUE ZUCCHE

In tempi autunnali, era solito e consuetudine che piovesse tanto, e spesso anche troppo, infatti un giorno un fiume, che sempre percorreva il suo corso in tranquillo e normale scorrere verso il mare, si riempì tanto d’acque che non riuscendo a contenerle nel suo letto, fu costretto a tracimare nelle campagne confinanti e invadendo coì cose, animali e persone. Le ultime seppero comunque mettersi in salvo, alcuni animali purtroppo non riuscirono nell’intento di rimanere in vita, ma la vegetazione e gli orti non ebbero risparmio e furono perciò allagati e dispersi.
In questo fare impetuoso, due zucche, belle tonde e dal colore arancio acceso, furono addirittura strappate dal loro appiglio e trascinate con forza dalla corrente, ma fortunatamente esse galleggiavano, e anzi una davvero si sosteneva a galla con molta e naturale meraviglia, mentre l’altra appena appena emergeva dal flutto. 
La prima, quella che sapeva ben galleggiare e navigare, incitava e derideva l’altra:
Ma che fai, hai paura? Guarda come nuoto bene e come so fare a stare a galla, mi diverto pure con l’onda, dai che fai, rimani indietro?
Un ranocchio, che quando ci sono queste fiumare non mancano mai sulla scena, sentì quella zucca e non potette starsene zitto e ebbe giustamente a replicare:
Non ti credere tanto superba, amica mia, lo sai il motivo per cui riesci a stare meglio a galla al pari della tua simile? Perchè sei vuota dentro!

Quanta gente galleggia per lo stesso motivo!

IL VENTO INVIDIOSO

In un ammirevole giardino, troneggiava una rosa per il suo splendido e particolare colore ma soprattutto per l’incantevole profumo che emanava a tal punto che un sottile alito di vento giocava, nel carezzarla, per poter espandere e godere di quella bontà. Improvvisamente su quel bellissimo fiore si posò un’ape e iniziò il suo fare naturale di asportarne il nettare, ma il vento invidioso, pensando che quell’insetto potesse portare via tutto quel profumo, si fece più brusco e iniziò a spirare con più violenza per scacciarlo, ma l’ape non se ne staccava, anzi, ben aggrappata ai petali continuava imperterrita il suo lavoro. Allora il vento soffiò tanto, ma tanto più impetuoso, che mise si in fuga l’ape che svolazzò subito in altro giardino, ma l’impeto era stato tanto mai forte che spezzò anche lo stelo della rosa che a terra, dopo poco, iniziò ad avvizzire.
Così, come accade assai spesso, l’invidia operò a proprio danno!

Mio riadattamento di due favole del “CLASIO”, ovvero del poeta Luigi Fiacchi di Scarperia (FI) 

Roberto Busembai (errebi)

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