IL NOSTRO MALESSERE E LA SUA PROIEZIONE, di Gregorio Asero

IL NOSTRO MALESSERE E LA SUA PROIEZIONE, di Gregorio Asero

Gregorio Asero

Quando apprendiamo della morte improvvisa di un parente o di un nostro conoscente, che abitava molto lontano da noi, sul momento, non si vive tanto il dolore della sua perdita, quanto la sorpresa e l’incredulità. Io dico che si comincia a soffrire per la persona che muore, quando i ricordi la rendono viva in noi. I nostri pensieri, per paura dell’ignoto si orientano verso il superamento della morte fisica, per cui, fin quando esiste nella nostra mente la sua immagine di persona viva e attiva, non sarà mai morta definitivamente. Solo dopo, alla fine dei nostri pensieri di quella persona in vita, si accetta l’idea della morte fisica.

Allora capita che anche noi ci immaginiamo come sarà la nostra morte, quando sarà, e quindi ci sconvolgiamo. Capita di vederci con i capelli bianchi e la pelle cadente, ci vediamo con un fisico non nostro. La persona che eravamo, d’improvviso sparisce, ci vediamo un’altra creatura. Purtroppo, la sostituzione del nostro corpo attuale, con quello immaginario riesce a completare quell’io mancante e ci indica il profondo cambiamento che avverrà in noi: la morte totale e definitiva, quello che fummo e quello che mai più saremo.

Mi domando: quanti sono in grado di vedersi proiettati in un futuro di persona cadente, con i capelli bianchi e le ossa anchilosate? Ci domandiamo, riflettendoci davanti all’immaginario specchio, e quindi vedendoci vecchi, se essendo diventati un’altra persona, non ci affligga di più il fatto di essere, in un dato tempo, di volta in volta, un individuo nuovo che non conosciamo nemmeno. Ci chiediamo se veramente siamo stati noi o se sono stati i nostri sogni a vivere la nostra vita. Io dico che può anche capitare che si diventi persone che non si rammaricano più del loro stato, perché siamo in grado di eclissarci nel nostro egoismo, nelle nostre contraddizioni. Perché siamo una volta giovani, belli, sensibili, delicati, per poi diventare cadenti, villani, disinteressati del mondo, acidi, egoisti …. cattivi. Non siamo da deplorare quando abbiamo momenti di astio e di odio, forse perché in quei momenti non siamo noi stessi, ma degli smemorati che si affliggono della nostra mancanza della memoria dei tempi felici. In quei momenti non siamo noi, ma la proiezione del nostro malessere.
Qualcosa deve essere andato storto, non posso crederci, forse non ci crederò ma il fatto è che ci stiamo trasformando in qualcosa di fantomatico, misterioso, mistico, soprannaturale. Forse è per questo che ci troviamo murati in questo angolo di mondo e ci siamo messi in trappola in modo da non poterne più uscire.
La morale del sesso, il senso del dovere, la morale civile, il fatto di dover essere dei “buoni” cittadini sono catene che giorno per giorno strozzano la nostra libertà, la nostra gioia di vivere. Perché “prima il dovere” ? Io ho una sola vita !!!
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da ” Pensieri sospesi”
gregorio asero
copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

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