Il suono della parola

Claudia affiorò nel mio sproloquio, come un animale morto in una palude. Raccontai a Patrizia il dolore che avevo provato nel rivederla e l’angoscia trattenuta nel centro del petto. Le dissi che mi compativo e detestavo quel non voler fare a meno di un sogno, di un volto troppo vivo per poter diventare un ricordo. E che l’amore rimpianto poteva essere così penoso, uno squarcio nel cuore che innaffiavo di ricordi per paura che potesse chiudersi e riportarmi a una dimensione di vita che in realtà non lo era, perché in quella vita mancava la presenza di Claudia. Patrizia mi ascoltò in silenzio. Lo sguardo attento, la vidi al mio fianco, minuta e arresa. Evitò ogni giudizio, non per disinteresse o debolezza. Al contrario, Patrizia era una porta aperta, una scatola in grado di contenermi e proteggermi. Cominciai a sentirmi bene e sciolsi le ultime difese. Mi prese per mano…

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